18°

Parma

Dialetto, vita sempre più difficile

Secondo il linguista e dialettologo Giovanni Petrolini, il parmigiano corre il rischio di non essere più parlato. Un tema sul quale lo studioso, autore di un monumentale lessico storico etimologico delle parlate parmensi, ha tenuto una lezione alla Famija Pramzàna

Dialetto, vita sempre più difficile
Ricevi gratis le news
0
 

A cura della Consulta per il dialetto parmigiano, in collaborazione con la Famija Pramzàna e la biblioteca Civica, da dicembre è iniziata la seconda edizione di un Corso di dialetto articolato su dieci incontri. La lezione di apertura è stata tenuta da Giovanni Petrolini professore di linguistica e dialettologia italiana mentre quella di chiusura lo sarà dal linguista e glottologo professor Guido Michelini.

Qualche considerazione generale.

I linguisti ci dicono che, tra lingua e dialetto, sul piano strettamente linguistico, non esistono sostanziali differenze. Si tratta infatti di sistemi fonematici dotati in entrambi i casi di una loro grammatica (fonetica, morfologia, sintassi, lessico). Lingua e dialetto hanno insomma «una pari dignità semiologica». Anche dal punto di vista genetico, lingua e dialetto rappresentano diversi momenti di uno stesso continuum linguistico. Quello che era una lingua, il latino, attraverso il suo uso parlato si trasformò lentamente, attraverso i secoli, nei volgari parlati neolatini ovvero nei dialetti neolatini e da questi si svilupparono le lingue nazionali. I dialetti sono dunque fratelli dell’italiano perché come l’italiano sono figli del latino e non figli, magari deformi, dell’italiano. Eppure, nonostante queste indubbie affinità linguistiche, lingua e dialetto nel vocabolario italiano hanno un significato ben diverso. Nessuno potrà dire che l’italiano è un dialetto e che il parmigiano è una lingua. Quel che distingue nettamente l’uno dall’altra a ben vedere non dipende da considerazioni linguistiche ma extralinguistiche. Nel linguaggio comune lingua e dialetto, si collocano su due piani diversi. Il dialetto è una varietà linguistica parlata da un numero di persone inferiore e la sua importanza letteraria è inferiore a quella dell’italiano. Queste considerazioni ci portano insomma a collocare senz’altro il dialetto su di un piano di inferiorità rispetto alla lingua.

Il valore del dialetto

Le cose però cambiano radicalmente se si considera che per molti di noi il dialetto è stato la prima lingua che è stata ascoltata in famiglia e ancor più è stata la prima lingua dei nostri padri e dei nostri nonni. Il dialetto ha per noi ha un valore affettivo di gran lunga superiore all’italiano. Quello strano modo di parlare il dialetto è il nostro e solo il nostro, diverso da quello di tutti gli altri abitanti della terra. Più del colore degli occhi e dei capelli, più del modo di vestire a di parlare esprime la nostra più specifica identità e soprattutto la sua curva melodica, la sua cadenza, il suo accento inconfondibile rappresentano una sorta di linguistico Dna. Ed è naturale perciò per noi parmigiani non più giovanissimi innalzarlo di grado e dire che il dialetto parmigiano è una lingua. Si capisce allora perché benemerite istituzioni facciano di tutto per non dimenticarlo e valorizzarlo in un momento della nostra storia in cui fatalmente, se non contrastato, ci porterebbe ad abbandonarne l’uso e con esso forse anche il ricordo.

A pensarci bene ci sono poi ragioni non solo soggettive e identitarie ma anche oggettive che inducono per qualche verso a considerare il dialetto più importante rispetto alla lingua. La sua maggiore antichità per esempio. Per le lingue si può stabilire seppure approssimativamente la data della loro nascita. I dialetti non l’hanno ma sono certamente più antichi delle lingue. Se è vero che l’ anzianità fa grado, il dialetto è di grado più elevato della lingua. Di questo si era accorto in qualche modo Dante Alighieri che nel «De vulgari eloquentia» giudicava senz’altro «nobilior» (più nobile) il volgare, cioè la parlata nativa (oggi diremmo il dialetto), rispetto alla «gramatica», come lui definiva la lingua latina.

Come valorizzare il dialetto

Ci sono dunque molte ragioni valide per valorizzare il dialetto e ci sono vari modi per farlo. Tutte le iniziative però devono fare i conti con quanto la storia linguistica italiana ci insegna e cioè che una lingua si parla e si impone quando ci sono condizioni ambientali che suggeriscono e in qualche modo obblighino ad usarla per capire e per farsi capire. Se è vero che oggi non si avverte l’indispensabilità di parlare in dialetto è vero però che da qualche tempo ci si è accorti del valore psicologico e affettivo dei dialetti. Quando le persone parlano in dialetto sentono il piacere di parlarlo perché parlandolo esprimono l’orgoglio di essere figli di questa amatissima città dal glorioso passato storico etimologico delle parlate parmensi.

