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Giambattista tra maghi e serpenti

Giambattista tra maghi e serpenti
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 di Pier Paolo Mendogni

A Udine Giambattista Tiepolo (1696-1770) è di casa. Lo ritroviamo nelle stupende scene bibliche che decorano il Palazzo Vescovile, nei quadri con la Trinità e i santi patroni Ermagora e Fortunato in Duomo, nei dipinti allegorici e rappresentativi del Museo. Così il Comune sta portando avanti un progetto, denominato le «Giornate del Tiepolo», che quest’anno è dedicato ad una attività molto particolare dell’artista veneziano, quella delle acqueforti con soggetti criptici sconcertanti e cariche di misteriose tensioni. «Giambattista Tiepolo tra scherzo e capriccio» «Disegni e incisioni di spiritoso e saporitissimo gusto» si intitola la rassegna allestita (fino all’11 ottobre) nel Castello, a cura di Cristina Donazzolo Cristante e Vania Gransinigh alle quali si deve pure il catalogo Electa. Sulla data di esecuzione dei «Capricci» e degli «Scherzi di Fantasia» gli studiosi sono da lungo tempo divisi; la scoperta di alcuni documenti ha portato ultimamente a fissare l'incisione dei Capricci intorno al 1733 e quella degli Scherzi intorno al 1750. L’abilità di disegnatore e di incisore del Tiepolo era nota e molto apprezzata, tanto che in un’asta del 1775, poco dopo la sua morte, sono stati acquistati ben 190 esemplari per il «Cabinet du Roi», ossia la collezione del Re di Francia. Rodolfo Pallucchini, sommo esperto dell’arte veneta, ha sottolineato come Giambattista fosse uno di quegli artisti incisori che utilizzavano il mezzo calcografico come linguaggio espressivo personale, pienamente autonomo e alternativo a quello pittorico. Tiepolo, scriveva, «fu un disegnatore fecondissimo: un continuo assillo lo spinse ad esprimersi col carboncino o colla sanguigna, sia per impadronirsi d’ogni segreto della forma, sia per abbandonarsi liberamente ad una necessità di canto. Anche la sua attività incisoria corrisponde a tale esigenza intima, inafferrabile, estremamente spirituale: l’esigenza d’espressione poetica». Capricci e Scherzi sono trentatrè racconti di un’infiammante fantasia che ancora oggi restano avvolti nel mistero, per cui spesso sono stati liquidati come semplici divertimenti, pur riconoscendone l’altissima qualità grafica, come ricorda Hind nella sua «History of Engraving and Etching»: «la loro composizione equilibrata di impianto triangolare, la leggerezza del tocco e della fantasia danno un’idea veritiera del genio di Tiepolo per la combinazione decorativa». Le dieci stampe dei Capricci, pubblicate per la prima volta nel 1743 da Anton Maria Zanetti, non hanno un tema comune. Ecco, ad esempio, un giovane soldato con la spada seduto vicino ad un antico vaso istoriato (di cui è esposto anche il disegno) che ci osserva un po' inquieto, con alle spalle una donna dal seno scoperto che si volta a guardare tre anziani su uno sfondo di rovine. Diversi fogli hanno come soggetto giovani militari con spade, bandiere, insieme a donne in vari atteggiamenti come quella nobile figura in piedi, dallo sguardo ieratico, che posa la mano su un vaso ignorando la presenza dei militari. Alla mitologia pastorale sembra alludere la donna seduta per terra (una satiressa) che con una mano accarezza il piccolo satiro dormiente e con l’altra sostiene uno specchio mentre dietro di lei si sta allontanando un caprone; suscita angoscia lo scheletro che seduto per terra con un libro aperto guarda un gruppo di persone che l’osservano come ipnotizzate, temendo la chiamata della morte. E' un periodo questo in cui a Venezia si discute di stregoneria e magia, anche se il riformismo illuminato attacca la superstizione in nome della ragione, ma la conoscenza dei libri magici era molto diffusa da tempo creando inquietudini occulte. Con gli «Scherzi» Tiepolo ha raggiunto il massimo della fama come incisore per inventiva e virtuosismo. Le scene da lui realizzate colpiscono per il loro fascino ermetico accentuato da richiami allegorici ma anche per le superfici luminose, come la sua pittura, emergenti dalla delicatezza dei segni fitti e sottili. Le stampe sono state eseguite in più riprese come dimostra anche il mutamento dei soggetti. Un gruppo, ad esempio, è costituito da famiglie di satiri piuttosto allegri e un forte rilievo plastico viene dato al satiro stretto fra una baccante e una ninfa. La scena con una donna seduta ai piedi di un albero con un bimbo in braccio e un vecchio alle spalle potrebbe far pensare alla Sacra Famiglia, ma la presenza di una faretra coi dardi e di un gufo le conferisce uno spiazzante significato enigmatico come la scena in cui un giovane, deposte le armi, osserva un anziano seduto che tiene con una catena una scimmia; splendido è il disegno che può apparire preparatorio così come quello della folla che guarda stupefatta i serpenti arrotolati intorno ai bastoni o uscenti dai vasi: il serpente è un motivo usato spesso. In diverse scene i personaggi indossano copricapi e costumi orientali e col loro atteggiamento fanno pensare a esoteriche pratiche di magia che affascinano e intrigano. 

 

 

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