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Lactalis sempre più forte: Parmalat "accende" il dibattito politico. Il titolo perde il 7% in Borsa

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Lactalis ha raggiunto l’accordo «nelle prime ore di oggi» con i fondi Zenit Asset Management, Skagen As e Mackenzie Financial Corporation per l’acquisto di tutte le azioni ordinarie in loro possesso, pari al 15,3% del capitale, ad un prezzo di 2,8 euro per azione. L'accordo - prosegue il comunicato - verrà eseguito «in data odierna nei più brevi tempi tecnici necessari» e l'esecuzione potrà avvenire «mediante acquisti effettuati direttamente dal gruppo Lactalis», e, in alternativa, «nell’ambito di contratti di equity swap». A seguito dell’operazione, il gruppo Lactalis potrà contare su una partecipazione potenziale del 29% del capitale di Parmalat. 

BONDI NON RESTERA', SE VINCERA' LACTALIS. Secondo fonti finanziarie citate dall'agenzia Ansa, l'amministratore delegato Enrico Bondi non è disponibile ad avere un ruolo operativo in Parmalat nel caso in cui Lactalis dovesse assicurarsi la maggioranza nel cda in occasione dell’assemblea di aprile (nei giorni 12, 13 o 14).

L'ANTITRUST SEGUE LA VICENDA, L'AGENZIA DELLE ENTRATE PARTE CON I CONTROLLI. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato è «molto attenta» alla situazione di Parmalat. Il presidente dell’authority, Antonio Catricalà, ha spiegato: «A noi interessa la situazione quando cambia il controllo di fatto, non quando cambia il controllo giuridico. Probabilmente in questo caso cambia il controllo di fatto».
«Se così fosse - ha aggiunto Catricalà a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria - è chiaro che ci sarebbe un interesse di natura Antitrust. Però stiamo parlando ancora di ipotesi».
Intanto si è appreso che si sta muovendo anche l'Agenzia delle Entrate. Faro puntato sulla vendita di partecipazioni Parmalat a Lactalis e su quella di Bulgari a Lvmh. Con una nota, l'Agenzia annuncia che «l'Amministrazione finanziaria verificherà il rispetto delle disposizioni normative che prevedono, al ricorrere di determinati presupposti, la tassazione in Italia dei redditi derivanti dalle predette operazioni».

ANCORA SPERANZE PER UNA CORDATA ITALIANA. Il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha detto, rispondendo ai cronisti, che spera ancora che ci sia spazioe per una cordata italiana in Parmalat. Lo stesso auspicio viene dalla Granarolo: «Speriamo che non sia ancora troppo tardi» per una cordata italiana per Parmalat, ha affermato il presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari. «Bisogna vedere - ha osservato Calzolari - se le banche da una parte e il governo dall’altra possono ancora fare qualcosa. Non escludo che nei prossimi giorni ci saranno incontri tra la banca (Intesa Sanpaolo) e il governo», ha proseguito, per valutare un intervento «o anche per mettere la parola fine».
Nell’eventuale piano della Granarolo nell’ambito della cordata italiana per la conquista di Parmalat ancora allo studio, il gruppo lattiero «non pensa di mettere soldi ma possiamo conferire pezzi della Granarolo all’interno di un veicolo»: lo ha detto in modo chiaro il presidente del gruppo, Gianpiero Calzolari, nel corso della conferenza stampa per la presentazione dei conti 2010. «I nostri soci - ha ricordato - sono allevatori e non abbiamo risorse finanziarie da mettere a disposizione». Al tempo stesso, ha aggiunto Calzolari, «non mi risulta che abbiano comprato azioni» Parmalat in Borsa. A chi gli chiedeva se sia possibile che possano intervenire le Coop, Calzolari ha detto: «Questo mondo ha strumenti che potrebbero partecipare ma di certo non da soli».
Rispondendo a un'altra domanda, Calzolari ha sottolineato che a suo giudizio «ci potrebbero essere e sicuramente ci saranno problemi di Antitrust» dopo un'eventuale conquista della guida del gruppo di Collecchio da parte di Lactalis.
Su Parmalat interviene inoltre la Ferrero, attraverso una nota, per chiarire la sua posizione. È sempre interessata all'idea della cordata italiana: «Nella vicenda Parmalat, Ferrero ha risposto con interesse e simpatia alla eventualità di un progetto industriale di lungo periodo di stampo italiano. Rimane interessata se matureranno le condizioni che lo rendano possibile».

