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Resistenza, lapidi e cippi in memoria dei nostri martiri

Resistenza, lapidi e cippi in memoria dei nostri martiri
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Stefania Provinciali

Una mostra fotografica dal titolo allusivo, «venti5aprile.PanoramicaResistenza», racconta (fino al 29 aprile) la Resistenza attraverso 14 luoghi della provincia di Parma dove sorgono cippi e lapidi in memoria di giovani che persero la vita per la libertà dell’Italia.
Una mostra fotografica del tutto particolare poichè le opere, visibili in 75 plance, sono state collocate in luoghi diversi della città, a cielo aperto, visibili a chiunque sia capace di fermarsi e cogliere i valori dell’immagine. La mostra, prodotta dal SoFringe Festival e da Associazione Fuorifuoco, si avvale di 14 scatti di Ettore Moni mentre gli interventi grafici sono di Roberto Pia. Si snoda in differenti spazi urbani di grande frequentazione come il Lungoparma o via Mazzini, suggerendo incontri apparentemente casuali ma destinati a trasformarsi in frequentazione abituale e incisiva, come avviene per i messaggi della pubblicità. Così le foto in bianco e nero di grande formato e gli interventi grafici sono riconducibili ad una dimensione di comunicazione pubblicitaria, allontanandole, provocatoriamente, dalle tradizioni del realismo di solito percorse da questo tipo di narrazioni. Gli effetti che si ottengono sono di straniamento prossimi alle installazioni di Public Art e site Specific. L’iniziativa si pone certo nel solco di una tradizione celebrativa affidata solitamente alle istituzioni ma si differenzia per il fatto che parte da un gruppo di cittadini, soggetti legati da una storia comune di partecipazione e impegno civile che, avvertendo il rischio di un affievolirsi dell’attenzione e con il preciso intento di tutelare una fondamentale memoria locale oltre che nazionale, decidono di progettare per la propria città una celebrazione del 25 Aprile in forma rinnovata. Emerge il bisogno di uscire dalle caratteristiche di epopea che la Resistenza ha in questi decenni assunto quale racconto fatto di vicende, volti, azioni, mediato da parole inevitabilmente e giustamente declinate al passato ed attualizzare quel sistema di racconto rovesciandone il contesto, spostando la riflessione in ambiti normalmente considerati esterni a quella specifica tradizione.
Da qui la scelta di mostrare, innanzitutto, i luoghi della forzata clandestinità e delle coraggiose lotte non come spazi mitici e distanti ma come luoghi concreti ed attuali, con tutte le visibili contraddizioni dell’oggi: il consumo del territorio, lo sfregio ambientale, la speculazione incombente, elementi che sono anche in evidente contraddizione con i valori di responsabilità, altruismo, coraggio e senso del bene comune che appartengono a pieno titolo al patrimonio di insegnamento delle lotte partigiane.
 

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