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Il racconto della domenica - Dialogo tra due amiche

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 Marta Silvi Bergamaschi

«Era un luogo inimmaginabile -   mormorò Liliana. Parlava con una dolce lentezza: pareva volesse raccogliere le parole da una interiorità lontanissima, incontaminata -. Pini immensi, un tetto verde sotto cui le dune s’adagiavano pigre davanti alle casette dei pescatori: basse, bianche, con finestrelle fiorite, orti rigogliosi e le reti che asciugavano al sole. Il mare ospitava i villeggianti che, in verità, erano pochi. Poi arrivavamo noi da città lontane, proprietari delle villette che, silenti, riposavano nella vasta pineta, accanto alle bianche casette». «Insomma - disse Daniela - tutto un altro mondo». «Veramente - rispose Liliana -, un mondo da rimpiangere». «E il progresso?»  chiese quasi a se stessa Daniela. 
«Il progresso è importante - rispose Liliana -, ma deve rispettare la natura. Il paesaggio è deturpato da orribili alberghi costruiti sulla spiaggia, da condomini che vorrebbero essere originali e rubano il sole ai pochi villeggianti. E’ l’improvvisazione che infastidisce e, in verità, suscita anche una senso di stupore. Ma come hanno fatto molti romagnoli a trovarsi da contadini, albergatori, da poveri, ricchi in un lasso di tempo così breve?». «L’intelligenza (pragmatica, speculativa, non certo pascoliana) l’intelligenza vivissima e la voglia intensa di lavorare. Sì, l’intelligenza, non guidata però dalla cultura. Il desiderio di ricchezza affascina e distrugge sempre qualcosa. Guarda ora i boschi che bruciano. E’ uno spettacolo angosciante, tristissimo. Demenziale avidità. Le case rendono: scivolano da progetti edili (benevolmente accolti dal “Potere”) chissà quante “stecche”. Le piante ci danno la vita: se non ci fossero moriremmo. Lo capisci? -  disse Daniela. – mi sono venute alla mente parole di cui non ricordo l’autore “Il progresso abbandonato a se stesso è un barroccino senza martinicca, attaccato a un puledro lungo una ripida china”. L’uomo si autodistrugge. Le piante sono un dono impareggiabile: le radici stringono la terra in un abbraccio prezioso che evita le frane, le foglie ci danno ossigeno. E i frutti e il legno da ardere e da costruire i mobili (qualche falegname ancora esiste). E la loro insuperabile bellezza?». Parlavano le due amiche di un tratto di Mare Adriatico romagnolo ch’era stato anni addietro davvero un luogo pascoliano: le dune, affascinanti collinette ricoperte a volte di erba, gli antichi pini con i loro tanti aghi pettinavano il vento: e il mare. Un mare immobile e sfolgorante, con il suo riso azzurro e i suoi brividi di seta. Liliana e Daniela si sentirono invase di nostalgia e di ricordi.
 «I ricordi - disse Daniela - sono la nostra ricchezza e la nostra sofferenza». «E’ così, cambia il mondo. E a noi, che giovani più non siamo, pare di vivere due vite troppo diverse l’una dall’altra. Fu scelto questo tratto di terra verde sul mare, subito dopo Bellaria, da una borghesia aperta e da una vera, democratica aristocrazia: era intenzione creare un luogo di bellezza e di cultura. Anche tuo padre, oltre ad essere un importante ufficiale dei Carabinieri, era conte. E ha fatto costruire la casetta che ancora abiti d’estate e che penso sia la tua autentica dimora». 
«E’ vero -  continuò Daniela -  i proprietari delle villette erano veramente amici dei pescatori: veri amici, senza nessun paternalismo. Mio padre, quando poteva, andava con loro a pescare: tornava sereno con alcuni pesci che regolarmente comprava dai suoi amici. Andava, ma pescare sapeva ben poco». «Stiamo parlando di un mondo così diverso da quello in cui siamo immerse oggi - interloquì Liliana -, che veramente penso: sono, i nostri, soltanto ricordi adolescenti, sogni lontani? Quella pineta immensa con un laghetto tra le dune, la miseria e l’agiatezza che si davano amichevolmente la mano, sono fantasie nostre o sono verità» concluse perplessa Liliana. 
«Sono verità, non dubitare. Ma i nostri amici romagnoli, sempre cordiali e ospitali, tra brutture forse inevitabili, hanno dato inizio a un industria turistica importantissima per l’Italia. Certo, sarebbe occorso più rispetto e più cultura e, forse, meno evasione fiscale. Comunque qui si ha voglia di lavorare. E non c’è solo il mare. L’interno offre paesi antichi curatissimi. No, non lamentiamoci, sarebbe veramente ingiusto». «A giorni lasceremo il mare che, guardalo: è grigio-turchino a piccole crespe saltellanti, come la pelle percorsa da brividi lieti. Mia cara Daniela, lo rivedremo tra un anno» disse Liliana.  «Ora è obbligo dire: speriamo -  rispose ridendo Daniela - per “scaramanzia”: l’antica parola di cui non ho mai capito fino in fondo il significato». 
 

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