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"Carofiglio? Reazione eccessiva"

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Lisa Oppici

Una brutta pagina per la nostra cultura. Sono concordi gli autori parmigiani (un  critico, due narratori e un poeta)  Giuseppe Marchetti, Domenico Cacopardo, Davide Barilli ed Emilio Zucchi nel commentare la «querelle» fra il romanziere Gianrico Carofiglio e l’editor di Ponte alle Grazie Vincenzo Ostuni. I fatti? Ostuni su Facebook definisce l’ultimo lavoro di Carofiglio, «Il silenzio dell’onda», «un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di responsabilità dello stile», e l’ex magistrato e senatore chiede i danni; contro questa decisione a Roma scende in piazza un folto gruppo di intellettuali, che ritengono minacciato il diritto di critica e la libertà di espressione. «Sinceramente – osserva il critico e scrittore Giuseppe Marchetti  - la trovo una faccenda grottesca. Carofiglio si è irritato per poco, e non ha capito quello che gli altri gli hanno detto, che non è un’offesa ma un tentativo di ridimensionare un autore che, secondo loro, non sa scrivere: tutto qui. Non è un’offesa, e tutti possono dirlo. Nella storia della letteratura ne sono volate di ben peggiori, di parole: queste non sono nemmeno belle offese letterarie, di quelle che lasciano il segno; questa è una cosa da poco, una cosa da dialogo fatto per strada. Tutta la vicenda comunque mi fa sorridere, e anche ciò che ne è seguito: ho quasi pensato a un’abile mossa pubblicitaria. Sarebbe stato meglio finire il tutto con una bella cena o con un bel duello alla pistola, come una volta e come si fa tra gentiluomini». «Se succedesse a me – spiega il narratore Domenico Cacopardo - mi dispiacerebbe molto, come mi è dispiaciuto in passato, ma non reagirei con un simile atto, che ha un brutto sapore su questioni del genere, tutte opinabili, e nelle quali anche i giudizi più radicali sono legittimi. Tutto ciò è possibile ed è normale, l’anormalità è quando c’è il coro di elogi: è questo che deve destare qualche perplessità. Dalle critiche, anche le più dure, può emergere un elemento di verità che ti può aiutare. Come giudico la vicenda? Pessimamente. Conosco abbastanza bene Carofiglio, e ritengo sia stato influenzato da alcuni fattori. Innanzitutto il fatto che sia magistrato: si rivolge a una giurisdizione domestica, un’entità protettiva, come dimostra il caso Sallusti. In secondo luogo va detto che dallo scrittore innovativo che era è diventato un poco ripetitivo, e quando esce dal filone giallo mostra limiti oggettivi». «Virginia Woolf - dice il narratore Davide Barilli - scrisse dell’Ulisse di Joyce: ''È l’opera di un nauseabondo studente universitario che si schiaccia i brufoli''. È solo un esempio fra le mille stroncature o schermaglie letterarie del passato.  Detto che Ostuni e Carofiglio non sono né la Woolf né Joyce, un tempo, per vicende simili, ci si guardava in cagnesco, ci si odiava a vita, ci si sfidava a duello, ci si schiaffeggiava. O, ancor meglio, si rispondeva per le rime dalle colonne di un giornale. Ma non si chiedevano i danni in tribunale. Nel caso in questione, tutto mi pare nasca da un falso problema: Ostuni non ha fatto esercizio di critica letteraria, ma ha comunicato uno sfogo. Sgradevole per terminologia e atteggiamento: l’insulto non è mai elegante, poiché nasce sempre il sospetto che vi si celi rancore. Carofiglio però avrebbe fatto molto meglio a rispondere con la stessa arma, ovvero Facebook. È proprio qui il problema: fb è un salotto - a volte immondezzaio - virtuale e concretissimo, un mordi e fuggi di parole in libertà dove anche le migliori persone rischiano la cafonaggine, usando un linguaggio da bar che mai userebbero altrove. Sarebbe bastato rispondergli per le rime usando lo stesso mezzo, e tutto sarebbe rimasto confinato fra gli accoliti del web. Qualcuno - aggiunge Barilli - sospetta che alla fine ci stiano guadagnando tutti, Ostuni in visibilità, Carofiglio in vendite. E a chi ipotizza che all’origine di tutta la vicenda ci fosse un piano ben preciso, figlio di interessi e beghe del potere editoriale, rispondo come farebbe Bartebly lo scrivano di Melville: ''Preferirei di no''. E ripenso con nostalgia a quando scrittori e critici si sfidavano a duello». «Reputo sbagliata la reazione  di Carofiglio    - dice il poeta Emilio Zucchi -: bisogna, benché a malincuore, accettare le critiche negative, e bisogna accettarle  anche quando sono povere di argomenti: d'altra parte, nessun autore disdegnerebbe un elogio solo perché motivato in modo  non  intelligente e non  profondo.  Quindi la cosa deve valere  anche al contrario. Quanto, poi,  agli insulti, è di gran lunga sufficiente  controbattere con l'ironia, tanto  più che gli insulti mettono in cattiva luce  chi li proferisce, non chi ne è bersaglio».
 

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