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di Giuseppe Massari

Anche se non privo di rimembranze virili, è difficile, impossibile anzi, sottrarsi al dolce smuovere d’ali della nostalgia che, alla fine estenuata, accarezza e sfiora senza però percuoterlo il sontuoso scaffale che Fabio Fabbri («Nobiltà della politica - Grandi laici della Repubblica», edito da Libro Aperto, Ravenna 2009, pag. 184, euro 15,00, presentazione sabato alle 16,30 a Tizzano al Centro polifunzionale Paglia in via Aldo Moro con l'autore e con il sindaco Amilcare Bodria, Francesco Castria, Gianni Riccò e Mario Rinaldi), con generoso, trattenuto pudore consegna a quanti con lo stesso suo vigore continuano ostinatamente a coltivare l’arte di servire il bene comune, questa nostra democrazia repubblicana, nel caso. Spesso sovrapponendosi, meno divergendone, il cursus honorum di Fabbri è stato accompagnato da una lunga e d’alto rango teoria di amici e maestri i profili dei quali sono qui, con rara, elegante sobrietà, delineati: Ciampi, Pertini, Saragat, Valiani, Malagodi, Spadolini, Vassalli, Rossi, Compagna,  Molossi,  Pannunzio, Croce, Bobbio, Craxi. In senso strettamente politico sono personalità e personaggi che hanno esercitato la loro milizia di uomini pubblici non sempre all’interno delle stesse forme partito o degli stessi rigidi schemi organizzativi. Accomunati tutti piuttosto da quella temperie laica e razionale che ha pervaso di sé, tenendo per punti nodali tanto il New Deal quanto la General Theory, tanta parte dell’antifascismo socialista e liberale prima degli oscuri, per altri versi abbaglianti, anni dell’attesa e soprattutto i valori ormai indelebilmente infissi nella carta costituzionale. «Grandi laici»  dice Fabbri, quasi evocati non certo in contrapposizione al trascendente né corrivi con l’ottuso anticlericalismo di maniera, ma ansiosi di evitare al Paese la caduta nelle spirali vertiginose di una palingenesi totale e finale per invece dotarlo, appunto laicamente, di norme e strumenti per l’instaurazione, la crescita di una società dove equità e libertà non rappresentassero entità e connotazioni antitetiche e configgenti. Ne risulta, a volta esplicita a volta garbatamente sottesa, una pacata e tollerante presa di distanza dalle grandi, tendenzialmente chiese ideologiche comunista e democratica cristiana. È fin troppo ovvio che Fabbri, e non certo per meccanico pragmatismo, riconosce, - e come non possibile? - i contributi «laici», per altro decisivi, dei due grandi partiti popolari alla rinascita della democrazia italiana, alla vita della Repubblica. E' da questi fondamentali che salpa il battello nostalgico di Fabbri. Chi, come lui, si è nutrito, dopo Einaudi, Soleri e Ruffini, della «Rivoluzione» gobettiana e delle «lettere»  e dei «Quaderni» gramsciani: chi, come lui, ha avuto attivo e critico commercio intellettuale con i Mila, gli Antonicelli, i Venturi e i Galante Garrone dell’affascinante avventura Azionista. Chi, come lui, ha avuto è ha tutt'ora quale livre de chevet quel breviario civile che Croce stese nel 1931 per dare voce, corpo e anima alla religione della libertà, non può risentire delle intermittenze del cuore provocate dalla volgarità dei tempi e non dolersi, sia pure con misurata malinconica ragionevolezza, nel pensare a quello che avrebbe potuto essere e non è stato: non per dispetto degli dèi bensì per la pervicacia degli uomini. I «Grandi laici della Repubblica» è anche un’operazione di scrittura la quale, e con piena dignità e legittimità letterarie, racconta di sentimenti, di amicizie e di affinità. Scorretto sarebbe quindi chiedere a Fabbri, ma sarebbe per lenire qualche ferita, perché, tra tante convergenti identità, non troviamo quelle, almeno, di Napolitano, Macaluso e Chiaromonte. Con arbitrarietà ruvida e maldestra chiediamo a Fabbri di darci anche questa parte di storia, che non è un’altra storia. Forse un risvolto insensato, tragico e sublime scritto subito da quanti hanno preteso troppo, tutto, dalla politica intesa come anelito dell’assoluto: insomma, l’assalto al cielo. 
Nobiltà della politica - Grandi laici  della Repubblica

Libro Aperto, pag. 184, 15,00 

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