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Ritratti di santi, eroi e cardinali in terra di Marca

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Stefania Provinciali

Scoperte e riletture, opere «dimenticate» all’ombra di un altare, nomi di pittori che hanno raggiunto la celebrità in una terra che sta riscoprendo il proprio patrimonio. Una imponente e suggestiva rassegna «Da Rubens a Maratta» dedicata al Barocco nelle Marche e curata da Vittorio Sgarbi, ha il suo cuore nella cittadina di Osimo, nelle sedi espositive del Museo Civico e di Palazzo Campana, edificio caratterizzato da interventi architettonici sei-settecenteschi. In questo contesto sono riunite più di 100 opere provenienti dal territorio regionale, da collezionisti privati e da importanti musei nazionali che conservano testimonianze legate alla cultura figurativa delle Marche.  Pomarancio, Rubens, Bernini, Reni, Guercino, Gentileschi, Preti, Vouet, Solimena, i marchigiani Cantarini, Guerrieri, Sassoferrato, il parmigiano Giovanni Lanfranco e gli altri, sono riuniti nella mostra di Osimo (promossa dalla Regione Marche, dal Comune di Osimo e dalla Soprintendenza Beni Storici Artisci ed Etnoantropologici delle Marche di Urbino) a partire dal grande arazzo, eseguito su cartone di Rubens e raffigurante l’Assunzione della Vergine, solitamente visibile una sola volta all’anno. Raro e prezioso per la qualità cromatica, la tecnica esecutiva ed il buono stato di conservazione permette di essere ammirato come se fosse appena uscito dall’atelier d’origine, con le stesse lumeggiature eseguite con filati in oro ed argento. E’ l’invito ad entrare nella mostra (aperta fino al 15 dicembre) che, oltre ai dipinti, comprende sculture ed oreficerie sacre, con l’intento di indagare l’intensa attività artistica seicentesca sul territorio. L’esposizione guida infatti alla consegna di una storia barocca degna di grande considerazione, in un’area che visse sotto il dominio papale e dove, grazie ad una importante rete di relazioni personali nell’ambito della Curia romana, i maggiori esponenti del patriziato locale si dedicarono alla committenza artistica, contribuendo al rafforzamento dei tradizionali rapporti con i principali centri italiani da Venezia a Roma, Firenze e Bologna e la stessa Curia arricchì di opere le sue chiese e le sue raccolte. Storie di Papi e di Signori che amarono l’arte ma anche di un secolo quale il Seicento che si aprì su eventi inaspettati, legati al genio di un autore ed ai suoi «seguaci». Ecco allora svelarsi in un raffronto di opere gli esiti di Rubens che dopo aver visto Caravaggio a Roma, si volge alla rappresentazione di spazi «illusori» di estrema raffinatezza, tanto da essere considerato l’archetipo del Barocco, in aperto rapporto col classicismo. I due mai si incontrano ma le loro opere hanno avviato un dialogo a distanza, che ancor oggi sa affascinare. A mantenere vivi i rapporti con l’ambiente culturale romano c’è poi Carlo Maratta, nativo di Camerano (1625), ma di fama internazionale, tanto apprezzato dalle Corti Europee e dalle più alte Gerarchie Ecclesiastiche  da diventare il modello estetico per eccellenza nel passaggio fra Seicento e Settecento. E’ attraverso i suoi epigoni, come il Chiari, che il classicismo marattesco s’irradia nella pittura del Seicento. Nell’ampia sezione a lui dedicata il volto di Giovanna Garzoni, celebre miniaturista, colta in età avanzata, ce lo restituisce ritrattista di raffinata eleganza ed acume pittorico, mentre il ritratto del cardinal Antonio Barberini, dalla solenne teatralità, pare accogliere il visitatore ignaro e guidarlo idealmente dentro le stanze della mostra. Qui non si può non soffermarsi sulla «Sacra Famiglia» o sulla «Cleopatra» che ebbe come modella la figlia del pittore, Faustina, che Maratta ha più volte raffigurato nelle vesti delle sue eroiche protagoniste dipinte. Fra santi, eroi e cardinali, la mostra porta a nuove considerazioni sul periodo barocco nel rapporto con i maggiori artisti attivi nell’Urbe, le cui opere giunsero nell’alta Marca di Ancona e ad Osimo, per volere dai cardinali Barberini senior e junior, che ebbero così a godere dei dipinti di Gian Lorenzo Bernini, Giacinto Brandi e François Perrier, tutti legati all’ambito barberiniano. Infine non mancano i colpi di scena di quelli destinati a far discutere gli esperti. Due opere già attribuite a Sebastiano Grezzi vengono da Vittorio Sgarbi dati ad altra mano. Sono «L’Arcangelo Gabriele » e «la Vergine» due piccoli dipinti che non mancano di qualità pittorica e che lo storico dell’arte attribuisce al Guercino giovane. Così anche l’attribuzione di Stefano Papetti, co-curatore del catalogo, al Pomarancio della Comunione di San Silvestro, già attribuita al Peruzzini. E’ solo un approccio al percorso espositivo, l’altro, dedicato a «Le meraviglie del Barocco nelle Marche» si snoda oltre la bella cittadina di Osimo, si estende nell’entroterra fino a toccare il mare, il Parco del Conero e sulle colline, Camerano, sulle tracce del Maratta, di cui ricorre nel 2013 il terzo centenario della morte. A Loreto, nel Museo della Santa Casa, una sezione espositiva è dedicata al Pomarancio attivo anche nella Sala del Tesoro della Basilica, interamente decorata con stucchi e affreschi del grande artista.
 

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