Pur apprezzando le varie iniziative che tendono a salvare e valorizzare il dialetto, Petrolini non nasconde il suo pessimismo sul fatto che si possa tornare a parlare in dialetto come una volta. Egli pertanto ritiene che il modo più efficace per valorizzare il dialetto sia quello di archiviarne la memoria (già largamente archiviata) e di approfondirne lo studio. A questo proposito ha annunciato di avere finalmente concluso una impresa ambiziosa, forse «velleitaria», quella di un lessico storico etimologico delle parlate parmensi. Dice: «E’ il lavoro di una vita. L’ho cominciato insieme a mio padre quando ero studente di lettere alla Università di Bologna e concluso adesso che ho i capelli bianchi. Attendo con ansia che qualche generoso imprenditore o qualche pubblica Istituzione mi aiuti a pubblicarlo. Anche se non mi nascondo che a questi lumi di luna quello di stampare come si deve, non ''basta ch’sia'', 15 volumi di 350 pagine l’uno, più un volume ''0'' di introduzione e bibliografia non è certo un gioco da ragazzi»

Petrolini sostiene che ogni parola del nostro dialetto ha una sua storia da raccontare. In particolare le parole di tutti i giorni molto spesso si trasformano, si modificano, pian pianino si deformano.

Un commento

A fine lezione, il professor Giovanni Mori, ha commentato convenendo che esiste il rischio che il dialetto non venga più parlato. E il rischio è più forte per il Parmigiano che per altri dialetti, a causa della spocchia con cui la grande corte della piccola capitale ha per secoli considerato chi parlava il dialetto cioè come un ignorante. Tuttavia, in altre regioni ciò non accade, come in Veneto, a Napoli o a Roma. In altre città addirittura si verifica il processo inverso, come a Mantova e anche a Brescia e Piacenza. Lì le persone più acculturate, quelle che non temono di essere scambiate per ignoranti, hanno ripreso a godersi il piacere di parlare ed ascoltare il dialetto. E’ una operazione che si può fare anche a Parma.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi
Clicca qui per leggere e commentare >>

Inviaci il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 2500

Video

IL METEO NEL TUO COMUNE

Gossip, Fun, Spettacoli

Zanza

Maurizio Zanfanti, detto "Zanza"

RIMINI

Malore fatale in auto con una ragazza: è morto "Zanza" , re dei playboy della Riviera romagnola

Mirco Levati "paparazzato" con Belen

GOSSIP

Mirco Levati "paparazzato" con Belen Foto

Harlem Gospel Choir

Auditorium Paganini

Arriva l'Harlem Gospel Choir

Notiziepiùlette

Ultime notizie

Parma-Brescia, una volta scesi dal treno... il confronto tra le stazioni Foto

LA CURIOSITA'

Parma-Brescia, una volta scesi dal treno... il confronto tra le stazioni Foto

di David Vezzali

4commenti

Lealtrenotizie

Blitz nei centri massaggi, dalle tenutarie ai personaggi tuttofare: ecco i retroscena

L'INCHIESTA

Blitz nei centri massaggi, dalle tenutarie ai personaggi tuttofare: ecco i retroscena

1commento

CALCIO

Napoli-Parma: turnover leggero per i crociati, confermati Gervinho e Inglese Diretta dalle 21 

Segui gli aggiornamenti minuto per minuto a partire dalle 21

FIDENZA

Stazione, 23enne aggredita da un extracomunitario

3commenti

LAUREA

La farfalla Giulia è diventata dottoressa

3commenti

CONTROLLI

Polizia a cavallo nei parchi cittadini

Fontevio

Choc anafilattico, vivo per miracolo. La farmacista: "Ecco come l'ho salvato" Video

LUTTO

Addio ad Armido Guareschi, ex patron della Lampogas

PARMA

Scontro auto-bici in via Zarotto: un ferito

Fuga di gas nella notte: vigili del fuoco in via Gobetti

PARMA

Lavori in Cittadella: arrivano operai e ponteggi Foto

LANGHIRANO

Castello di Torrechiara chiuso, rabbia e proteste

2commenti

FIDENZA

Vandalismo: distrutto il lunotto di una Lancia Y

Corniglio

Sesta diventa un set per il film di Giovanni Martinelli

EXPORT

A Parma boom nel secondo trimestre: +13%

CALCIO GIOVANILE

«Mio figlio col braccio rotto, ma nessuno ferma l'azione»

3commenti

Teatro Due

Jeffery Deaver presenta stasera il nuovo romanzo

16 novembre

Le "stelle" illuminano la città: per il terzo anno la Guida Michelin presentata a Parma

Il giornale di oggi

sfoglia

abbonati

EDITORIALE

Il non-detto dietro la legge di stabilità

di Domenico Cacopardo

CHICHIBIO

Borgo Casale - Chef giovane, con qualità ed equilibrio

ITALIA/MONDO

CHIETI

Violenta rapina a Lanciano: arrestati tre romeni. E si cerca il capobanda italiano

genova

Crollo del ponte, ferrovia a pieno regime dal 4 ottobre

SPORT

sport

D'Aversa: "Napoli fortissimo, ma nella vita niente è impossibile" Video

BASEBALL

Parma Clima: Yomel Rivera raggiunge i compagni in Arizona

SOCIETA'

GUSTO LIGHT

La ricetta "green" - Vellutata delicata ai cannellini

PARMA

Il pubblico della fiera come i piloti Ferrari: l'emozione del pit-stop a "Mercanteinauto"

MOTORI

ANTEPRIMA

Finalmente e-Tron: l'elettrico secondo Audi Fotogallery

RESTYLING

Mazda CX-3 dà ancora fiducia al diesel