IL MINISTRO SACCONI: "DOBBIAMO IRROBUSTIRE LA NOSTRA PIU' COMPLESSIVA INDIPENDENZA ECONOMICA". «Certamente dobbiamo preoccuparci per quanto riguarda le attività strategiche come quelle relative all’energia o alla filiera agroalimentare. Quanto più sono filiere a forte valenza italiana tanto più possiamo pensare di irrobustire la nostra più complessiva indipendenza economica». Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, parlando dell’avanzata dei francesi in Parmalat.
A proposito del provvedimento in difesa dell’industria nazionale dagli attacchi stranieri, annunciato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, Sacconi si è limitato a dire: «La situazione la sta studiando Tremonti». Ad ogni modo, la presenza dei francesi nelle aziende italiane è un fenomeno sul quale, secondo Sacconi, «non si deve esagerare perché è più contenuto di quello che talora viene descritto».

SUSANNA CAMUSSO (CGIL): "SIAMO UN PAESE SCALABILE". Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso commenta così la mossa dei francesi di Lactalis, arrivati a detenere una partecipazione potenziale pari al 29% del capitale: il «nodo» è che «noi siamo un Paese scalabile», visto che non ci sono politiche industriali e di tutela del nostro Paese.
«Il tema non è francesi sì o francesi no, il tema d’origine è se il nostro paese ha intenzione di avere un sistema industriale e di salvaguardarlo e quindi di avere, come, giustamente in ritardo, ha enunciato il ministro Tremonti delle politiche di tutela del sistema delle imprese e delle politiche industriali. Torniamo sempre al nodo - ha affermato Camusso - noi siamo un paese scalabile, sistematicamente scalabile e vendibile. Siamo un paese in cui c'è un ministro che ha teorizzato che l’unica politica industriale è quella che fanno le singole aziende. Se questa è la teoria, non c'è paese, non c'è settore. Bisognerebbe rimettere in fila i fondamentali, ancor di più in un caso - ha concluso il leader della Cgil - come quello Parmalat visto che è l’intera collettività che ha pagato il crac ed il risanamento dell’azienda».

GLI AGRICOLTORI DELLA CIA: "UN CASO DA ANTITRUST". "Il governo deve intervenire prontamente: l’agroalimentare italiano è strategico e deve essere tutelato. Crediamo che questo sia un caso da Antitrust", ha detto Giuseppe Politi, presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori. "La Lactalis, presente in Italia con i marchi Galbani, Invernizzi e Cademartori, Locatelli e Vallelata, ha ora i numeri per conquistare la maggioranza nel Consiglio di amministrazione del gruppo di Collecchio - osserva Politi - e questo dimostra che l’altolà del ministro Tremonti è caduto nel vuoto; in questi casi le parole servono a poco". Per il presidente della Cia, "occorrono subiti fatti concreti, ecco perché occorre intervenire subito; non vogliamo essere tacciati per nazionalisti o per protezionisti, ma non si può permettere che il made in Italy' agroalimentare finisca totalmente in mani estere".

RAINIERI (LEGA NORD): "SCALATA PREVEDIBILE". «Dopo le multe che l’Ue ha notificato alle nostre stalle favorendo di fatto la "crescita" dei produttori di latte stranieri, anche un’importante azienda di preparazione e lavorazione del latte si appresta a lasciare il "nostro territorio". La scalata di Lactalis alla Parmalat era prevedibile. Forse qualcuno avrebbe dovuto pensarci prima, invece di restare a guardare». Così Fabio Rainieri, parlamentare parmigiano della Lega Nord e segretario della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, interviene sulla scalata dell’azienda francese Lactalis alla Parmalat, che si è aggiudicata il 29% del capitale del gruppo di Collecchio.
«Ecco perché - ha concluso Rainieri - non accettando che un’ennesima grande azienda lasci la Padania senza che alcuno batta ciglio, invito il ministero e il Governo tutto a intervenire. La Parmalat deve restare italiana così come deve essere garantito un futuro certo a tutti quei produttori che fino a oggi hanno conferito la materia prima proprio all’azienda di Collecchio».

BONANNI (CISL) CHIEDE DI FERMARE IL "PERICOLOSO SHOPPING" FRA LE NOSTRE IMPRESE. «Bisogna fermare questo continuo e pericoloso shopping ai danni delle imprese italiane. Non possiamo assistere impassibili alle scalate dei gruppi industriali stranieri senza che nessuno dica niente o muova un dito». Lo afferma il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, aggiungendo che «il Governo, l’opposizione e tutte le istituzioni del nostro Paese hanno il dovere di trovare una soluzione per difendere le produzioni nazionali e gli interessi collettivi nazionali».
Per Bonanni, «tutti i grandi Paesi europei hanno saputo trovare una strada equilibrata per tutelare i settori strategici ed il libero mercato. Non si tratta di evocare la strada del protezionismo o del nazionalismo. Ma non possiamo consegnare senza colpo ferire ai concorrenti stranieri settori strategici a partire da quello alimentare come sta avvenendo in queste ore con la Parmalat. È in ballo l’assetto produttivo ed industriale del nostro Paese, con tutte le conseguenze che questo può avere per l’indotto e per l’occupazione».
«Noi - aggiunge il leader della Cisl - abbiamo apprezzato che il ministro Tremonti abbia annunciato una iniziativa legislativa per porre dei paletti alle scalate straniere nei confronti delle imprese italiane. Ma occorre subito un provvedimento straordinario per affrontare una volta per tutte la questione e salvaguardare quel poco che resta dell’apparato industriale del nostro Paese».

