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Le ultime volontà del Cigno

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 Il testamento di Giuseppe Verdi alla mostra «Testamenti di grandi italiani». I documenti presentati nella esposizione provengono dagli Archivi Notarili di tutta Italia. Tra questi, il testamento olografo del Maestro di Busseto depositato all’Archivio Notarile di Piazza Ghiaia il 20 maggio 1900, in  cui è scritto: «Esprimo il vivo desiderio di essere sepolto in Milano con mia moglie nell’Oratorio che verrà costruito nella Casa di Riposo dei Musicisti da me fondata. Qualora non venisse assecondato il desiderio da me espresso dispongo acciocchè abbia ad erigere un monumento sull’area da me acquistata nel Cimitero monumentale di Milano. Ordino che i miei funerali siano modestissimi e siano fatti allo spuntar del giorno o all’Ave Maria di sera senza canti e suoni. Non voglio nessuna partecipazione della mia morte colle solite formule Si distribuiranno ai poveri del villaggio di Sant’Agata lire mille nel giorno dopo la mia morte». Verdi scrive le sue ultime volontà nel testamento olografo (ossia scritto di suo pugno) datato 14 maggio 1900, allegato al verbale di deposito e pubblicazione a rogito notaio Angiolo Carrara del 27.01.1901 n. di repertorio 2.613. ll documento, regolarmente depositato presso l’Archivio Notarile di Parma, in Piazza Ghiaia 9, è uno dei preziosi testamenti che  fanno  parte della mostra «Testamenti di grandi italiani», organizzata dal Cnn (Consiglio Nazionale del Notariato) e dalla Fondazione Nazionale del Notariato, presso l’Archivio Storico Capitolino a Roma, in piazza dell’Orologio, 4 in collaborazione con l’Unità Tecnica di Missione 150 della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con l’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di  Roma Capitale che si chiude sabato, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Da questa prima raccolta pubblica di testamenti originali emerge inevitabilmente la dimensione più umana e privata di grandi personaggi noti principalmente per le loro virtù pubbliche. L’itinerario della mostra accompagna il visitatore negli spazi dell’Archivio Storico Capitolino alla scoperta delle ultime volontà di uomini della statura di Verdi, Cavour, Caruso, Giuseppe Garibaldi, Luigi Pirandello, Enzo Ferrari, i papi Giovanni XXIII e Paolo VI, Alcide De Gasperi, Enrico Caruso, Giovanni Agnelli Senior, Gabriele D’Annunzio e numerosi altri italiani illustri nei primi 150 dall’Unità d’Italia. Il testamento di Giuseppe Verdi è stato ricercato e fornito dal notaio Giorgio Chiari, presidente del Consiglio Notarile di Parma, e mette in risalto la figura del notaio come ausilio prezioso alla ricerca storica e  alla custodia delle memorie patrie. Ma il testamento spesso contiene anche dichiarazioni di contenuto morale, filosofico, politico o di altra specie. Nel caso del Maestro Giuseppe Verdi,  sposato due volte, prima con Margherita Barezzi dalla quale ebbe due figli, Virginia e Icilio, entrambi morti piccolissimi, e poi con Giuseppina Strepponi, nel testamento olografo del 14 maggio 1900 (pochi mesi prima della sua morte, avvenuta il 27 gennaio 1901) nomina erede universale la cugina Maria Verdi. Dal testamento emerge la sua generosità e gratitudine: tanto che lascia ai domestici al suo servizio da dieci anni la somma di 4.000 lire (ragguardevole per quei tempi) ciascuno. Dispone poi il contributo di 2.000 lire annue all’Ospedale di Busseto e altri contributi agli asili infantili del suo paese natale e l’elemosina di 30 lire a cinquanta poveri del suo villaggio natio. E così via. Tra le altre curiosità, c’è il suo orologio d’oro, che il Maestro lascia allo stesso notaio Angiolo Carrara. Ma Verdi pensa anche alla tutela della casa in cui è nato, e che amò tutta la vita, facendo obbligo alla sua erede, la cugina Maria, di «conservare il giardino e la casa in Sant’Agata nello stato in cui si trova, pregandola di voler mantenere nello stato attuale tutti i prati che attorniano il giardino. Tale obbligo viene fatto anche ai suoi eredi». Il Maestro, infine, lasciò istruzioni per i suoi funerali: si sarebbero dovuti svolgere all'alba, o al tramonto, senza sfarzo né musica. Volle esequie semplici, come semplice era sempre stata la sua vita. Le ultime volontà del compositore vennero rispettate, ma non meno di centomila persone seguirono in silenzio il feretro. Nei giorni che precedettero la morte di Verdi, via Manzoni e le strade circostanti vennero cosparse di paglia affinché lo scalpitio dei cavalli e il rumore delle carrozze non ne disturbassero il riposo. Quando poi la sua salma e quella di Giuseppina furono traslate dal cimitero Monumentale alla cripta della casa di riposo ebbe esequie solenni: un coro diretto da Arturo Toscanini intonò «Va’ pensiero sull’ali dorate».
Giorgio Chiari, presidente del Consiglio Notarile di Parma e membro della Commissione Biblioteca del Consiglio Nazionale del Notariato che ha organizzato la Mostra «Testamenti di grandi italiani» spiega che «nello spettacolare  e poco conosciuto contenitore dell'Archivio Storico Capitolino in Roma, piazza dell'Orologio n.1 (già Convento dei Padri Filippini presso la Chiesa nuova, splendida opera di architettura del Borromini che raggiunge uno dei suoi vertici proprio nel salone che ospita la mostra), sono esposti i testamenti dei Grandi Italiani, ultima mostra per il 150° dell'Unità d'Italia le cui celebrazioni si concludono nel marzo di quest'anno. Fra i testamenti esposti non poteva mancare quello di Giuseppe Verdi, gentilmente fornito dall'Archivio Notarile di Parma presso il quale è depositato, la cui lettura è molto interessante perché dice molto dell' ''uomo'' Giuseppe Verdi. Verdi teneva moltissimo a questo testamento redatto dopo la morte della moglie Giuseppina Strepponi: basti pensare che ne esistono due originali, entrambi conservati nell'Archivio di Parma, uno subito depositato presso il notaio Angiolo Carrara di Busseto ed un altro, identico, che Verdi portava sempre con sè fino alla morte. Giuseppe Verdi era ben consapevole dell'importanza del grande patrimonio che lasciava, meritato frutto di tanti anni di durissimo ed intenso lavoro (lo stesso Maestro annunciava nel 1858 all'amica Clara Maffei la conclusione di ''sedici anni di galera''), e ne dispone con grande generosità non solo a favore dell'erede universale ma anche di numerosi enti benefici, dell'Ospedale di Villanova Sull'Arda da lui fatto costruire, della Casa di Riposo per Musicisti pure da Lui fatta costruire a Milano e che prenderà il suo nome (a cui lascia, tra l'altro, tutti i suoi diritti di autore), dei poveri di Roncole e di Busseto prevedendo altresì borse di studio per studenti meritevoli ma bisognosi. La lettura del testamento di questi grandi personaggi può quindi essere l'occasione per entrare in contatto con la loro più intima personalità e di conoscere meglio loro e la storia del nostro Paese dall'Unità ad oggi... Possibilità che offre la conservazione dei documenti, missione storica del Notariato che ancora una volta dimostra la sua insostituibile funzione di ''memoria'' del nostro vivere civile e giuridico».

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