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Verdi, emozioni a fumetti

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di Gian Paolo Minardi

Una coraggiosa follia» , così fu presentata molti anni fa una mostra al Palazzo Ducale di Colorno, concepita nell’intendimento di ricomporre la varietà di aspetti fioriti attorno al culto di Verdi, un campionario molto colorito di testimonianze, sfocianti spesso nel «kitsch», con cui arricchire un immaginario che era andato sviluppandosi fin dalle prime affermazioni del musicista, lui vivente. Immaginario senza limiti che dal puro intento illustrativo – dalle copertine dei giornali alle leggendarie Cartoline Liebig – andrà via via integrandosi con i nuovi linguaggi della comunicazione, fino a quello del fumetto. 
Un modo di divulgare certo parziale, senza l’ingrediente primario che è la musica, e tuttavia stimolante sul versante della narrazione, un modo di far rivivere la «trama» nella sua stringatezza, senza dire poi della libertà concessa alla penna esperta e alla fantasia del disegnatore di ricreare l’ambientazione con una didascalica rispondenza ai luoghi, oggi quasi sempre ignorata dai registi, tesi verso altri obiettivi non di rado stralunati. Tante le operazioni fiorite su questo terreno, tra cui va ricordata quella intrapresa molti anni fa dal nostro editore Azzali in sintonia con la programmazione del Teatro Regio. Ma il nuovo tassello che lungo questa singolare forma di rilettura viene ora ad aggiungersi al grande mosaico che andrà inesorabilmente componendosi sotto la spinta delle imminenti celebrazioni si propone con un’evidenza e un’originalità piuttosto sorprendenti: un fumetto che si innesta con un altro fumetto. Due racconti paralleli che si intersecano in una comune tensione, due personaggi quanto mai lontani che sciolgono le proprie difficoltà grazie ad una strenua istigazione, quella della musica, col suo incanto, con la forza misteriosa e liberatoria della coralità. Verdi e Dago, il celebre protagonista di un fumetto seriale che dal 1981, quando è nato, in Argentina dalla fervida fantasia di Robin Wood prendendo poi corpo dal pennino prestigioso, dopo quello storico di Alberto Salinas, di Carlos Gomes, è diventato un divo. Personaggi quanto più distanti di come uno potesse immaginare. Eppure proprio giocando su tale diversità si è mosso l’estro di Giancarlo Liuzzi a combinare l’incontro, cortocircuito irresistibile per il lettore non appena superato il disagio iniziale. E’ nata così una preziosa pubblicazione, con tiratura numerata, realizzata dalla Editoriale Aurea di Roma, che dal 1983 pubblica le avventure di Dago. 
Punto di convergenza il giovane Verdi alle prese, dopo l’insuccesso di «Un giorno di regno» e le disgrazie familiari, con il tormentone, esistenziale quanto artistico, di «Nabucco»: per combattere l’insonnia che lo affligge nel freddo della povera stanza milanese il musicista legge un libro che aveva visto sul tavolo dell’impresario Merelli mentre gli proponeva la storia di Nabucodonosor, una raccolta di leggende che un monaco del settecento aveva raccolto su uno strano personaggio, «un rinnegato al servizio dei turchi, un mercenario degli spagnoli, un avventuriero delle Americhe, un condannato in tutti i regni». Dago, appunto, personaggio «incredibile» dice Verdi, che si sente come avvinto da quell’intreccio avventuroso, per una fulminante sintonia: «Tu hai vissuto un dramma terribile... io un altro... tu nel tuo deserto, io nel mio... due mondi così differenti come il sole e la luna ma uniti dal dolore e dall’angoscia...». Un patto rinsaldato dalle fatidiche parole che il compositore scorge, quasi casualmente, sul testo consegnatoli da Merelli, « Va’ pensiero sull’ali dorate». «Dago... amico... credo si sia aperta una porta... c’è della luce dall’altra parte...». Le due avventure si snodano separatamente, continuamente intrecciate nella sequenza eppur differenziate nella realizzazione grafica : la vicenda verdiana tutta in un monocromo seppiaceo, a evocare la tetraggine di quei giorni e come a contrappuntare il variopinto scenario di lussureggiante esotismo entro cui su muove Dago; così come l’abilissima mano di Gomez si muove con diversa modulazione nel graduare il segno. Lo «scioglimento», per entrambe, nasce dalla magia della musica, «...un inno di speranza che è il più grande tesoro degli uomini». 
Nabucco - Editoriale Aurea, pag. 114,28,00

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