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A Mangia come scrivi la top 10 dei film horror secondo Arona e Rosati

Mangia come scrivi: gli ospiti della serata La paura fa 90 con il giornalista Gianluigi Negri (secondo da destra)
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Si è giocato con i numeri e con le emozioni venerdì sera a Fontevivo. La rassegna “Mangia come scrivi” ha festeggiato il suo novantesimo: dall’esordio a Montechiarugolo, 90 cene con – ogni volta – tre scrittori che leggono brani di libri per tre minuti fra una portata e l’altra. E con un artista fra gli ospiti.
“La paura fa 90” era il titolo della serata di venerdì… e al tavolo centrale sedevano scrittori del genere horror/thriller: Danilo Arona ed Edoardo Rosati. Il loro romanzo “La croce sulle labbra” è incentrato sul contagio di un misterioso morbo a Milano, con tutte le paure e l’irrazionalità che questa situazione può sprigionare. Anziché invitare un pittore o uno scultore, poi, il giornalista Gianluigi Negri al tavolo con gli scrittori (assenti per cause di forza maggiore Eraldo Baldini e Barbara Baraldi) ha messo il mentalista Francesco Busani. Lui si definisce un “illusionista mentale”: non un prestigiatore ma – consentiteci di giocare con le parole – un mago della psicologia, capace di far rivivere “in diretta” alla “cavia” di turno un ricordo lontano o di far comparire piccoli oggetti in maniera inaspettata.
Fra una portata e l’altra, ecco lo scampanellio di Gianluigi Negri a introdurre qualche minuto dedicato alla letteratura e ai numeri di illusionismo mentale di Busani. Arona ha spiegato che “la paura può avere diverse origini. Mia zia tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 aveva una passione sfrenata per gli horror film, che in quel momento andavano alla grande. Doveva andare a vederli di nascosto dal marito, molto geloso. La scusa era il nipotino”, cioè Danilo Arona, classe 1950. Così, tra ricordi e ironia, lo scrittore spiega che nel 1961 “la zia mi portò a vedere Psycho: avevo 11 anni. Era vietato ai minori di 16 anni ma la zia diceva che tanto il nipotino dorme…”. Edoardo Rosati, giornalista medico, sottolinea di aver apprezzato la “Guida al fantacinema” scritta da Arona in gioventù. Secondo il coautore di “La croce sulle labbra”, “il giornalismo è la prima delle malattie infettive” perché per un periodo si concentra su un problema, ad esempio il contagio di Ebola, ma poi spegne i riflettori, come se quel tema fosse esaurito. Non solo: “Il mondo aroniano è fatto di religioni oscure, occulto… Nel momento in cui anche il fanatismo religioso ha connotati da malattia infettiva, abbiamo lavorato su questi binari”. Da qui un romanzo che parla di un contagio, con una constatazione riferita da Danilo Arona: “Tutti i contagi del mondo hanno degli untori”, dagli ebrei che nel Trecento erano accusati di contaminare i pozzi alla peste, dall’aviaria a ebola. Il romanzo parla di una malattia proveniente dai Caraibi e di una serie di persone “che riescono a diffondere la paura del morbo prima ancora che il morbo arrivi” davvero. 
In un altro intermezzo letterario della serata, i due autori si sono cimentati con una sorta di “playlist” del cinema dell’orrore. Per Edoardo Rosati il miglior film di questo genere resta L’esorcista: “E’ di una modernità strepitosa e di grande incisività. Anche per le musiche”. Nella sua lista, Rosati aggiunge La covata malefica di David Cronenberg: “Il primo Cronenberg era corporale..”. Poi Il pianeta proibito del 1956, che parla dei mostri dell’inconscio, The Ring nella versione giapponese di Nakata, Halloween - La notte delle streghe di John Carpenter del 1978”.
Arona, chiamato per secondo, ammette che la sua lista sarebbe simile… ma tira fuori diversi altri titoli. Al primo posto della sua lista c’è Gli uccelli di Alfred Hitchcock: un film del 1963 “che funziona ancora oggi” e al quale l’autore ha dedicato un intero saggio. Poi L’esorcista (“Nessun film prima era stato così spaventoso”), La cosa (“border line fra horror e fantascienza), Il seme della follia di Carpenter, “dove il mostro è l’editoria”. Infine Arona promuove tutti i film di David Cronenberg, in particolare Maps to the Stars, sui “fantasmi” di Hollywood.
Danilo Arona ha ricordato anche Eraldo Baldini, assente suo malgrado: “E’ uno dei miei maestri. Ho letto il suo libro Urla dal grano e da allora quando è stagione di granturco tengo le finestre chiuse…”.
Fra una portata e l’altra c’è stato tempo anche per tre numeri di Francesco Busani… tra illusionismo e psicologia. Come Arona, anche Busani ha rivelato, tra il serio e il faceto, un piccolo “shock” subìto da bambino: la nonna gli faceva guardare Pronto Raffaella, condotto dalla Carrà. Nel programma di punta della Rai anni ’80 c’era un gioco: i telespettatori telefonavano e con un solo tentativo dovevano indovinare quanti fagioli (o altri oggetti) si trovavano nel barattolo inquadrato dalle telecamere. Un gioco al limite dell’impossibile, ripetuto a Fontevivo con una “vittima” d’eccezione: l’attrice Alessandra Azimonti, che nel 2011 è stata fra gli ospiti della rassegna. La Azimonti ha indovinato il numero esatto dei fagioli contenuti nel vaso sigillato portato da Busani… In un altro numero, il mentalista ha fatto scegliere una persona del pubblico, chiedendo al pubblico di fare silenzio, in modo che la signora potesse concentrarsi. In mano, lei teneva una moneta da 50 centesimi. Busani ha indotto la signora a ricordare un evento del proprio passato e, quando ha riaperto gli occhi, nelle sue mani era comparsa una moneta da 200 lire… Il trucco c’è ma non si vede ed è bello lasciarsi stupire.
Il menù di questa serata fra gusto e mistero, fra ricordi e compleanni era ispirato alle ultime due stagioni della rassegna gastro-letteraria-pittorica, ora in scena al ristorante 12 Monaci di Fontevivo. L’antipasto era quello di Una risata NON ci seppellirà e il primo era già stato proposto nella serata Sono affari di famiglia - 80° Mangia come scrivi, con Gene Gnocchi e la sua famiglia al completo al tavolo degli ospiti. Il “secondo rock” era mutuato dall’evento Calici Pop-Rock 2013, il dolce – un tortino di cioccolato caldo abbinato al gelato – era ispirato alla serata Cuba, il Ducato e i coriandoli della memoria. Ogni piatto aveva un vino abbinato, dal Teroldego trentino al Cirò calabrese.
Ripensando ai 90 eventi che ha organizzato, Gianluigi Negri rivendica con un pizzico di orgoglio il risultato. I ricordi e gli aneddoti sono tanti, così come gli ospiti che si sono avvicendati al tavolo centrale. I “Mangia come scrivi” preferiti di Negri? M come mistero (2013), Scrittori in divisa del 2008, Scrittori in corsia (medici autori di libri, 2010), Cuba il Ducato e i coriandoli della memoria, una serata del 2013 con i giornalisti della Gazzetta di Parma Davide Barilli, Gabriele Balestrazzi, Luigi Alfieri (con l’artista Mario Robusti) e Claudio Rinaldi. A.V.

Foto - La paura fa 90

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