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Museo Picasso di Parigi

Olga, tormentata musa e moglie del grande Picasso

Il curatore Joachim Pissarro: «E' lei la donna più importante nella vita e nella crescita artistica del maestro spagnolo. Eppure è stata finora la meno studiata e conosciuta»

Olga, tormentata musa e moglie del grande Picasso

Pablo Picasso: «Ritratto di Olga in poltrona» (1918). Uno dei tanti omaggi dell'artista alla sua prima moglie

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Molto più di una musa. E molto più di una moglie. La presenza di Olga Khokhlova nella vita di Picasso è sicuramente decisiva nel percorso artistico del padre del Cubismo. In un certo senso è probabile che Picasso non sarebbe diventato Picasso senza Olga. Eppure nessuno, finora, aveva raccontato l'intreccio magico e tormentato di una storia fatta di passione, amore, dolore e arte sullo sfondo delle drammatiche vicende politiche russe d'inizio Novecento. Una storia struggente, che accompagna lo spettatore dentro la vita del grande artista spagnolo durante il suo primo fulgido periodo parigino.

Tra lei e lui è amore a prima vista. Pablo viene introdotto dall'amico Cocteau nel meraviglioso mondo dei Balletti russi in tournée a Roma. E' lì che vede Olga e se ne innamora, la sposa, ha da lei il suo primo figlio Pablo e inizia a raccontarla in un'innumerevole serie di magnifiche tele. La mostra «Olga Picasso», in corso al Museo Picasso di Parigi fino al 3 settembre, si interroga sul ruolo della ballerina di Diaghilev nel cammino professionale di un artista che è, senza dubbio, un emblema del Novecento. Un'impresa titanica che rimanda un'immagine di Picasso artista e uomo del tutto inedita.

Una miriade di ritratti. Olga fragile, delicata, malinconica. Olga vestita da sera o assorta nella lettura (finora nessuno aveva svelato cosa Olga stesse leggendo) abbandonata sul divano di casa. Olga la russa che conosce la bella vita grazie al marito, ma che resta in contatto con la famiglia durante la rivoluzione bolscevica.

«La mostra ha un filo conduttore - spiega il curatore Joachim Pissarro -. Innanzi tutto è una “grande mostra” fatta di oli, disegni, pastelli, ma anche fotografie inedite e molte lettere personali che non erano mai state tradotte dal russo, mai analizzate da nessuno storico dell'arte e soprattutto mai pubblicate. Grazie a tutto questo materiale scopriamo che Picasso non è solo molto innamorato della sua prima moglie e madre del suo primo figlio, ma è particolarmente interessato alle miserevoli condizioni di vita della famiglia di Olga in Urss».

Pissarro quindi entra nel merito delle scelte tematiche della mostra: «La prima sezione del percorso ci mostra vari ritratti di Olga, a lei Picasso dedica più ritratti che a tutte le altre donne della sua vita».

Già da questo primo step si scopre che Picasso verso Olga è attento, premuroso, compassionevole e generoso verso la famiglia di Olga (che non incontra mai). «Pablo e la moglie - continua il curatore - inviavano parecchio denaro in Russia e vari pacchi contenenti cibo, vestiti e giochi per i bambini. Tutti questi pacchi non sono mai arrivati intatti alla famiglia di Olga».

Ma la mostra continua. E occupa due interi piani del museo. Al piano terra il racconto dell'idilliaca vita di Olga e Pablo e Pablo junior insieme. Al secondo piano il racconto di come, dopo diversi anni, le cose tra i due cominciano a precipitare. Ovvero quando una donna più giovane entra nella vita della coppia intorno al 1927. Il suo nome è Marie-Thérèse Walter e ha 30 anni in meno di Picasso. «A questo punto i ritratti di Olga si deteriorano - spiega Pissarro -. Da musa superba e sensuale Olga subisce una metamorfosi in figura spaventosa, minacciosa. Olga e Picasso si separano nel 1935 quando Marie-Thérèse dà alla luce la figlia Maya».

«Olga è stata la donna più importante nella vita di Picasso e forse, ironicamente, è la meno conosciuta - riprende il curatore -. Grazie a questa mostra, per la prima volta, raccontiamo importanti aspetti della vita di Olga. Nata sotto l'impero russo, in Ucraina, nel 1891 - è dieci anni più giovane di Picasso - se ne va nel 1912 al seguito di Diaghilev. Il coreografo commissiona alcune scenografie a Picasso che, al seguito della compagnia, conosce Olga. La incontra nel 1917 e la sposa l'anno seguente nella chiesa ortodossa russa in rue Daru a Parigi. Questo è un aspetto - sottolinea Pissarro - molto interessante perché Picasso è cattolico, ma accetta il rito russo per amore. La rivoluzione bolscevica inizia proprio nel 1917 ed è da qui che inizia anche la nostra esposizione».

La mostra dunque, attraverso la storia della famiglia Khokhlova, ripercorre anche un drammatico frammento di quei primi decenni del Novecento che hanno portato alla rivolta contro l'impero. «Ecco dunque come Olga vive con il cuore spezzato. La sua famiglia dilaniata dagli stenti e dalla violenza della rivoluzione e lei che entra, con Picasso, nel mondo dei ricchi borghesi parigini, ai balli e ai pranzi lussuosi dell'intellighenzia parigina».

Inaugurata in contemporanea e sempre a cura di Joachim Pissarro, un'altra mostra, sempre a Parigi al Musée du Luxemburg (fino al 9 luglio), dedicata questa volta al suo bisnonno Camille. «Pissarro à Éragny. La natura ritrovata». Apparentemente lontana, in realtà unita da un legame sottile a quella del Museo Picasso. «Ci sono vari fili che uniscono Pissarro a Picasso e le due mostre - spiega il curatore -. Quando Picasso arriva a Parigi, nemmeno ventenne, incontra il gallerista Ambroise Vollard e inizia ad esporre per lui. Vollard è anche uno degli ultimi galleristi per cui lavora Pissarro, nel 1900 settantenne. Non è dunque escluso che i due artisti si siano incontrati proprio grazie al loro mecenate. Ma c'è di più. Un'incredibile coincidenza. La mostra di Pissarro si concentra sul periodo di Éragny, un piccolo villaggio a nord-ovest di Parigi. Il municipio più vicino è Gisors, una bella e piccola città. E' proprio lì che Olga e Pablo comprano una fattoria, che diventò lo studio per le sculture nel 1930. Poi c'è un altro legame tra i due. Pissarro muore nel 1903, quando Picasso ha 22 anni. Perciò possono essersi sì incontrati, ma non conosciuti a fondo. Ma il quarto figlio di Pissarro, Ludovic, storico dell'arte, diventa amico intimo di Picasso. E' proprio lui a suggerirgli di scegliere la città di Gisors e a indicarla come particolarmente adatta per la ricerca dei una grande fattoria. Una coincidenza incredibile. Due mostre tanto diverse, nello stesso periodo, così strettamente vicine».

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