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Dall'astronomia alla medicina

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Mara Varoli
L'occasione è di quelle che si ricordano: il 240esimo anniversario dell'apertura della Biblioteca Palatina e l'Anno internazionale dell'Astronomia. L'idea è altrettanto originale quanto attuale: nell'edizione critica «La riproduzione integrale di uno dei manoscritti più curiosi, misteriosi ed esteticamente apprezzabili», scrive il direttore della Palatina e del Museo Bodoniano Andrea De Pasquale nella premessa dell'anonimo «Tractatus de VII planetarum cursu» del 1489. Un volume da conservare. Centonovanta pagine, edite da Grafiche Step, per un'edizione curata da Anna Maria Anversa, con saggi di Silvana Gorreri, Emanuela Colombi e Laura Saporiti. Pergamene, miniature, tavole di un'epoca affascinante, là dove la scienza si sposa con la filosofia, per spiegare le magie del cielo sopra un mondo, ancora tutto da scoprire. Un volume sì, ma ancor di più un progetto di ricerca perfettamente riuscito. Che non si allontana di troppo dai nostri giorni.
   «Il libro è nato da un progetto di alcuni anni fa - racconta Anna Maria Anversa - quando nel corso della mia tesi mi sono trovata di fronte a questo codice. Ho subito notato la sua eccezionalità, la bellezza, l'impenetrabilità, ma ho pensato di rimandarne lo studio quando avrei avuto più tempo».
E così è stato, promessa mantenuta.
«Il manoscritto doveva essere analizzato da più punti di vista e  per avere una conoscenza completa - continua Anversa - si è creato un gruppo di lavoro. Per il profilo codicologico e paleografico, ci siamo avvalsi della preziosa collaborazione e dello studio di Silvana Gorreri, per la trascrizione del testo e per l'analisi della produzione iconografica ci siamo rivolti a Laura Saporiti, dottoranda in Beni culturali, specializzata in storia della miniatura, per la parte scientifico astronomica ci si è rivolti a Emanuela Colombi, docente di fisica, alla quale è spettato il compito di analizzare le strumentazioni, dette volvelle, e di rapportare lo studio matematico astronomico alla relativa cultura scientifica del tempo».
Il lavoro è durato un anno, per questo che in origine si propone come un manoscritto astronomico tardo quattrocentesco, in cui compaiono i sette pianeti e il loro moto.
«Il codice è entrato in Palatina sotto la direzione di Paolo Maria Paciaudi, come è stato annotato nelle sue carte, quindi dopo il 1761 - ricorda Anversa -. Per ora non sappiamo dove è stato acquistato, anche perchè Paciaudi comprava materiale in giro per tutta Europa. Mutilo della sua parte iniziale e di alcune carte, non si conosce la sua provenienza. Sono state fatte solo delle ipotesi, supportate dalle analisi dei testi latino volgari riconducibili a un ambiente universitario medico bolognese e dall'apparato iconografico, illustrativo, riconducibile all'area geografica di ambito ferrarese. L'operazione è stata molto complessa, in quanto il manoscritto è stato nel tempo riassemblato in modo non corretto e non corrispondente all'originale. Grazie ad alcune importanti scoperte si sono potute ricostruire alcune carte, ripristinando non solo l'esatto funzionamento di questi strumenti, che servivano per misurare il moto dei pianeti, ma anche a capirne il perchè».
Il manoscritto infatti presenta oltre alle tavole dei sette pianeti, due tavole con raffigurato l'astrolabio e l'ottagono di Tolomeo. Ma cosa c'entrano queste due tavole con un trattato sui sette pianeti?
«L'astrolabio presente nel trattato non è il tipico strumento per lo studio astronomico, ma assume l'iconografia dell'astrolabio medico. Da questo deriva anche il perchè della tavola di Tolomeo, che in questo caso diventa una summa delle diverse dottrine scientifiche che all'epoca si completavano: astronomia, ma anche astrologia, matematica e soprattutto medicina - precisa la curatrice -. E' una sorta di prontuario medico, in quanto la figura del medico del tempo riassumeva in sé la conoscenza scientifica del tardo quattrocento».
E questo ha cambiato le carte in tavola. Apriti cielo per capire i segreti dell'uomo: ecco perchè questo volume potrebbe essere lo spunto per un lavoro scolastico o universitario, quale prova tangibile del tempo.
«Tra gli aspetti più affascinanti del manoscritto, c'è il modo di vedere il mondo attraverso le dottrine filosofiche, come la melotesia zodiacale - risponde Anversa - Ogni segno zodiacale ha un pianeta di riferimento, in più con la melotesia zodicale ad ogni segno zodiacale corrisponde una parte del corpo umano. I sette pianeti sono Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna, ma i segni zodiacali sono dodici. Così si scopre che per esempio il Sagittario dovrebbe sovrintendere all'interno coscia e il cancro al cuore e così via».
Questa è la magia: studiare il nostro corpo con gli occhi che guardano all'insu. Nel tardo quattrocento, il manoscritto era rivolto a un ambiente alto, a una classe di universitari, era destinato a un pubblico di estrazione nobiliare, quindi a un pubblico ristretto. Ora invece è a disposizione di tutti, nella bella, antica e preziosa Biblioteca Palatina di Parma. E la sua interpretazione in un bellissimo volume acquistabile in libreria.
«Il medico dello strato sociale appartenente alla nobiltà prendeva il manoscritto e andava dal malato - ricostruisce la curatrice - poneva le diverse strumentazioni scientifiche, le volvelle, nell'esatta posizione della data di nascita del malato. Da lì vedeva come si erano mossi i pianeti e come si sarebbero mossi nei giorni a seguire, formulando in questo modo una prognosi di guarigione o anche di morte e soprattutto lo stadio della malattia, al momento della consultazione».
La meraviglia: dall'astronomia alla medicina passando per la filosofia.
 «Per cui siamo partiti pensando a un manoscritto astronomico e in corso d'opera si è rivelato un manoscritto a uso medico. Un enigma - sintetizza ancora - perchè il manoscritto era un puzzle da ricostruire, un enigma da sciogliere. Avevamo l'analisi di tutti i dati possibili, ma nulla era al posto giusto. Il mosaico era ricostruire i vari passaggi e dare identità e dignità a un manoscritto che non voleva svelarsi. E pensare che è sempre stato catalogato come un manoscritto di strumenti solo astronomici. Qui si capisce come il mondo scientifico, costruito da più discipline, fosse in stretta connessione con il mondo umanistico: quindi la filosofia, la storia dell'arte e gli atelier di produzione della miniatura. In ogni tavola ci sono anche i figli dei pianeti, i carratteri dominanti del segno: per esempio a Giove sono legati il carattere ludico e guerriero. Alla fine, l'aspetto veramente affascinante del manoscritto è che è una summa del sapere e ci insegna prima di tutto che tutte le discipline possono contribuire a un'unica conoscenza. Questa è stata la chiave di volta che ha fatto capire a noi come bisognava affrontare la sua analisi, unendo le nostre conoscenze: conoscenze diverse di ogni singola autrice».
Un recupero minuzioso, importante e assolutamente attuale in un'epoca, la nostra, che sempre più crede nel sapere interdisciplinare. Ben venga il «Tractatus de VII Planetarum Cursu» come una sorta di manuale d'istruzione nella ricerca della contemporaneità.
 

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  • Nigòxmas

    25 Marzo @ 00.22

    il cancro vuol sovraintendere al cuore?bello,non sapevo tutto questo...complimenti x il lavoro svolto con passione!!!

    Rispondi

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