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Officina parmigiana 2000 - Incontro con la poesia di Pier Luigi Bacchini

Officina parmigiana 2000 - Incontro con la poesia di Pier Luigi Bacchini
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Officina Parmigiana è il termine che indica il gruppo di intellettuali di Parma negli anni '50-'60, così felicemente battezzato da Pasolini, che riconobbe in loro uno dei più vivaci movimenti poetici del secolo scorso. E da oggi gazzettadiparma.it inizia il suo viaggio nella "Officina parmigiana" del terzo millennio, ovvero nella produzione letteraria contemporanea che nasce a Parma. Un altro tassello, insieme alle recensioni che potete mandare a Yes we book  e ad altre iniziative che seguiranno, per costruire un nostro virtuale "Scaffale Parma", perchè il web - il nostro web - non vuole essere solo qualcosa di rapido e superficiale, ma ha l'ambizione di essere anche un mezzo per promuovere la cultura, e a maggior ragione quella che si lega alle nostre radici.

1)  PIER LUIGI BACCHINI

"Dietro i rami di un cedro spio la mia vita"

Incontro con il "poeta-scienziato" - di Cristina Pedretti

<C’è una minuziosa perizia nello scrivere, un’esperienza / d’acuta tecnica, non tutto è verità, / ma serve a rivelarla. È una cosa lecita?>: così s’interroga Pier Luigi Bacchini in una pagina di quel “Visi e foglie” che gli è valso il Premio Viareggio per la poesia nel 1993. E risalendo le colline verso la casa del poeta, in un pomeriggio d’autunno che ancora trattiene vaghi ricordi d’estate, ci si aspetta forse di poter afferrare almeno un poco di quel ‘tutto’ che non è verità, ‘ma serve a rivelarla’. Certo, con misura: si vedrà cosa potrà stare in una piccola telecamera, e quanto l’intervistatore potrà carpire del vastissimo patrimonio culturale, intellettuale, spirituale ed umano del poeta Bacchini.

Prima di questo incontro faccia a faccia, c’è stato l’incontro “sentimentale”(sebbene unilaterale) con le poesie di Bacchini, versi che fanno innamorare lentamente della loro musicalità spiazzante, della bellezza tagliente con cui disegnano realtà, sogno e ricordo, dell’abilità con cui legano l’infinitamente piccolo all’infinitamente grande rendendoli entrambi a misura d’uomo (intendendo l’uomo come un essere finito che anela inevitabilmente all’infinito).

Bacchini (classe 1927) è un artista che canta la vita (e alla vita) raccontandola con cuore e mente aperti, con dolcezza e durezza, con semplicità grandiosa. Un percorso vissuto stando in disparte, una voce fuori dal coro: per scelte dettate dalla famiglia, prima, e dai propri sogni, poi, Pier Luigi si è formato (e quindi affermato) come “poeta-scienziato”; nelle sue liriche si respira e quasi si tocca la materia, e la parola scientifica (declinata nei termini della medicina, dell’anatomia, dell’astronomia, della botanica,..) diviene parola poetica. Tutto questo accade a partire dallo studio della natura, di quella “rigorosa natura”, precisa e matematica nei suoi millenari meccanismi, che viene data all’uomo “in ascolto”( sono i versi finali di ‘In ascolto di foglie che cadono’, in “Visi e foglie”). 

La videointervista scaturita dall’incontro con Pier Luigi Bacchini raccoglie alcuni ricordi dell’infanzia del poeta e della sua lotta coraggiosa per perseguire l’istinto a raccontarsi, a trasmettere il proprio sentire. Dagli studi di medicina alle lezioni “clandestine” di letteratura a Bologna, dall’amicizia profonda con Attilio Bertolucci alla conoscenza di Quasimodo. E sempre Parma, e le colline tanto amate dal poeta, a far da sfondo e ispirazione (GUARDA video: prima parte)

Si parla quindi del libro ‘Cerchi d’acqua – Haiku’ edito da Garzanti nel 2003, un come lo ha definito l’autore stesso, che ha attinto alla tradizione giapponese della poesia “haiku” per creare brevissimi e folgoranti componimenti, densi di bellezza e saggezza quotidiane e universali. C’è poi una riflessione sul rapporto tra la fede e la scienza, le due polarità che attraggono l’uomo e lo guidano (o lo fanno smarrire, spesso e volentieri) nell’esistenza. (GUARDA video: seconda parte)

Infine, un consiglio ai giovani scrittori e ai nuovi poeti: non essere mai banali, non rifugiarsi nelle futilità che fanno ‘audience’ ma non trasmettono alcuna verità. Perché l’essere umano non è fatto per la banalità: la stessa conformazione fisica degli esseri viventi e dell’intero universo induce a cercare una verità, che resterà certamente velata (sostiene il poeta) ma che si potrà almeno sfiorare, percepire, raccontare. Citando il finale di ‘Lungo una strada’ (in ‘Canti familiari’ del 1968): <[…] se avrò trovato qualche cosa lo dirò agli uomini, per toglierli dalla solitudine>.
A conclusione dell’incontro, Pier Luigi Bacchini manda un saluto, in forma di poesia, a tutti coloro che l’hanno ascoltato. (GUARDA video: terza parte)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Giovanni Martinelli

    22 Novembre @ 20.02

    Ascoltando Pier Luigi con la sua profonda e pacata voce, nella trasparenza del controluce della finestra ri-conosciuta, mi accorgo di essere, ancora una volta, meno solo, e grazie anche al web, in grado di CONDIVIDERE con altri, quella cosa definita &quot;poesia&quot;che per fortuna &quot;non si può mangiare&quot;. grazie PIER LUIGI

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