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Cézanne, la riscoperta del mondo

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Pier Paolo Mendogni

Raramente Cézanne lo si è visto così, nella completezza di un percorso che dalle prime contrastanti opere giovanili giunge ad una pittura che «non risponde più allo stretto concetto di rappresentazione ma trascende l’aspetto visibile del mondo naturale per definirsi come proiezione dello spazio interiore»: una svolta epocale nella storia della pittura che fino a quel momento si era espressa come rappresentazione della realtà mentre Cézanne ri-crea la natura con la forza limpida di solidi accordi cromatici che si intrecciano con incantata suggestione. Una liberà espressiva che apre nuove strade fino all’astrattismo con la purezza della sensazioni.
Lo straordinario percorso dell’artista provenzale viene tracciato nella splendida mostra milanese, allestita a Palazzo Reale (fino al 26 febbraio), intitolata «Cézanne. Les ateliers du Midi» a cura di Rudy Chiappini col catalogo edito da Skira che ha pure pubblicato l’importantissimo volume «Mi ricordo Cézanne» scritto da Emile Bernard, allievo del grande maestro e critico d’arte.
La stessa Skira insieme al Comune di Milano ha promosso l’evento che vede riunite ben cinquanta opere provenienti dai maggiori musei del mondo, da Parigi a San Pietroburgo, da Washington a Tokyo. I primi lavori non mancano di sorprendere, anche perché fatti per convincere l’autoritario padre, che lo voleva avvocato e banchiere, a lasciargli prendere la strada della pittura. Paul Cézanne è nato ad Aix en Provence nel 1839 in una ricca famiglia.
 Terminati gli studi classici si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza ma lo interessavano di più matite e pennelli.
Così a 21 anni dipingeva sulle quattro pareti di una stanza che il padre gli aveva concesso come studio le allegorie delle quattro stagioni che, trasportate su tela, aprono il percorso espositivo, seguite da un altro dipinto murale che aveva scandalizzato la sorella: un nerboruto bagnante nudo di schiena vicino a una roccia che mostra già la forza pittorica del giovane e la sua attenzione verso Courbet, che lo aveva interessato per la spontaneità realistica; ammirava anche Delacroix che «costruiva le forme attraverso la vibrazione del colore». Spinto dall’amico Zola, si recava a Parigi nei primi anni Sessanta, frequentava l’Académie de Suisse e conosceva Guillaumin, Renoir, Monet, ma tornava puntualmente in Provenza perché il suo cuore era lì e il villaggio di pescatori dell’Estaque e la montagna Sainte Victoire saranno i paesaggi da lui più rappresentati.
Il contatto con gli impressionisti lo portava  a dipingere en plein air e su consiglio di Pissarro schiariva la tavolozza: nascevano così i primi capolavori quali il «Viadotto dell’Estaque» inondato di luce mediterranea, la «Veduta dal Jas de Bouffon».
 Un altro tema caro all’artista è quello delle bagnanti dipinte nel 1870 in una visione notturna tra squarci di luci che evidenziano la carnalità dei corpi, come avviene nelle Tentazioni di Sant’Antonio e negli altri gruppi di bagnanti degli anni successivi. «In natura – diceva - tutto è modellato secondo tre modelli fondamentali: la sfera, il cono, il cilindro. Bisogna imparare a dipingere, queste semplicissime figure poi si potrà fare tutto ciò che si vuole».
Nello studio creava le splendide nature morte che restano nella storia dell’arte per l’attenzione minuziosa ai particolari e soprattutto per la capacità di trasformare frutta, fiori, oggetti in una singolare concretezza pittorica, lontana dal realismo imitativo; la realtà, infatti, viene rielaborata e ricostruita in chiave personale. La «Natura morta con cesta» (1888-90) è un capolavoro assoluto di virtuosismo con più angoli visuali, con oggetti fisicamente instabili che trovano invece una solida collocazione pittorica. E tutte le nature morte esprimono una gioiosa forza vitale che incanta.
Una parte importante della sua produzione è costituita dai ritratti in cui i personaggi appaiono bloccati nella tensione di una forma che rispecchia quella personalità che si evidenzia emotivamente nell’espressione del viso. Nel volto del silenzioso Contadino seduto c’è tutta la storia di una dura vita di sacrifici così come il panettiere Henri Gasquet mostra la sua appartenenza alla benestante classe borghese.
Lui si rappresenta a 36 anni coi capelli lunghi e uno sguardo penetrante e misterioso. Col passare del tempo la pittura di Cézanne assume una struttura sempre più cromaticamente solida e libera. « Via via che si dipinge – diceva – si disegna, e più il colore raggiunge la sua armonia, più si precisa il disegno».
Ed eccolo, solitario, nella sua Provenza (dove moriva nell’ottobre del 1906) nei vari ateliers fino all’ultimo des Lauves, lavorare intensamente per trasformare gli umori della terra, il fascino intrigante dei boschi, la mitica immagine del monte Sainte Victoire in una stupefacente visione pittorica vibrante di intensità e di luce, in una magia di forme e colori, creando capolavori assoluti di realismo trasognato.

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