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Ilario, un grande fra i Santi

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 Nella prossima ricorrenza (mercoledì 13) di Sant'Ilario patrono della nostra città, la cui figura peraltro è forse più conosciuta a motivo delle sue “dolci scarpette”, ci pare interessante oltreché doveroso evidenziare la statura dell’uomo, del vescovo e del santo che papa Pio IX nel 1851 riconobbe “Dottore della Chiesa” per la santità della vita e per l’autorevolezza della dottrina.

Ci troviamo di fronte, infatti, non solo ad uno dei santi più popolari di Francia, ma ad un “gigante” dell’ortodossia cristiana, ad un uomo eccezionale la cui profondità teologica si è imposta, lui vivente, all’ammirazione e all’attenzione degli studiosi e ancor più, della stessa Chiesa, a quel tempo turbata e sconvolta non solo dal paganesimo ufficiale ma anche dalle eresie che cercavano di alterare l’integrità dei dogmi.
Autore di varie opere sia teologiche che esegetiche, Ilario fu strenuo difensore della Verità cattolica contro l’Arianesimo che combattè senza posa ovunque albergasse e che fu eresia fortemente sostenuta dall’imperatore Costanzo. Con la sua opera maggiore scritta in esilio, il “De Trinitate” in 12 libri, egli contribuì efficacemente allo sviluppo e alla strutturazione della teologia sulla Rivelazione dando un’elaborazione latina alla dottrina trinitario-cristologica.
Dunque, il santo che Parma ha come Patrono è un “Grande” fra i santi appartenendo ai “Padri della Chiesa”, a quel gruppo, cioè, di singolari scrittori e pensatori dell’antichità cristiana che, attraverso i primi concili ecumenici, hanno trasmesso la prima formulazione del “Credo”.
Nato a Poitiers forse nel 315 e convertito al cristianesimo da adulto, per la sua non comune cultura e per l’esemplarità della vita, viene designato a voce di popolo, intorno al 350, vescovo della sua città schierandosi deciso contro gli avversari eretici. Mandato in esilio in Asia Minore, studiò il pensiero teologico orientale e lottò con vigore per la difesa della fede incontrando l’imperatore Costanzo a Costantinopoli per cercare di ottenerne la conversione alla vera dottrina e rivolgendosi a lui senza alcun timore.
 Ritornato nella sua città nel 360, visitò la diocesi ove fece rifiorire la disciplina ecclesiastica e, da lì, indusse poi la Francia tutta a condannare l’eresia di Ario: per tal motivo uscì dai suoi confini, per andare là dove essa era più fortemente radicata e difesa. Fu così che Ilario “visitò” anche l’Italia rimanendovi sino a buona parte del 364 e dove in compagnia di Eusebio di Vercelli, altra figura di primo piano in quel periodo di lotta contro l’arianesimo, collaborò a riportare la fede in varie regioni.
 Fu verosimilmente in quegli anni che Ilario visitò anche Parma e vi predicò. Sebbene il Barbieri e il Negri siano rimasti in dubbio intorno all’anno preciso, riferiscono nella loro “Vita e opere di Sant'Ilario Patrono di Parma” (Battei Ed.) una tradizione ancor viva nella prima metà dell’Ottocento, confermata tra l’altro da ricerche minuziose di don Arnaldo Vignali, noto studioso della nostra diocesi, scomparso qualche anno fa. Non solo: l’esistenza a Sant'Ilario Baganza di una grossa lastra ora conservata in chiesa e recante la scritta “Pietra di Sant'Ilario”, oggetto da secoli di particolare devozione da parte degli infermi che in passato pellegrinavano a quella chiesa provenienti anche da province vicine, avvalora la tradizione suddetta, perché fu convinzione dei devoti che il Santo Dottore vi abbia camminato sopra (e non che sia ivi stata trasportata da lui, come sostiene qualche autore).
 Tuttavia, Sant'Ilario compare quale Patrono di Parma solo nella seconda metà del XIII secolo. Ireneo Affò, nella sua “Storia di Parma” precisa l’anno, ossia il 1266 quando la città divisa nelle fazioni dei Guelfi e Ghibellini, era dominata dai primi. In quell'anno operava a Parma la Società dei Crociati che, con l’appoggio di Carlo D’Angiò, impedì ad Oberto Pallavicino, di parte ghibellina, di impadronirsi della città. La stessa Società avrebbe, poi, eretto una chiesa dedicata al Santo fuori di porta Santa Croce, nel sobborgo denominato, appunto, di Sant'Ilario.
 Un’altra data, poi, viene a confermare l’indicazione dell’Affò, poiché nel 1269 furono coniate le prime monete recanti l’effigie del Santo con la qualifica di “Protector”. In ogni caso, la festa di Sant'Ilario fu sino al Sinodo Mozzanega del 1602 solo festa civica. 
VALENTINO SANI
 

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