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Fondazione Magnani Rocca

Le sculture raccontano il Novecento

L'atteso «incontro» tra le opere di Manzù e di Marino

Le sculture raccontano il Novecento

Papa Giovanni XXIII L'opera realizzata da Giacomo Manzù nel 1963.

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Per la prima volta la scultura sarà protagonista alla Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo. La Fondazione, che già ospita nella collezione permanente opere di grandi scultori italiani dell’Ottocento quali Antonio Canova e Lorenzo Bartolini, presenta ora la grande scultura del Novecento, rappresentata da Giacomo Manzù e Marino (Marino Marini) che negli anni Cinquanta e Sessanta, dopo i riconoscimenti nazionali, diventano espressione di una scultura figurativa classica ma in una chiave stilistica del tutto personale, capace di imporsi a livello internazionale.
A cura di Laura D’Angelo e Stefano Roffi, la mostra (main sponsor Fondazione Cariparma e Cariparma Crédit Agricole) aperta dal 13 settembre all’8 dicembre, intende approfondire una vicenda che, seppur poco indagata in un confronto diretto, è volta ad individuare gli elementi che favorirono il grande successo di Manzù e di Marino e, nel contempo, a riportare l’attenzione sui rapporti del collezionista con gli artisti, nel caso specifico con Giacomo Manzù.
La mostra non rappresenta il primo «incontro» dei due scultori nella villa di Mamiano. Nel 1993 l’esposizione della Collezione Barilla di Arte Moderna, con opere da Böcklin a Fontana, in occasione degli 80 anni di Pietro Barilla, offrì infatti al pubblico e alla critica l’opportunità di vedere insieme i cardinali di Manzù e i cavalieri di Marino che l’imprenditore-mecenate parmigiano aveva raccolto in tanti anni di passione per l’arte. La villa ospitava già opere importanti di Manzù, testimonianza, insieme al cospicuo epistolario conservato negli archivi della Fondazione, della lunga amicizia, corroborata anche dalla comune passione per la musica classica, che Luigi Magnani, intrattenne con l’artista dal 1942 alla propria morte. Così, in una attenta rilettura delle «carte», emergono «segreti» e tornano in essere tematiche dimenticate come quel tema tutto «parmigiano», del mancato monumento a Giuseppe Verdi mai realizzato ma ideato dallo scultore, con il supporto di Luigi Magnani che vedeva di buon auspicio un’opera pubblica dedicata al Maestro. Era la primavera del 1950 e sindaco di Parma era Giuseppe Botteri.
«Caro Magnani - scriveva l’artista -, per il progetto del monumento a Verdi, potrà vedere prestissimo il bozzetto assieme a varianti in disegno. Mi son dedicato subito seguendo l’idea c’ebbi il giorno stesso sul posto e forse per questo, non ho si tardato tanto come è il mio solito…». Nell’ottobre dello stesso anno i bozzetti erano pronti ma mai vi fu l’incontro con il sindaco.
«Innanzi tutto la ringrazio ancora - scriveva nuovamente Manzù all’amico e collezionista - dell’amichevole ospitalità alla Gaida e soprattutto al suo pensiero perché mi dedicassi allo studio per il monumento a Verdi. Ed ora che questa possibilità ci è stata tolta ci si deve rammaricare perché almeno a questa volta il caro Verdi avrebbe avuto un ricordo nobile». La lettera porta la data del 6 gennaio 1951. Al momento i bozzetti non sono stati ritrovati e, dunque, non se ne conoscono le caratteristiche.
La mostra alla Magnani Rocca proporrà un’ampia selezione di sculture, dipinti e lavori grafici realizzati dai due artisti negli anni compresi tra il 1950 e il 1970, volta a documentare la loro fiduciosa apertura verso le molteplici lingue della modernità e la capacità dimostrata da entrambi nell’incontrare il gusto di un colto e sofisticato mercato internazionale. Apriranno il percorso due opere emblematiche, il Grande ritratto di signora di Manzù e il Cavaliere di Marino, la prima del 1946, la seconda del 1945. Introdurranno gli aspetti più importanti delle ricerche compiute dai due artisti, dal riferimento a Medardo Rosso per Manzù, alla questione della serialità posta dalle sculture di Marino. Accanto i temi maggiormente praticati da entrambi nei decenni presi in esame.
Oltre al tema della danza che li accomuna, oltre ai celebri cardinali di Manzù e ai giocolieri di Marino, una speciale attenzione verrà dedicata ai ritratti; non soltanto per sottolineare l’interesse che entrambi nutrirono nei confronti di questo genere artistico, ma anche per fornire una chiave di lettura della loro personalità attraverso i nomi degli artisti, dei galleristi, dei collezionisti che ne sostennero e accompagnarono il percorso artistico.

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