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Due apostoli della carità

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 Curare la mostra "Con la tenerezza di Dio: Agostino Chieppi ed Eugenia Picco - accoglienza, educazione e cura dell’uomo" promossa dall’Associazione culturale Eliot, attualmente allestita a Parma presso i locali della scuola "Casa Famiglia Agostino Chieppi" in via Cocconcelli, ha voluto dire comprendere l’importanza che queste due figure hanno avuto nell’operare dentro il nostro territorio. Per conoscere è necessario il criterio dell’immedesimazione; ossia mettersi di fronte alle circostanze che vengono descritte, come se fossero proprie, con l’atteggiamento sincero di chi si lascia stupire da ciò che accade. Il loro contesto storico ha molte somiglianze con quello di crisi contemporaneo, ma Agostino ed Eugenia hanno sempre dimostrato un approccio positivo alla realtà. Per loro, il Tutto era parte di un ordine delle cose che aveva il sigillo della provvidenza; ma l’aspetto più significativo del loro metodo di affronto riguarda la concezione di amicizia, fatta di stima reciproca e di condivisione della fede vissuta dentro la realtà.

Sono stati i rapporti d’amicizia tra Chieppi, Anna Micheli, Eugenia Picco, don Parma e monsignor Conforti a favorire una presenza incisiva nella storia di Parma, contribuendo alla costruzione della società di allora attraverso opere che ancora oggi vanno incontro ad ogni uomo. Il carisma di don Agostino Chieppi si muove intorno a tre aspetti: accoglienza, educazione e cura. Egli visse in uno dei periodi storici più controversi: il Risorgimento, che ha caratterizzato un radicale cambiamento della società civile, con trasformazioni ad ogni livello, praticando un meticoloso programma di rapida laicizzazione. Tutto ciò indusse la maggioranza dei cattolici a indirizzare le energie per far crescere la coscienza degli uomini, attraverso un’educazione ed una operosità, la cui fioritura eccezionale stupisce ancora oggi.
I nomi dei protagonisti di quell'epoca sono di un’attualità straordinaria ed Agostino Chieppi è uno dei più significativi. Arrivò a Parma durante una grave crisi economica e una particolare povertà dei quartieri più a margine della città, per i quali concretizzò diverse forme di carità: Case per i minori disagiati, Ospedali per la cura delle persone ammalate, testate di giornale di rilievo territoriale che sensibilizzassero le coscienze, la fondazione religiosa delle "Piccole Figlie" e l’organizzazione di associazioni laicali.
Nato a Castel San Giovanni (PC) nel 1830, si formò presso il Collegio "Alberoni" di Piacenza. Approdato a Parma nel 1860 e impiegato come vicedirettore del Ginnasio Comunale dopo tre anni fu licenziato perché, obbedendo al proprio Vescovo, si rifiutò di partecipare alla festa dello Statuto. Nel 1865 fondò la Congregazione delle "Piccole Figlie dei sacri cuori di Gesù e di Maria" con l’appoggio di Anna Micheli. Costrette a vivere nell’anonimato, le Piccole Figlie poterono vestire l’abito solo nel 1879. La prima opera pubblica nacque con l’accoglienza di un’orfana di 12 anni, alla quale si unirono in seguito altre bambine dando vita all’Istituto della Provvidenza.
Negli anni successivi, crescendo il numero delle opere, si aggiunsero il "Convitto delle Orfane Artigianelle di San Giuseppe" e quattro comunità ospedaliere. La nomenclatura del pensiero di Chieppi è pervasa della spiritualità di San Francesco di Sales e i punti salienti sono: 1) La donna. Egli dimostrò di avere un concetto molto avanzato della figura femminile in un periodo in cui il suo ruolo nella società era molto dibattuto, fondando la Società di "Donne Cattoliche" provenienti da diversi ceti sociali. 2) Il lavoro. L’enciclica "Rerum Novarum" di Papa Leone XIII indicò ufficialmente la posizione della Chiesa di fronte alla questione sociale e l’impegno cattolico in questo campo. Don Agostino, che da tempo scriveva in merito all’argomento, aderì con grande entusiasmo ai contenuti dell’enciclica. 3) L’accoglienza. Chiese di praticare l’accoglienza per "Rendere la vita umana più umana". E’ così che l’amore diventa gesto e storia attraverso incontri quotidiani, attuandosi in diverse forme: dall’accoglienza dei profughi, dei rifugiati, all’assistenza ai figli delle mondariso, agli orfani di guerra e ai figli degli emigrati. 4) L’educazione. Si dedicò tutta la vita con passione al settore educativo. Egli considerava il fanciullo un uomo in germe e diceva che "tutto è per lui, poiché egli stesso è di Dio ed è fatto per Dio (...) tutto deve concorrere alla sua educazione, tutto deve favorire questa grande opera". Proponeva la gradualità della proposta educativa nei diversi momenti di crescita degli alunni. 5) La cura. Insistette molto sull'aspetto spirituale della missione della Piccola Figlia infermiera e da sempre sottolineò l’importanza di un buon tirocinio pratico da unire all’acquisizione di una buona cultura professionale.
Nel 1887 giunse a Parma Eugenia Picco, per entrare nella Congregazione delle Piccole Figlie, e fu accolta dallo stesso Chieppi. Durante la sua vita religiosa fu sempre riconoscente e profondamente legata al fondatore, che morì nel 1891. Nel tempo si incrementarono le comunità anche fuori Parma con grande sviluppo di opere di carità. Durante la prima guerra mondiale, in qualità di madre Generale, destinò gran parte delle sorelle alla cura e all’accoglienza dei feriti di guerra, aprendo le porte della casa madre e inviò altre suore negli ospedali militari. Si dedicò anche all’accoglienza e all’educazione dei figli di coloro che erano chiamati al fronte.
Eugenia morì a 54 anni nello stesso giorno del suo fondatore. Con lei e subito dopo, si moltiplicarono le Case, soprattutto le scuole materne, che si susseguirono con il ritmo incessante di due per anno. Lo scoppio della seconda guerra mondiale costrinse le Piccole Figlie ad affrontare di nuovo il dolore dell’uomo con la cura. Oggi, le salme di Monsignor Chieppi e della Beata Eugenia sono ospitate nella Casa Madre in P.le San Giovanni e sono motivo di pellegrinaggio.
PIER ANGELA PAGLIOLI
 

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