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Darwin, un angelo nella sua vita

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Alessandro Censi

Si è sempre sostenuto che dietro un grande uomo ci sia una grande donna, e mai come nel caso di «Emma Wedgwood Darwin»  l’affermazione coincide. L’opera di Charles Darwin il celebre naturalista britannico che formulò le rivoluzionarie tesi evoluzionistiche sull’origine della specie, senza la moglie Emma che fu il suo sostegno intellettuale oltre che sentimentale, forse non avrebbe avuto l’impatto che ha cambiato il pensiero scientifico universale. Emma aiutò il marito per tutta la vita nel corso della scrittura delle sue opere, e fu una sorta di occhio critico che consentì a Charles di presentare le sue idee con un linguaggio migliore. E lo aiutò soprattutto a essere sereno, testimone diretta di cambiamenti rivoluzionari, ribaltando lo stereotipo della moglie «religiosa e bigotta», vissuta all’ombra del marito. In una biografia agile e documentata la scrittrice e naturalista Chiara Ceci, da tempo residente a Cambridge dove lavora alla Royal Society of Chemistry, ci presenta  «Emma Wedgwood Darwin - Ritratto di una vita, evoluzione di un’epoca»  (Sironi editore, 246, 18,00), conferendo alla religiosa e saggia moglie di Darwin il rilievo storico che le spetta di diritto. «Emma Wedgwood Darwin era una grande donna a fianco di un grande uomo se mi permette, non dietro – puntualizza subito la Ceci -. Era cresciuta nell’era vittoriana in una famiglia eccezionale, il cui nome era associato a un’industria di ceramica notissima in Inghilterra e in tutto il mondo, e i componenti oltre che imprenditori, erano soprattutto dei filantropi e intellettuali. Le donne erano educate come gli uomini, ed Emma con le sue sorelle, ha potuto beneficiare di una preparazione eccellente con insegnanti privati a casa e periodi di studio a Londra e all’estero, con lunghi soggiorni in Svizzera e in Italia che le hanno permesso di aumentare la sua cultura e vedere le città che aveva studiato sui libri».

Che cosa aveva di speciale Emma?
Era una donna molto intelligente e la sua apertura mentale le servì quando divenne la moglie di Charles Darwin. La sua fede e il suo credo nella vita dopo la morte, erano molto forti e anche se il suo ruolo nella pubblicazione delle opere del marito fu importante perché lei con la sua cultura rivide sempre le bozze degli scritti e ne impostò lo stile, espresse a Charles le sue preoccupazioni circa i suoi dubbi religiosi. Le sembrava fosse troppo rigido nell’applicare i canoni del metodo scientifico a questioni che appartenevano al dominio non scientifico della fede religiosa.

Inizialmente era spaventata dalle idee del marito?
Sì, quando Charles le confessò di avere queste idee un po’ rivoluzionarie sull’origine delle specie, non erano ancora sposati. Il padre di Charles aveva sconsigliato al figlio di raccontare queste sue idee alla ragazza perché l’avrebbero fatta scappare, ma lui invece si era fidato del suo istinto e ne aveva parlato con Emma. Lei inizialmente si era impaurita, ma aveva capito la portata delle idee di Charles e non l’ha mai ostacolato. Semmai era addolorata perché lui non fosse credente, ma convinta che lavorasse per cercare la verità, lo aiutava nel suo lavoro.

In che cosa consisteva essenzialmente la sua opera?
Amandolo e crescendo i loro dieci figli (solo sette raggiunsero l’età adulta) creò attorno a lui una vera bolla. Nella loro casa a Sud di Londra c’era la tranquillità che permetteva a Charles di lavorare serenamente. Sapeva che una volta pubblicato il libro su «L’Origine delle specie»  avrebbe attirato su di sé molte critiche, perciò continuava a lavorare nel suo laboratorio e nel suo studio grazie a Emma che aveva instaurato nella famiglia una quiete rilassante. E oltre ad assicurarle supporto morale, lo accudiva come infermiera perché Darwin era un po’ psicosomatico, e aveva delle ansie costanti che viveva come malattie.

Su cosa si basò Emma, per svolgere un ruolo così importante accanto al marito?
Sull’amore, perché lo amava davvero tanto. Inoltre, fin da piccola fu caritatevole nei confronti degli altri per una sorta di vocazione, e aiutava la sorella a mandare avanti una scuola per i bambini poveri del paese. Le donne Wedgwood erano molto impegnate nelle campagne sociali e la devozione che aveva per il marito era legata anche alla sua conoscenza della fede unitariana, un movimento che sosteneva l’utilità dell’insegnamento per tutti.

Come impostarono il loro matrimonio così felice e duraturo?
I Darwin hanno vissuto sempre in una sorta di esilio volontario. Un paio d’anni dopo le nozze andarono a vivere in una casa isolata a sedici miglia da Londra, abbastanza vicina se aveva bisogno di recarsi in città e tornare in giornata. E vissero nella campagna del Kent in tranquillità, lontani anche dal clamore suscitato dalla pubblicazione de «L’Origine delle specie», quando Charles divenne un personaggio ultranoto. Darwin non andò mai in giro a difendere pubblicamente le sue teorie, e non partecipava ai dibattiti. Si spostò un paio di volte per ricevere delle Lauree honoris causa, ma dopo molte insistenze.

E’ vero che Emma censurò alcuni passaggi dell’autobiografia di Darwin?
Darwin aveva predisposto la sua autobiografia prima di morire, e quando il figlio Frank decise di pubblicarla, Emma intervenne per ripulire alcuni passaggi riguardanti le opinioni religiose del marito. Non voleva che Charles fosse attaccato solo per alcune frasi estrapolate da contesti più complessi. Non intendeva difendere le sue teorie, ma l’integrità della sua figura.

Perché non si oppose ai funerali di Stato?
La morte di Darwin rompe la riservatezza della famiglia. Tutto era stato predisposto per una piccola cerimonia nella chiesa locale, ma appena si sparse la notizia, il Paese chiese i funerali di Stato e i presidenti della società scientifica pregarono
la famiglia perché si potesse onorare questo grande uomo. Emma acconsentì per una forma di rispetto nei confronti del marito e delle idee che si era tenuto dentro per tanti anni.

Emma Wedgwood Darwin
Sironi, pag. 246, euro 18,00

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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