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Quasi 4mila donne hanno chiesto aiuto nel 2017 in Emilia-Romagna. I Centri antiviolenza: "8 marzo non è una festa"

festa delle donne 8 marzo
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"L’8 Marzo 2018 non sarà e non può essere un giorno di festa. Sono passati solo pochi giorni dal terribile femminicidio di Cisterna di Latina, che ha visto un uomo ferire gravemente la moglie, da cui si stava separando, e uccidere le sue due bambine. Molti commentatori hanno detto che “non ci sono parole” per quella che hanno definito “una tragedia”. Le parole invece ci sono ma si fa ancora fatica ad usarle: femminicidio, femicidio, violenza di genere".
Lo dice una nota del Coordinamento dei centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna, che fa il punto del fenomeno violenza con i numeri del 2017. L'anno scorso le donne in cerca di aiuto che si sono rivolte ai 14 centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna sono state 3951. Fra queste, sono 3543 le donne che hanno subito violenza (89,7%). Il trend è in aumento.

Continua il comunicato:
I centri antiviolenza che hanno preso parte alla rilevazione del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna nel 2017 sono stati 14, uno in più rispetto all’anno precedente (l’UDI di Bologna). La comparazione dei dati raccolti nel 2017 con quelli del 2016 richiede quindi che si proceda ad una disaggregazione del dato complessivo.
Le donne che si sono rivolte ai 14 centri che compongono il Coordinamento dei centri antiviolenza della regione Emilia-Romagna, in cerca di aiuto, nel 2017 sono state complessivamente 3951. Fra queste, sono 3543 le donne che hanno subito violenza (89,7%).
Considerando i 13 centri che hanno partecipato alla rilevazione nel 2016, il numero complessivo delle donne accolte è di 3625, in aumento di 192 unità, pari al + 5,6%, rispetto all’anno precedente, in cui erano state 3433. Un aumento analogo si registra fra coloro che hanno subito violenza: coloro che hanno subito violenza sono state infatti 3200 nel 2016 e sono 3341 nel 2017 (+141 donne, + 4,4%). Fra di esse vi sono sia donne nuove che donne in percorso da anni precedenti.
Nel corso del 2017, le donne che hanno preso contatto per la prima volta con i 14 centri antiviolenza del Coordinamento regionale, perché hanno subito violenza, sono state 2852.
Considerando i 13 centri che hanno partecipato alla rilevazione nel 2016, ai fini della comparazione, nel 2017 il numero complessivo delle donne nuove accolte che hanno subito violenza è di 2650, in aumento rispetto all’anno precedente di 98 unità (+3,7%).
Le donne che hanno continuato un percorso iniziato in anni precedenti nel 2017 sono state 691, un numero superiore di 46 unità (+7,1%), rispetto a quello dell’anno precedente, il 2016 (645).
Le donne provenienti da altri paesi nel 2017 sono 1005 pari al 35,9%, una presenza del tutto simile a quella rilevata negli anni precedenti. Le donne italiane sono 1798, il 64,1%.
Nel 2017 le donne nuove accolte che subiscono violenza con figli/e sono complessivamente 2013, pari al 75,9%, una percentuale simile a quella del 2016. I figli/e delle donne accolte sono 3538: in media 1,8 figli/e per donna. Fra di essi coloro che hanno subito violenza sono 1839, pari al 55,8%, una percentuale superiore di 1 punto rispetto a quella dell’anno precedente, il 2016.

Nel 2017 le donne accolte che subiscono violenze fisiche sono pari al 64,2% (1832 donne); coloro che subiscono violenze psicologiche sono l’89,6% (2555 donne); coloro che subiscono violenze economiche sono il 40,1% (1145 donne); coloro che sono vittima di violenze sessuali sono il 14,1% (412 donne). Percentuali che variano di poco rispetto agli anni precedenti.
Le donne ospitate nelle case-rifugio e nelle altre strutture dei centri antiviolenza del Coordinamento regionale, nel corso del 2017 sono state 265, i figli/e minori ospitati 289. Rispetto al 2016, si verifica un aumento di 39 donne (+17,3%) e di 66 minori ospitati (+29,6%). In media le notti di permanenza – per donne e figli/e – sono state 85,4, in leggera flessione rispetto all’anno precedente (94,3), probabilmente a seguito di un aumento delle ospitalità in emergenza.

Dichiara Samuela Frigeri, presidente del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna: “I dati ci dicono che sempre più donne si rivolgono ai centri antiviolenza. Eppure purtroppo questo spesso non basta a proteggerle dalla violenza. Perché le loro voci e le loro denunce non restino inascoltate c’è bisogno di un’azione congiunta. Fondamentale anche il lavoro di prevenzione: più fondi ai centri antiviolenza, corsi di educazione al genere e all’affettività nelle scuole, narrazioni mediatiche corrette del femminicidio. Sono tutti elementi che possono contribuire a contrastare la violenza maschile sulle donne”. 

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