TONFO IN BORSA PER IL TITOLO PARMALAT. Tonfo in Piazza Affari per Parmalat: nel giorno dell’accordo di Lactalis con i fondi esteri per salire al 29% del capitale, il titolo ha registrato un calo finale del 7,06% a 2,29 euro, molto sotto i 2,8 euro pagati dai francesi. Il blitz di Lactalis rende meno appetibile il titolo per possibili speculazioni in vista di una lotta per il controllo. Tuttavia gli scambi sono stati ancora elevati: sono passate di mano 146 milioni di azioni, pari all’8,4% del capitale.
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  • claudio

    23 Marzo @ 08.36

    SMETTIAMOLA DI PARLARE DI GOVERNO E DI RESPONSABILITA' IN QUESTO. CASO. SI TRATTA SOLO DI UNA FABBRICA DOVE SI FA LO YOGURT, LATTE ECC.... SE AGLI IMPRENDITORI ITALIANI NON INTERESSA, COSA C'ENTRA IL GOVERNO. E' SOLO UN FATTO PRIVATO. IO VOGLIO CHE IL GOVERNO SI OCCUPI DELLA SCUOLA DELLA SANITA' DELLA GIUSTIZIA E DELLA MORALITA' DELLA VITA PUBBLICA. PER IL RESTO LA RISPOSTA VA AI CONSUMATORI, CI SONO ALTRE AZIENDE ITALIANE CHE FANNO GLI STESSI PRODOTTI. CHI NON VUOLE I FRANCESI, DOVRA' SMETTERE DI COMPERARE PARMALAT E IL FATTURATO CALERA' DRASTICAMENTE. CI LAMENTIAMO TUTTI DELLA CINA E POI TUTTI AI MERCATINI A COMPERARE ROBA CINESE. ABBIAMO APPENA FESTEGGIATO I 150 ANNI DELLA NASCITA DI QUESTO PAESE, DIMOSTRIAMO LA NOSTRA UNITA' ANCHE NELLE SCELTE COMMERCIALI.

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  • max

    22 Marzo @ 22.51

    Chissa' se i nuovi padroni francesi sono cosi' massoni come gli attuali, o forse sarebbe il caso di dire frères masons e scusatemi il francesismo, ma di gran maestri a Parma ne abbiamo e ne abbiamo avuti fin troppi.

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  • Hugo the Boss

    22 Marzo @ 20.40

    visto che vogliamo l'europa perchè meravigliarci di un mercato libero...! se lo sviluppo di un'azienda migliora passando di mano perchè no...! importante son le tutele il resto nemmeno lo sappiamo ora di chi son le aziende e quelle straniere (molte) son certo meglio di quelle locali piene di trufferie...(quella sopra detta era l'esempio calzante)

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  • JM

    22 Marzo @ 18.22

    E\' il sistema Italia, cosi com\'è, che non regge più.\r\nUna gerontocrazia incapace di guardare al presente, può essere capace di guardare al futuro? Un intreccio diffuso di interessi e poteri che soffoca le energie delle nuove generazioni (per quanto le giovani generazioni siano sempre meno), un sistema di poteri che si autoreferenzia, dove nessuno \'molla\' mai la poltrona, che vive di rendita e che vede nello stato la vacca da mungere, con le briciole (si fa per dire) per investire sul futuro .. può continuare all\'infinito questo tutto ciò?\r\nIl governo non è altro che uno spaccato della nostra società, in cui ciò che conta sono le proprie rendite e la propria posizione di potere.\r\nServirebbe una vera rivoluzione del pensiero (o forse qualcosa di più cruento, purtroppo) per dar spazio a forze fresche e a nuove idee nel tentativo di invertire l\'attuale tendenza al declino, culturale e sociale. Ma credo anche sia solo un sogno..\r\nAuguri Italia, buon compleanno \'vecchia\' mia

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  • francesco

    22 Marzo @ 17.16

    A questo punto visto che si prendono tutto i francesci e litalia non fa niente vogliamo anche la cittadinanza francese!

    Rispondi

    • sandro volpe

      22 Marzo @ 22.52

      tarnquillo, passiamo dai gran maestri ai grand maitres

      Rispondi

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