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Diari di Mussolini, un "film" già visto

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Egidio Bandini

Dopo la vicenda del carteggio Mussolini-Churchill, che gli costò 405 giorni di galera, Guareschi, una volta che le lettere al centro della condanna per diffamazione nei confronti di Alcide De Gasperi vennero distrutte su ordine del tribunale di Milano, non tornò più ad interessarsi delle «carte» di Mussolini finché, nel 1957, ci fu tirato praticamente per i capelli, per due motivi: il sequestro da parte delle autorità dei diari del Duce e la restituzione alla famiglia, dopo dodici anni, del cadavere dello stesso Benito Mussolini.
Il primo articolo che Giovannino dedica alla vicenda è del 18 agosto 1957; sul numero 33 di Candido Guareschi titola il pezzo «L’uomo del giorno»: «Improvvisamente, sono venuti a galla i diari di Mussolini. Veri? Falsi? La polemica divampa e i quotidiani dedicano pagine e pagine all’argomento, avendo cura - ben s’intende – di ricordare le famose lettere che procurarono la prigione a un certo giornalista di nostra conoscenza e via discorrendo. Non intendiamo partecipare alla sarabanda scatenatasi attorno a quelle carte e, se abbiamo parlato della cosa, lo facciamo solo per rilevare, di essa, un aspetto del tutto particolare. A dodici anni dalla sua scomparsa, le prime pagine dei giornali sono ancora piene del nome di Mussolini: questo è un fatto incontrovertibile. Ed è pure incontrovertibile il fatto che, dal 1945 ad oggi, uomini di primissimo piano e di eccezionale importanza politica sono scomparsi: ma, a differenza del Dittatore, risultano morti e seppelliti a tutti gli effetti e, quando si parla di essi, è come se si rievocassero fantasmi, non persone che, un tempo, furono di carne ed ossa. Bonomi, Sforza, Orlando: non pare gente morta da secoli? Eppure ebbero, oltre a una grande rinomanza, un grande peso nella nostra più recente storia. Lo stesso Croce, lo stesso De Gasperi, lo stesso... Accidenti alla memoria: stavamo per nominarne un altro ma – ripensandoci - non siamo sicuri se sia già morto o se sia ancora vivo. Comunque un fatto è certo: Mussolini è morto da dodici anni, ma a lui si dedicano ancora le prime pagine dei giornali, anche di quelli dichiaratamente antifascisti. Mussolini non ha monumenti sulle piazze, non ha neppure una tomba “ufficiale”, ma ci si occupa e ci si preoccupa ancora di lui. E, quando vengono alla luce documenti, o solo semplici appunti, che potrebbero essere scritti di suo pugno, si fa gran clamore e il campo si divide in due  fazioni: chi spera che Mussolini dica qualcosa di nuovo e chi teme che Mussolini dica qualcosa di nuovo. Strana situazione quella d’un paese diviso fra gente che spera nei morti, gente che ha paura dei morti e gente che tira a campare infischiandosene dei morti e dei vivi». Nessun accenno alla veridicità o alla falsità dei «diari»: per Guareschi conta il fatto che Mussolini sia ancora al centro delle polemiche e dell’attenzione, anche in un momento non esattamente ufficiale, come la restituzione del corpo alla moglie, racchiuso in una piccola cassa da imballaggio ma, secondo Giovannino, più ingombrante che mai, addirittura incombente, come la raffigura in una vignetta sullo stesso numero di «Candido». Una settimana dopo, il 25 agosto, nella rubrica «Giro d’Italia», Guareschi riprende l’argomento: «… L’importante è che il processo Dongo è stato chiuso per suicidio (leggi: rinviato per il suicidio di uno dei giudici popolari) con buona probabilità di essere rifatto da capo non si sa dove e non si sa quando, e di durare da tre a cinque mesi. I comunisti dunque possono essere soddisfatti. Ancor più soddisfatti dovrebbero essere i democratici puri che questa settimana hanno assistito a ben due brillantissime operazioni politiche: la guerra contro i diari di Mussolini (che “non riguardano la sicurezza dello Stato”, ma che, ciononostante, sono stati sequestrati in base a una “legge sui documenti concernenti la sicurezza dello Stato” emanata dal fascismo e generosamente convalidata dalla democrazia) e la energica campagna di difesa della Repubblica dalla salma di Mussolini culminata in un comunicato della Agenzia Roma Informazioni dove si legge “dopo la riconsegna della salma ai familiari la tomba di Mussolini sarà sottoposta a una continua e severa vigilanza. Al cimitero di Predappio saranno predisposte speciali misure di controllo: saranno vietati affollamenti, e qualsiasi assembramento verrà disciolto dalle forze dell’ordine… A Predappio sarà rinforzata l’attuale disponibilità di forze di polizia. La responsabilità della diretta vigilanza della salma di Mussolini sarà affidata ai carabinieri''.  Il comunicato prosegue illustrando le ''misure predisposte in vista della campagna elettorale'' e gli altri ''provvedimenti'' in virtù dei quali il cadavere di Mussolini sarà il primo vigilato speciale della Rep. Ma non è il caso di insistere sui particolari, e nemmeno è il caso di fare considerazioni e commenti: salterebbero fuori paroloni troppo grossi, e d’altra parte, perché arrabbiarsi? Mussolini, lassù, sorride: aveva sempre pensato che la sua tomba avrebbe avuto una guardia d’onore, e non si è sbagliato. E in più ha la soddisfazione di essere, dopo Napoleone Bonaparte, il defunto più temuto della storia». Anche qui, nessun accenno all’autenticità o meno dei «diari», ma l’affermazione che alla base del sequestro ci sia una legge che tutela la sicurezza dello Stato, fa ripensare a quelle poche righe che Giovannino dedicò alla distruzione delle due lettere che gli costarono la prigione. Scrive così su Candido il 4 gennaio 1959, con il titolo «Un fil di fumo»: «La complicatissima faccenda del “Carteggio” è finita. De Toma è stato assolto. I documenti del “Carteggio” in possesso dell’Autorità competente verranno bruciati perché, essendo falsi, è meglio siano tolti dalla circolazione. Tutto finito in un po’ di fumo. Però meglio che nel “caso Montesi” perché, qui, non è rimasto nessun cadavere invendicato sulla spiaggia e perché, qui, si sa perfettamente chi è il colpevole. E io lo so meglio di tutti gli altri».

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