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Il cardinale convertito

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 di Remo Cutri

 

Lina Callegari, insegnante di filosofia e storia nelle scuole superiori e assessore alla cultura del comune di Fidenza, è oggi considerata tra i  maggiori esperti italiani di John Henry Newman, il cardinale inglese vissuto nel XIX° secolo che Benedetto XVI si appresta a beatificare domenica  a Birmingham nel corso della sua discussa visita in terra inglese.  In queste settimane la saggista fidentina ha pubblicato una biografia «John Henry Newman. La ragionevolezza della fede» (edizioni ARES, 2010 pag. 423 euro 23) nella quale offre un ampio spaccato della vita di colui che assurse ai massimi onori della chiesa Anglicana per poi abbandonarla ed aderire a quella Cattolica.

A dare forza a questa biografia, che ha avuto la prefazione di  padre Fidel Gonzalez Fernandez, già Rettore del Pontificio Collegio Urbano di Propaganda Fide e consultore per le cause dei santi, è il fatto che molto spesso a parlare sia proprio Newman attraverso l’ampio carteggio tradotto. Abbiamo allora chiesto a Lina Callegari di fornirci gli elementi per una maggiore conoscenza del prossimo beato John Henry Newman e per comprendere meglio le ragioni per cui questa visita di papa Benedetto XVI è così contrastata dal popolo inglese.

«Parte degli inglesi leggono la beatificazione di Newman come una sfida che la chiesa cattolica muove verso quella anglicana. In realtà solo chi non conosce Newman, e la stima che Benedetto XVI ha nei suoi confronti, può immaginare questo. Il suo abbandono della chiesa anglicana, avvenuto all’età di 45 anni quando dal pulpito della chiesa universitaria di Oxford poteva parlare a tutta la classe dirigente dell’Inghilterra, non è mai stato per lui una rottura ma una necessaria presa d’atto. I suoi studi lo avevano portato a riconoscere che la successione apostolica indicava quella di Roma come la chiesa dei Padri. Sarei salvo se morissi questa notte? È l’interrogativo che lo angoscia. Egli pensa prima alla sua anima che al successo personale. Ma lui, pur abbandonandola, prova rispetto per la chiesa inglese, la riconosce come colei nella quale ha potuto trovare la linfa e gli elementi per incontrare la vera Chiesa di Cristo: i cattolici non ci hanno reso cattolici, Oxford ci ha resi cattolici, affermerà quando gli chiederanno di muovere un attacco all’anglicanesimo. Dunque non è possibile leggere Newman e la sua beatificazione come un affronto. Non a caso in occasione della sua morte il 12 agosto 1890 The Times  scrive: «di una cosa possiamo essere certi, che il ricordo di questa pura e nobile vita non toccata dalle cose di questo mondo durerà e, che Roma lo canonizzi o no, egli sarà canonizzato nei pensieri della gente pia delle varie confessioni in Inghilterra … il santo in lui sopravvivrà».   

Benedetto XVI ha voluto fortemente la beatificazione di Rosmini e del cardinale Newman, due grandi intellettuali cattolici dell’ottocento, prima ancora che sacerdoti, quale segnale vuole dare?

Quando Leone XIII divenne il primo pontefice spogliato dei poteri temporali disse che il carattere del suo pontificato si sarebbe reso evidente con l’indicazione del suo primo cardinale: si trattava di Newman. Papa Ratzinger sembra voler dare il medesimo messaggio e caratterizzare la propria permanenza sul soglio di Pietro attraverso le due beatificazione da lui fortemente volute: Rosmini e Newman. Egli trae dal pensiero di questi due intellettuali gli elementi necessari per fronteggiare la sfida di questi tempi. Il valore aggiunto di Newman è che ha maturato le sue riflessioni nel contesto culturale di Oxford ed è arrivato ad aderire alla chiesa Cattolica senza essere cresciuto in un contesto ad essa favorevole, dunque come frutto di un percorso intellettuale personale.  Questo lo ha portato a sviluppare i temi teologici in una modalità assolutamente originale.

Qual è dunque l’attualità di Newman a più di due secoli dalla sua nascita?

Egli è stato giudicato il padre assente del concilio vaticano, se questo vale per il Vaticano I, al quale non  partecipò per una forma di pudore – si definì un pony con le ginocchia rotte; altrettanto non lo si può dire per il Vaticano II che trovò nei temi newmaniani grandi elementi di riflessione. Per comprendere meglio l’attualità di Newman, e come il papa si trovi sui suoi temi, è sufficiente riprendere il discorso tenuto in occasione della sua investitura cardinalizia: ''Nello spazio di molti anni ho potuto fare molti sbagli; … ma … gioisco nell’affermare che fin dall’inizio mi sono opposto a un grande male. Per 30, 40, 50 anni ho resistito con tutte le forze allo spirito del liberalismo. Mai la santa chiesa ha avuto bisogno di essere difesa da esso come in questi tempi nei quali è divenuto un errore diffuso come un’insidia su tutta la terra…''   era il 1879 ma le sue parole appaiono assolutamente attuali poiché il liberalismo di cui parla Newman è il relativismo di oggi. Lo stesso avversario con cui si confronta Benedetto XVI.

Ma quali sono i temi forti che propone il cardinale John Henry Newman?

Egli  ha scritto moltissimo ed è stato un intellettuale di grande spessore. Bisogna sottolineare che la modalità che lo accompagna nella chiesa di Roma è estremamente originale. La sua forma mentis anglosassone gli permette, attraverso i concetti della probabilità e dell’immaginazione – e quest’ultima è cosa ben diversa dalla fantasia -, di fornire una dimostrazione razionale alla sua adesione di fede. A questo aspetto, centrale per affrontare un dibattito che chiede sempre più alla chiesa di confrontarsi sul piano scientifico con un razionalismo che non è più solo al suo interno, ve ne sono altri di non minore attualità. Personalmente trovo intrigante il modo in cui recupera il valore del romanticismo che è stato sacrificato all’altare dell’illuminismo, ma in particolare, ritengo di grande attualità il modo in cui sviluppa il tema della educazione, una emergenza che oggi è messa al centro del dibattito all’interno della chiesa cattolica ma che coinvolge tutti noi, amministratori, insegnanti, educatori e genitori a prescindere dalla nostra adesione di fede. 

John Henry Newman -  La ragionevolezza della fede Ares, pag. 423, 23,00

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • adele pezza

    20 Settembre @ 19.23

    mi conforta sentire nei discorsi e nelle argomentazioni di persone di fede e non, un animo sereno ed una mente informata sui problemi della fede e delle religioni tutte,senza banalizzazioni puerli,senza sevilismi e senza dissacrazioni di sorta.

    Rispondi

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