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Il Vescovo che voleva istruire i montanari

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di Enrico Dall'Olio

Ripercorrendo i momenti salienti che caratterizzarono la vita del vescovo di Parma (1528-1614) Papirio Picedi ritroviamo la sua appartenenza ad una nobile famiglia originaria di Luni; il padre conte Picedo facoltoso possidente, dimorò nel  1525 ad Arcola e la madre Clementina degli Ottaviani era oriunda di Vezzano dove i Picedi costruirono un palazzo sontuoso. A 21 anni conseguì la laurea in legge; dopo una tappa a Roma entrò al servizio del cardinale Gian Francesco Gambara, vescovo di Viterbo, che lo inviò a Parma per risolvere una vertenza in corso tra lui e il card. Sforza Pallavicino, per negoziare la quale era stato scelto dalle parti il duca Ottavio Farnese. Il Picedi passò col benestare del card. Gambara alla propria Corte, servendosi di lui in importanti missioni tra cui il governo di Parma, città che Carlo V aveva scorporato dallo stato di Milano per cederla a Pier Luigi Farnese. Dopo la morte della seconda moglie, nel 1596, ricevette la sacra ordinazione. Il 12 febbraio 1601, Borgo San Donnino fu elevata con Bolla di Clemente VIII a sede vescovile e il Picedi divenne il primo vescovo della nuova Diocesi. Il 30 agosto 1606 fu traslato dal papa Paolo V alla sede vescovile  parmense, per farne l'ingresso il 30 novembre dello stesso anno. Compose qualche Orazione, tra le quali viene ricordata quella che recitò  per i funerali di Maria di Portogallo, consorte del duca  Alessandro Farnese. Morì all'età di 86 anni e fu sepolto in cattedrale nella cappella di Sant'Agata.
In questi tempi in cui è di attualità l'argomento scuola statale e scuola privata, può tornare interessante portare alla ribalta una singolare iniziativa del 1609, che ha precorso i tempi, cioé l'istituzione, da parte del vescovo di Parma Papirio Picedi, di un «Gimnasium» in quel di Vaestano (Palanzano) per l'istruzione della gente di montagna. Dell'iniziativa culturale accolta con entusiasmo dai vaestanesi è che fa meraviglia ancora oggi ne è garante un documento inedito, in Archivio Vescovile di Parma con la «Licenza», conferita dal canonico e protonotario apostolico mons. Francesco Stirpius vicario e segretario generale del vescovo Picedi, a don Andrea de Barberiis di Vaestano.
Vaestano è un minuscolo paese del'appennino parmense; a quei dì, contava poco meno di trecento abitanti con sei sacerdoti e tre chierici, situazione ben diversa da quella odierna con poco più di cento abitanti e nessun prete residente.
C'era allora un'intensa vita comunitaria che si esplicava specialmente nelle feste patronali e durante la Quaresima, quando sul pulpito ogni anno saliva un predicatore di grido, nominato dal «Principe», approvato dal vescovo, ospite durante la sua permanenza, alternativamente, dei parrocchiani e pagato dal Comune. Non meno solenni e partecipati erano gli uffici da requiem a suffragio dei fondatori del beneficio con la presenza di ben venti celebranti.  Uno di questi   benefici era appunto quello di S. Ambrogio, fondato dalla famiglia Barbieri con rogito del notaio Vincenzo Cortesi, il 6 dicembre 1604, di cui era titolare il «Ludi Magister» don Andrea Barbieri.
Iniziative come il  «Gimnasium» di Vaestano, istituite in altri luoghi della provincia, dimostrano  l'impegno della chiesa nella diffusione della cultura e della civiltà tra la gente, dei paesi più sperduti dell'Appennino. Emerge così un'attività benemerita, esercitata dai preti in quei lontani dì, unitamente al loro ministero sacerdotale. Essi esercitavano l'insegnamento e svolgevano spesso anche il ruolo di notai, ricevendo il testamento di quanti lo desideravano.
Il «Gimnasium» era una vera scuola, nella quale s'impartiva l'insegnamento della grammatica e di altre discipline ed arti, ma era anche un luogo di ritrovo culturale per rappresentazioni teatrali ed altro. L'abilitazione all'insegnamento veniva rilasciata dal vescovo o da chi per esso, come nel caso di don Andrea Barbieri, premessa la professione di fede «iuxta formam a Pio X traditam». A conferma di tale prassi, già in uso al tempo della Visita Castelli (1578), è lo stesso documento a lamentare che qualche «ludi magister» non era in regola non avendo provveduto, come d'uso, alla «fidei professio». Per quanto riguarda il comportamento da tenere nella scuola dall'insegnante, detta norme ben precise il Sinodo Parmense Mozanega (1602) con riferimento al Concilio Lateranense, cioè il maestro doveva comporre armonicamente la disciplina con la pazienza, la diligenza con la carità e i buoni costumi con le scienze scolastiche. Gli insegnanti dovevano essere autentici maestri, ispirandosi ai principi cristiani come si addice ad un paese cattolico.
 

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