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Guastalla, il "pellegrino del sole"

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Ubaldo Delsante

Nei mesi scorsi due importanti mostre sui pittori orientalisti dell’Ottocento hanno riportato alla ribalta i nomi dei parmigiani Alberto Pasini e Roberto Guastalla tra un nutrito numero di artisti che per primi riprendono dal vero immagini di un mondo sconosciuto ai più come sono i paesi della sponda opposta del Mediterraneo nel pieno del movimento colonialista. Al Chiostro del Bramante a Roma e a Palazzo Magnani di Reggio Emilia entrambe le esposizioni portano in evidenza nel titolo la parola «incanti» a testimoniare lo stupore tanto degli artisti stessi quanto dei fruitori nel trovarsi immersi in colori e riflessi del tutto inconsueti per gli europei.  Ampia e opportuna la presenza di Guastalla, di cui il 3 settembre ricorreva il centenario della morte. E tutti partono da Venezia, vera porta per l’Oriente, che già con le sue architetture meticce lo richiama e si avventurano negli stessi itinerari: Istanbul, Damasco, Il Cairo, la Tunisia, il Marocco.
Figlio di un ufficiale dei carabinieri, Roberto Guastalla (1855-1912) è allievo di Guido Carmignani all’Accademia di Belle Arti di Parma. Nel 1879 per la prima volta partecipa alla mostra organizzata dalla Società d’Incoraggiamento agli Artisti con l’opera Porto a Martorano (sul Taro, presso San Secondo, 1877) ora in Galleria Nazionale. Nel 1882 concorre con due opere: Famiglia di Zingari in viaggio e Accampamento di una famiglia di Zingari. Alla fine dell’anno e agli inizi del successivo è in viaggio tra Roma, Napoli e Venezia, che diventa una delle città da lui amate e ripetutamente visitate. Dopo il servizio militare, nel marzo 1886 gli viene rilasciato il passaporto, valido un anno, per potersi recare in Egitto. Cominciano allora i numerosi viaggi, che lo portano ripetutamente sulle rive africane del Mediterraneo e nei paesi dell’Impero Ottomano. Nel 1887 presenta alla mostra della Società d’Incoraggiamento l’opera Negozianti di cavalli al Cairo, attribuita al Ministero della Pubblica Istruzione. Segue un’intensa attività espositiva che lo vede costantemente presente alle manifestazioni promosse in ambito cittadino, ma anche alle principali iniziative di livello nazionale. Nel 1888 partecipa all’Esposizione delle Province dell’Emilia in Bologna, presentando opere orientaliste: Il Pascolo, Una via del Cairo, Porta di una Moschea, Porta della Moschea Sultan Mahmud, Sebil, Cavalli Arabi, A Kors-el-Nil. Nell’estate 1890 è nuovamente in viaggio: da Costantinopoli si porta in Siria e al Cairo, di dove invia delle corrispondenze su vari temi legati alla vita egiziana al Corriere della Sera dal Cairo tra il luglio e il settembre.
Rientrato a Parma, partecipa alla mostra organizzata dalla Società d’Incoraggiamento con nove opere.  Nel 1891 invia a Milano tre opere per partecipare alla prima Triennale di Brera: Tende di Fellah, Nilo presso Cairo e Canale della Giudecca. Nel 1892 partecipa a Ferrara alla Mostra di Belle Arti organizzata per il V Centenario dell’Università: vengono esposte le opere Cammellieri Fellah e Sul Nilo presso il Cairo. Partecipa anche alla Esposizione di Firenze e tra le opere esposte in quella occasione vi sono le quattro tele che poi invierà a Milano per la seconda Triennale di Brera (Porta del vecchio serraglio, Porta di una moschea, Canale Kaligh e Fontana turca). Nel 1893 è alla Mostra della Società d’Incoraggiamento con sei opere, tre delle quali in concorso (Cammellieri fellah, Altipiano del Mokkatàm presso Cairo e Mura di Cairo) e tre fuori concorso (Il Mahmul. Partenza della gran carovana per la Mecca, Assalto di una carovana e Tudmor). Partecipa anche all’esposizione correggesca e nel 1897 alla Società d’Incoraggiamento con otto opere: Il pascolo, Porta di una moschea, Mausoleo del sultano Hakim, Caccia al falco in Oriente, Porta di un Bazar, Sottoportico del traghetto, Palazzo Contarini del Canal Grande e Rio nel Sestiere San Marco. La Società acquista l’opera Porta di una Moschea e la assegna all’Istituto di Belle Arti. Invia poi a Milano due opere per partecipare alla terza Triennale di Brera, Mercato in Oriente e Una via di Beirut, che non vengono però accolte dalla commissione giudicatrice. Nel 1898 compie un lungo viaggio che lo portd ad Alicante, Tangeri, Fez, Laracce, Meknès, Balbek, Beirut, Damasco, Istanbul, Rodi e il Pireo.
Nel 1900 prende parte all’esposizione della Società d’Incoraggiamento con tre dipinti e due statuette in terracotta dipinta: Botteghe moresche a Tangeri, Mercato presso Cairo, In viaggio per Fez (poi assegnata al Ministero Istruzione Pubblica), Statuetta di Giovane berbero e Statuetta di Cavaliere marocchino. Così come nel 1905 con ben ventitré opere: vengono acquistate Porta di un fondàk a Fez, vinta dall’Istituto di Belle Arti e I mulini a vento della Mancia, dal Ministero Istruzione Pubblica. Nel 1906 compie un viaggio in Dalmazia, Montenegro, Albania, Erzegovina, Bosnia, Slavonia, Serbia, Valacchia, Ungheria, Romania e Croazia presentando l’anno dopo il risultato dei suoi lavori alla Società d’Incoraggiamento: Bazar, Fantasia, Carovana di orsari, Il Kasbek e undici quadretti raffiguranti Zingari e gitani. Il Municipio di Borgo San Donnino viene in possesso di uno degli studi. Nel 1908 è documentato un ultimo viaggio che da Napoli porta il Guastalla prima in Sicilia, quindi in Tunisia e in Numidia. A conclusione della sua carriera artistica, diciassette opere eseguite nei suoi viaggi vengono presentate a Parma due anni dopo e la Società acquisterà il quadro Fontana a Serraievo (!). Pittore quasi esclusivamente orientalista, Roberto Guastalla si distingue per un reale interesse ai costumi, alle usanze e alle manifestazioni artistiche di popoli e di paesi lontani. Anche quando la sua tavolozza si colora di albe perlacee o di fiammeggianti tramonti, la sua pittura non è costruita in studio ma esemplata a un vero amato, conosciuto e dipinto nelle molte peregrinazioni.
La formazione di paesista rimase in lui determinante: durante i suoi viaggi punta il proprio occhio attento e allenato alla ripresa dal vero sulle città percorse, dando vita a una serie di disegni e soprattutto bozzetti che costituiscono uno degli aspetti più interessanti e originali della sua produzione, tanto che si guadagna l’epiteto di «Pellegrino del sole».  La Fondazione Cariparma, che possiede otto sue opere, nel 1996 gli ha dedicato un’ampia mostra a Palazzo Bossi Bocchi curata da Rossana Bossaglia. .

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