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Il simbolo della città

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Pier Paolo Mendogni
Il campanile della Basilica Cattedrale è il più significativo simbolo della città che, fondata dai romani e pesantemente aggredita dai barbari, ha ritrovato la sua dignità, la sua identità, la sua aggregazione intorno al polo ecclesiastico, primo centro culturale e civile della rifiorente parmigianità, che ha la sua straordinaria espressione architettonica nella suggestiva piazza dovuta alla genialità di Benedetto Antelami che ha progettato il Battistero, capolavoro della transizione tra il romanico e il gotico, e ha armonizzato la facciata della Cattedrale.
Così quando diciotto mesi or sono un fulmine ha lacerato la copertura della cuspide, ferendo gravemente la parte conica svettante verso il cielo, tutta la città si è sentita colpita e ha chiesto di intervenire rapidamente per riparare i danni e riportare la cuspide alla sua integrità architettonica e funzionale. Gli interventi su un manufatto medievale, però, non sono semplici e presentano problematiche di diversa natura, tecniche, storiche e estetiche in quanto nel corso dei secoli la cuspide ha cambiato volto.
Il campanile - che ospita il celebre Baione, la campana maggiore - si sa che era terminato nel 1294 con la costruzione dei pinnacoli angolari ma la cuspide in laterizi tondeggianti invetriati è stata innalzata nel XIV secolo secondo un modello ampiamente diffuso nell’area padana (Modena, Cremona, Piacenza, Fidenza) e che innestava «ritmi ascensionali di influenza gotica» su una struttura romanica; la verticalizzazione era accentuata dinamicamente da una spettacolare policromia a fasce bicrome di quattro elementi ciascuna, che è emersa sotto la copertura metallica e che è stata visibile fino alla fine del '500.
E’ stato nell’ultimo decennio del XVI secolo che, a causa del danneggiamento dei laterizi, si è deciso di rivestire la cuspide con una resistente copertura piramidale di sedici lati fatta di lastre di rame, anche se nei documenti a volte si parla di materiali diversi come il piombo (1692) e la lamiera zincata (1912); in realtà le lastre della cuspide rimosse, in seguito al danneggiamento, hanno confermato di essere di rame.
D’altra parte l’immagine del campanile che ci è giunta attraverso i dipinti di Ilario Spolverini, Alessandro Sanseverini, Biagio Martini e Giacomo Giacopelli è rimasta sempre quella di una cuspide in lastre disposte a fasce parallele contrapposte.
Dopo il fulmine del 22 ottobre 2009 - che ha rovinato il rivestimento esterno in rame, la struttura lignea portante e parte del paramento in laterizio invetriato - la Fabbriceria della Cattedrale ha affidato il progetto di restauro all’ingegnere Gualtiero Savazzini e agli architetti associati Alberto Bordi, Sauro Rossi e Marco Zarotti i quali hanno iniziato subito a mettere in sicurezza il manufatto ripulendo tutto, riconsolidando la struttura muraria, l'intonaco interno, sostituendo i conci rotti e sistemando la parte su cui viene ancorato il celebre «Angiolen», che dal Quattrocento veglia sulla città (l'originale è stato collocato nel Museo Diocesano).
I progettisti hanno poi dovuto affrontare una serie di problematiche riguardanti sia le modalità del restauro per la conservazione sia la soluzione estetica da adottare. Per la conservazione si è scelto un «approccio di tipo archeologico diretto alla conservazione statica della struttura e materica degli elementi antichi» e le necessarie integrazioni con materiali contemporanei sono distinguibili e non mimetiche. Quanto alla soluzione estetica, la cuspide verrà di nuovo ricoperta con lastre di rame a fasce orizzontali dando così continuità all’immagine consolidata che i parmigiani hanno del campanile, anche se sarebbe stato assai allettante lasciare scoperta l’antica bicromia medievale, che comportava però gravi problemi di manutenzione.
 «La cuspide - scrivono i progettisti - appare frutto di interventi e decisioni operative storicamente documentate, la cui memoria deve essere preservata e conservata come compiuto esito del sapere tecnico e della cultura costruttiva parmense dal tardo medioevo all’età contemporanea». Definite le linee di intervento si pone ora il problema dei finanziamenti che in parte sono stati coperti dall’assicurazione, dall’Amministrazione Comunale e da altri ma questi non sono sufficienti per completare i lavori che interessano anche il fusto del campanile. Sono quindi necessari nuovi fondi che la Fabbriceria spera di raccogliere grazie al concorso dei parmigiani e per questo ha promosso una intelligente e brillante iniziativa che dovrebbe avere successo. Infatti con il «vecchio» rame tolto dalla cuspide dopo il danneggiamento sono state coniate delle «targhette» che riproducono il sigillo della Fabbriceria della Basilica Cattedrale, con al centro l’immagine della Vergine Assunta e sotto la data 22 ottobre 2009, e che verranno donate a chi offre un sostegno in denaro. Ogni «pezzo» è accompagnato dal certificato di autenticità attestante che «il sigillo in rame proviene dalla copertura originale della cuspide del campanile della Cattedrale di Parma».
Così ogni parmigiano potrà custodire nella propria casa un piccolo quanto emozionante e prezioso frammento della storia della Cattedrale e nel contempo contribuire al ritorno del campanile nel suggestivo incanto della sua slanciata bellezza.

 

 

 

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