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Ma Giovannino amava quegli attori

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 di Egidio Bandini

Fernandel - come giustamente osserva qualcuno dei tanti che mi hanno scritto in proposito – sarà bravissimo ma ha una faccia da cavallo. E la stessa gente – a proposito di Gino Cervi nella parte del comunista Peppone – osserva che non si sarebbe mai immaginato un Peppone così bellino e rotondetto. Quel che dice la gente ha scarsa importanza: il guaio è che io sono perfettamente d’accordo con quello che pensa la gente».  Queste frasi, che Giovannino Guareschi scrisse al Commendator Rizzoli nelle state del 1951, allegando una foto di Fernandel ad avvalorare la propria tesi, hanno acceso ancora una volta il dibattito attorno alle avventure (meglio sarebbe, forse, dire disavventure) del papà di Peppone e don Camillo, alle prese con il mondo del cinema. Le affermazioni di Tatti Sanguineti a proposito di Guareschi che non avrebbe voluto né Cervi, né Fernandel nei panni del suo sindaco e del suo pretone, nella recente  presentazione della serie di film incentrati sul Mondo piccolo guareschiano, in onda in prima serata su Rete 4, hanno trovato risalto sulla stampa nazionale, falsando, però, la realtà. Qualcuno ha riportato un virgolettato di Sanguineti che dice addirittura: «Guareschi aborriva Fernandel». Di certo c’è la lettera a Rizzoli, nella quale Giovannino si dice contrario ai due attori scelti dalla produzione, ma la spiegazione del fatto è ben diversa da un’antipatia o da un’avversione dello scrittore verso Fernandel e Cervi. Il motivo lo scrive lo stesso Guareschi nella lettera al «Commenda»: «Lei è – circa il Don Camillo – sempre stato d’accordo con me. Lei stesso mi ha sempre detto che erano necessari due interpreti nuovi che non ricordassero nessun altro personaggio». Insomma, Guareschi non avrebbe voluto attori troppo noti, volti troppo famosi, che confondessero il pubblico con qualcuno dei personaggi da loro stessi interpretati in film precedenti? Tutt’altro: Guareschi temeva, sapeva quello che sarebbe successo: con due attori della bravura di Fernandel e Gino Cervi, don Camillo e Peppone non avrebbero mai più potuto avere altro volto se non il loro. Cosa che si è puntualmente verificata, al punto da influenzare lo stesso Giovannino, che si ritrova, per sua stessa ammissione, a far lavorare un prete con il sorriso di Fernandel, ma non solo, a dire che Gino Cervi è un uomo alla mano e cordiale e ancora di più, se in un’intervista a Il Popolo Nuovo, il 9 ottobre del 1951 Giovannino afferma: «Gino Cervi somiglia moltissimo al mio Peppone, mentre se dicessi che Fernandel è il don Camillo che vedo io, direi una bugia. Però è tanto bravo che alla fine cambierò idea e forse un bel giorno, quando penserò a don Camillo, vedrò la faccia e i denti di Fernandel». Dunque, giustificati i timori di Guareschi? Fernandel e Cervi erano talmente famosi da fagocitare i personaggi di «Mondo piccolo»? Semmai è accaduto l’esatto opposto: chi, oggi, pensa a Fernandel, lo vede con la tonaca di don Camillo e chi pensa a Gino Cervi, lo immagina coi baffi ad ala di rondone e il fazzoletto rosso al collo di Peppone. Di questo si convinse lo stesso Giovannino e, a onor del vero, anche i due attori, al punto che Gino Cervi, quando Guareschi gli chiese di interpretare don Camillo a teatro, rispose: «Ormai per tutti e soprattutto per me sono Peppone». E  Fernandel, in un’intervista, arrivò a raccontare di una lettera giuntagli da Marsiglia e indirizzata a «Don Camillo - Italia»: «Era una lettera molto commovente — ricorda l’attore — scritta da due coniugi che avevano avuto il loro primogenito dopo vent’anni di matrimonio: “Caro Don Camillo, siamo ormai vecchi e vorremmo che nostro figlio sia felice. Allora abbiamo pensato che voi potreste venire qui a battezzarlo. Non ne abbiamo ancora parlato col signor parroco ma siamo sicuri che non farà problemi e che se lo battezzerete voi diventerà un buon cristiano e un uomo fortunato”. Come spiegare a queste brave persone che Don Camillo non esisteva? Ho scritto al loro parroco che ha detto loro che Don Camillo non poteva lasciare la sua diocesi e che il giorno del battesimo avrebbe celebrato una messa cantata per la felicità del loro bambino. Il parroco poi mi ha risposto per dirmi com’era andata. E concludeva: “Ci sono delle bugie che non sono peccato”». Ma questa, su Peppone e don Camillo è assolutamente la verità. 
 

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  • cristina

    20 Ottobre @ 12.16

    OGNI VOLTA ME LI RIGUARDO , SONO UNICI E TI COINVOLGONO SEMPRE, FORSE PERCHE MIO ZIO HA PARTECIPATO AL FILM COME ATTORE COMPARSA, DI FIANCO AL SINDACO. I MIEI GENITORI HANNO CONSCIUTO SIA FERNANDEL (CHE PERO' PURTROPPO PARLAVA SOLO FRANCESE) E GINO CERVI PERSONA GENEROSA E CORDIALE, PROPRIO COME APPARE NEL SUO PERSONAGGIO. LA BICILCLETTA USATA DA DON CAMILLO NELLA CORSA SULL'ARGINE INSIEME A PEPPONE ADESSO LA USA MIO NIPOTE , APPARTENEVA ALLA FIGLIA DI MIO ZIO ED E' UN CARISSIMO RICORDO.... TANTA NOSTALGIA...........

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