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«Abbasso i conformismi»

Il «Festival del pensiero ribelle» accenderà la Bassa di riflessioni e dibattiti

«Abbasso i conformismi»
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Nasce da un’esigenza ben precisa: quella di pensare «differente». Il «Festival del pensiero ribelle», che nel corso di questo weekend, da venerdì a domenica, accenderà la Bassa di riflessioni e dibattiti, si pone come un antidoto sicuro al conformismo cerebrale, per stimolare le menti a spingersi oltre gli steccati e il comfort dell’ordinarietà. Nella sua prima edizione «strutturata» - l’idea di «liberare» il pensiero ribelle era nata, già nel 2016, nell’ambito del tradizionale Ri-party di Roccabianca con una giornata di incontri e dibattiti - coinvolge ben tre comuni parmensi, Sissa-Trecasali, Polesine-Zibello e Roccabianca, che ospiteranno, nel corso di una tre giorni itinerante e molto intensa, una quindicina di appuntamenti e altrettanti (da Massimo Fini a Marco Travaglio, fino a Emanuele Severino). Filosofi, giornalisti e pensatori fuori dal coro, magari considerati scomodi, chiamati a esprimersi sui più svariati temi: dalla metafisica greca a Marx, dalla musica all’erotismo. Abbiamo fatto qualche domanda a Diego Fusaro, giovane filosofo, docente allo IASSP di Milano, nonché direttore artistico del Festival.
Perché, oggi, si avverte la necessità di pensare ribelle? Come è nato questo Festival?
«Il Festival è nato dall’esigenza condivisa con i comuni organizzatori di reagire al conformismo esasperante che ci sta dominando: la necessità è quella di andare oltre il pensiero unico politicamente corretto. Per scavalcare questo “muro” abbiamo chiamato a intervenire menti e pensatori tra i più diversi: una pluralità politeistica di pensieri divergenti».
Chi è oggi il vero intellettuale?
«Colui che reagisce e si oppone agli intellettuali decostruendo il pensiero unico. E con intellettuali intendo il clero accademico e giornalistico, il ceto che con le sue funzioni simboliche e culturali fornisce quadri ideologici a sostegno dei dominanti».
Essere ribelli, oggi, è una cosa che spaventa?
«Sì, certo. Oggi non si finisce forse al rogo e non si è portati a dover bere la cicuta, ma chi esterna pensieri ribelli, cioè propri e differenti, viene in un certo modo ancora ostracizzato, allontanato, diffamato».
Lei crede che la mente possa avere un ruolo nella lotta al terrorismo?
«Assolutamente sì, anche perché essa soltanto può aiutarci a capire che cosa sia veramente oggi il terrorismo; quale che sia l’essenza del terrorismo, esso non corrisponde sicuramente a ciò che il circo mediatico e il clero giornalistico vorrebbero farci credere, ecco perché è necessario costruire un’altra narrazione rispetto a quella dominante sul terrorismo».
Quali sono gli appuntamenti da non perdere del Festival?
«Il programma è stato calibrato in modo tale da far sì che tutti gli appuntamenti siano a loro modo imperdibili, ma se proprio dovessi scegliere punterei sui più giovani, per dare respiro al ricambio generazionale: da Corrado Claverini, che venerdì interverrà nel corso dell’incontro intitolato “Per un nuovo Rinascimento: filosofia e interesse nazionale” al parco delle Rimembranze di Sissa (alle 22), ad Alessandro Monchietto, che domenica sarà in piazza Minozzi, a Roccabianca (alle 19.30), con “Nulla di troppo. La metafisica greca del limite e gli orizzonti senza limiti del capitalismo”; di indubbio interesse saranno anche gli appuntamenti che vedranno intervenire Giuseppe Ambrosio, Massimo Fini, Emanuele Severino e Marcello Veneziani».
Come ha tentato di costruire il programma di questa prima edizione?
«A Roccabianca lo scorso anno c’era stata la “cellula genetica della ribellione”; quest’anno la prima vera edizione strutturata del Festival ha tentato di mettere insieme le voci più valide e diverse del panorama culturale odierno. Il fil rouge è la reazione al pensiero unico, che ciascuno ha interpretato a suo modo».
La filosofia è un campo del sapere da molti considerato «difficile» e che potrebbe far desistere anche i più ribelli fra gli anticonformisti…
«Sarà un festival rivolto a tutti, con interventi più puramente filosofici e altri più generalisti».
Concludiamo questa intervista con un pensiero ribelle?
«Direi molto semplicemente che non sempre i ribelli riusciranno a cambiare il mondo, ma mai il mondo riuscirà a cambiare i veri ribelli. È un invito a restare fedeli alla propria natura, nonostante il mondo talvolta cerchi di uniformarci».Il Festival inaugurerà venerdì alle 17, a Sissa, con Lama Ven Aska Rinpoche, per poi proseguire sabato a Zibello e domenica a Roccabianca.
Per consultare il programma: www.festivalpensieroribelle.it.

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