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L'Urbe in pianura padana

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Il pranzo è servito. La gentildonna Tatakephlei ha offerto agli ospiti un banchetto con ciotole e piatti con la sua firma. Siamo a Spina alla fine del IV secolo a. C. (circa duemilatrecento anni or sono): l’eccezionale servizio da tavola di dodici pezzi è stato fortunatamente trovato in un’abitazione, crollata per un incendio, insieme ad altre olle, pentole e una ciotola di vernice nera con il graffito «Keltie», il Celta, a testimoniare in loco l’intreccio di più culture alle quali si aggiungerà quella romana.

Infatti, tra il III e il I secolo a.C. Roma repubblicana ha esteso il suo dominio sulla valle del Po e sull’Italia settentrionale con una conquista graduale conclusasi con la concessione agli abitanti della piena cittadinanza romana ai tempi di Giulio Cesare. Si è trattato di una proficua fusione di popolazioni che avevano tradizioni ricche e variegate (galliche, venete, etrusche) da cui è nata la Gallia Cisalpina «che nel I secolo a. C. e per tutta l’età augustea è stata una delle regioni più vitali del mondo mediterraneo».

Questa appassionante e complessa vicenda viene raccontata con grande ricchezza di immagini nella mostra in corso a Brescia al Museo di Santa Giulia (fino al prossimo 17 gennaio) intitolata «Brixia. Roma e le genti del Po. III – I secolo a.C. un incontro di culture» progettata da Luigi Malnati e Filli Rossi; Malnati con Valentina Manzelli ha curato il ricchissimo catalogo edito dalla Giunti con numerosi saggi di famosi studiosi e contributi specialistici fra cui quelli di Manuela Catarsi, Laura Forte e Anna Rita Marchi per Parma.

La rassegna, infatti, spazia per tutta l’Italia settentrionale (Lombardia, Triveneto, Emilia, Piemonte) ed è suddivisa in dodici sezioni. Le prime hanno un andamento cronologico presentando la situazione di vari centri emblematici prima della calata di Annibale; le conseguenze delle operazioni belliche in Val Padana e la sconfitta dei Celti; la creazione della Repubblica Cisalpina. Poi l’ottica cambia e vengono indagate le città coi loro simboli, gli impianti urbani, gli edifici civili e di culto, il gusto privato.

Infine lo sguardo si allunga sulla trasformazione del territorio, l’economia, gli dei locali e i letterati della Cisalpina tra cui Cassius Parmensis «cesaricida, diffamatore di Ottaviano e ricordato come poeta da Orazio in un’epistola a Tibullo». Il materiale esposto è estremamente variegato e proviene da tutti i musei dell’area interessata, compreso il Museo archeologico nazionale di Parma che ha prestato monete in bronzo di Paestum, Velia, Efeso scoperte nel guado del torrente Parma all’altezza della Ghiaia: probabilmente offerte alla divinità per il passaggio; l’elmo italo-etrusco in bronzo fuso (IV-III sec. A.C.) rinvenuto casualmente a Casa Selvatica di Berceto (riprodotto nella copertina del catalogo); un brano di pavimento in cementizio con tessere musive componenti un ornato geometrico, recuperato in borgo Tommasini; una lastra in pietra di Vicenza con l’iscrizione «Lucius Mummius»; un frammento di metopa con figura femminile proveniente dal Capitolium in piazza Garibaldi. Il percorso mira a sottolineare la forza comunicativa dei materiali iniziando dai ritratti: teste in marmo e bronzo. Il cosiddetto «Ritratto di Scipione» in bronzo degli inizi del I secolo d. C. ha le iridi in pietra grigia e le pupille in pietra nera che accentuano il realismo segnato dalle rughe sulla fronte. Il «Principe ellenistico» in marmo greco (II secolo a. C.) invece riflette un linguaggio idealizzato che inizia a mutare poco dopo, come si vede nel «Ritratto di Gaio Mario» dalle mascelle sporgenti e lo sguardo penetrante. La documentazione sulle popolazioni locali prima della romanizzazione ci è giunta attraverso le tombe. Da Bologna arriva una raffinata corona d’oro a foglioline di produzione etrusca mentre il diadema d’oro di Spina presenta rosette a sbalzo del repertorio celtico; alla produzione veneta si riferiscono laminette auree con figure femminili e guerrieri.

Copioso il materiale in ceramica ritrovato ad Andria, nel delta del Po, tra cui il kelbe (vaso ansato con ventre ovoidale) a figure rosse del Pittore di Asciano, l’elegante kantharos a vernice nera con anse annodate e la patera (bassissima scodella rituale) a vernice nera con figure in rilievo di produzione volterrana.

Esempi di persistenza della cultura locale arrivano da Sarsina con bronzetti votivi molto stilizzati. A Ravenna invece emergono i rapporti con la Grecia nelle monete e nelle ceramiche a figure rosse. Con l’espansione romana cambia il panorama insediativo di gran parte della Padania: nascono nuove colonie, viene tracciata la via Emilia lungo la quale sorge anche Parma (183 a. C.) col foro (piazza Garibaldi) e vari luoghi di culto.

Le espressioni artistiche si evolvono. Ecco la bella testa in marmo di una divinità femminile da Alba Pompeia; statue funerarie di matrone, di togati; pavimenti musivi; mosaici con tralci vegetali, maschere, pesci, frutta; corredi cinerari; iscrizioni; monete; bassorilievi; statuette in argento: un vastissimo campionario che mostra la vitalità e l’evoluzione della gente padana in quei secoli cruciali di assestamento.

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