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Idrogeno e altre meraviglie

Alessandro Mangia, autore del saggio «Molecole d'acqua - divagazioni di un chimico»

Alessandro Mangia

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Facile come bere un bicchier d’acqua, si dice. L’elemento simbolo di semplicità e trasparenza, la sostanza che sta alla base della vita, il composto chimico che costituisce la nostra stessa essenza, è, in realtà, fascino allo stato liquido. Questo, per lo meno, è quello di cui ci si convince leggendo le pagine di «Molecole d’acqua – Divagazioni di un chimico», il libro edito da Mup per la collana «Percorsi» con cui Alessandro Mangia, professore di chimica analitica dell’Università di Parma (già preside della facoltà di Scienze, dal ‘99 al 2009, e prorettore e delegato alla ricerca dal 2009 al 2013), ha voluto mettersi alla prova nelle vesti di scrittore. La molecola non è in realtà che pretesto, funge da punto di partenza per dare una lettura chimica di numerosi fenomeni che osserviamo nella quotidianità. Quante domande ci siamo fatti di fronte a un lago ghiacciato, a un pomeriggio di nebbia o all’azzurro squarciato da un arcobaleno? Ecco che finalmente avremo le risposte. E perché, molto più prosaicamente, siamo abituati a cospargere di sale il vialetto d’ingresso, nelle giornate più fredde? Perché i soufflé tendono a sgonfiarsi e come mai mescoliamo il caffè? La chimica ce lo spiega, grazie anche a quelle formule apparentemente astruse che spaventeranno – ma solo in un primo momento - il lettore poco avvezzo alla scienza e che, nel ritrovarsi a sfogliare alcune pagine, non potrà non essere assalito dai ricordi dolci e amari del timido gesso sulla lavagna durante le interrogazioni. L’alternanza con cui l’autore distribuisce teoria e pratica, simboli e ricordi, scienza ed esperienza, sembra essere una mano tesa, pronta a condurci nella comprensione della natura. E il professore, per una volta, lascia perdere voti e domande, per illustrarci la meraviglia di spettacoli che ci vedono inconsapevoli spettatori, giorno dopo giorno.
Professor Mangia, perché per scrivere di chimica, nel tentativo di rendere l’argomento più facilmente comprensibile, ha deciso di approfondire il tema dell’acqua?
Nella mia carriera spesso l’acqua è stata il punto di partenza per i più disparati approfondimenti: è una sostanza speciale, la cui molecola si presta ad essere studiata a fondo. In passato mi sono occupato della qualità dell’acqua degli acquedotti e per arrotondare i fondi della ricerca è capitato anche che all’Università facessimo analisi delle acque minerali. Nel libro, in realtà, l’acqua non è che il punto di partenza per vere e proprie divagazioni sulla chimica.
Da molte di queste sue «divagazioni» si percepisce come un doppio punto di vista: da una parte il professore, dall’altra l’uomo innamorato della campagna. Della serie: oltre ai libri c’è di più…
Sì, certo. Io sono cresciuto in campagna e fin da ragazzino ho sempre cercato una spiegazione per i fenomeni che determinano la natura. Tantissime cose mi sono state insegnate dai contadini, fra campi e stalle. Diciamo che nel libro ho cercato di sposare queste due anime; anche a lezione ho sempre utilizzato quelle che potremmo definire “curiosità”, piccoli “flash” per stimolare la comprensione.
Curiosità che sembrano quasi voler «indorare la pillola» delle formule ai meno avvezzi alla scienza. Per che pubblico di lettori ha pensato questo libro?
Il libro non ha l’impostazione metodologica di un trattato di chimica, né si può definire puramente divulgativo. Volutamente non ho trascurato l’aspetto del linguaggio della chimica: volevo evidenziare come quello che a molti può apparire come un ostacolo possa in realtà rappresentare una chiave interpretativa del mondo che ci circonda. Come una lingua straniera con un alfabeto diverso dal nostro: è naturale che ci spaventi, ma basta impararne i segni per capirla. È chiaro che il lettore già addentro alla materia sarà avvantaggiato, ma spero che il volume possa rappresentare anche una sfida per i meno pratici: uno stimolo a capire.
Gli spunti di approfondimento offerti dall’acqua sono potenzialmente infiniti. Con che logica li ha selezionati? Attraverso la mia attività professionale, di ricerca. Mi sono concentrato su quelle questioni che avevo approfondito nel corso della mia carriera, su cui mi sentivo più competente, e tralasciato branche che magari avevano più appeal, come la biochimica o la chimica degli elementi, perché erano temi su cui avevo meno da dire.
Gli elementi sono quattro. Ha accarezzato l’idea di altri tre volumi?
Un pensiero, non lo nego, l’ho fatto. Mi affascina molto l’aria, elemento più facilmente riconducibile a una serie di fenomeni; la terra richiederebbe competenze che non possiedo; il fuoco, elemento di profondo fascino (un capitolo dedicato c’è anche in ''Molecole d’acqua'', ndr.), forse non reggerebbe da solo un intero libro».
Molecole d’acqua - Divagazioni di un chimico
di Alessandro Mangia - Mup, pag. 19, € 13,00

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