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EDITORIALE

Affrontare l'emergenza

Editoriale di Claudio Rinaldi

Affrontare l'emergenza
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Parma non è Scampia, per fortuna. San Leonardo non è il Bronx, per fortuna. Lo abbiamo detto tante volte, rispondendo alle critiche di chi periodicamente accusa la “Gazzetta” di drammatizzare situazioni di degrado o enfatizzare l’emergenza criminalità.
Eppure di emergenza si tratta: su questo non si discute. Il caso di San Leonardo è tristemente emblematico. Il giallo del giovane nigeriano trovato morto è una terribile conferma: sia che sia stato ucciso brutalmente con un colpo alla testa (come sembrerebbe più probabile), sia che un pirata della strada lo abbia investito e abbandonato.
Il problema non è attribuire colpe e responsabilità: ma invitare a prendere atto che la situazione del quartiere è esplosiva. Nessuno ha la soluzione in tasca, pronta e certa. Le istituzioni hanno sicuramente responsabilità ma anche altrettante, obiettive giustificazioni: a partire dai pochi uomini e dai pochi mezzi a disposizione delle forze dell’ordine. Certo, fa specie vedere pattuglie di polizia e carabinieri fare posti di blocco all’altezza della nuova rotatoria di via San Leonardo, controllare patenti e libretti di circolazione, ignorando il via-vai impressionante di pusher, pochi metri più in là. Succede, succede.
Fa impressione anche apprendere che l’altra notte pochi, pochissimi abbiano messo la testa fuori da una finestra, per vedere cosa stesse accadendo. C’era un ragazzone di 22 anni steso in un lago di sangue, morto. Fa impressione apprendere che non pochi si siano lamentati di essere stati svegliati dagli investigatori, nel cuore della notte. I poliziotti stavano facendo il loro mestiere: raccoglievano informazioni per provare a fare luce su una morte misteriosa. Siamo a Parma, non a Scampia: e questa specie di mix tra paura, omertà e menefreghismo fa impressione.
Certo, bisogna fare qualcosa: bene e in fretta. Bene nel senso che si devono trovare soluzioni concrete e risolutive. In fretta, è ovvio: perché la gente non ne può più. Perché non è giusto che ci siano strade (e quartieri interi, e parchi) dove i parmigiani hanno paura a passare. Non è giusto che si trovi in strada un ragazzo di 22 anni, morto, con la testa rotta. Parma non è Scampia, per fortuna. Ma questo non significa che si possa stare con le mani in mano. L’emergenza c’è e va affrontata.

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  • Massimiliano

    03 Novembre @ 13.15

    Già, fa specie vedere le forze dell'ordine controllare i documenti di automobilisti invece di fermare i cavallini di colore ciclomuniti che sfrecciano per le strade d S. Leonardo pronti a consegnare palline di droga ad acquirenti desiderosi di sballo, fa specie sapere che i cittadini se ne siano letteralmente fregati del presunto pusher steso ammazzato in un lago di sangue. A me non fa specie. Abito in un'altra zona ma, avrei fatto la stessa identica cosa. Cosa avrebbero dovuto fare i cittadini, svegliati nel cuore della notte? Piangere, dimenarsi, strapparsi i capelli? Il "ragazzone" a quanto detto dai testimoni era circondato da un nugolo di suoi paesani, fuggiti all'arrivo delle forze dell'ordine.

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  • filippo

    03 Novembre @ 12.18

    Parma non è Scampia.....eh si, qui a parte 4 quartieri nessuno spaccia....infatti è la capitale dei ciclipusher

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  • Berta

    03 Novembre @ 11.02

    E magari i vicini si saranno lamentati con gli 'investigatori' perché si degnano di presentarsi in quei paraggi solo quando ci scappa il morto. Pure a me sarebbero girate le p...e. Cosa c'entra l'omertà? Chissà quante volte avranno sentito urla e schiamazzi notturni e saranno stati testimoni di 'strani movimenti' e chissà quante volte avranno chiamato, inutilmente, gli 'investigatori'. Ora sta a vedere, da come si insinua nell'articolo, che è colpa dei vicini...

    Rispondi

  • Berta

    03 Novembre @ 10.48

    E si sbaglia: il problema è uno solo e proprio quello da Lei negato all'inizio del Suo articolo: 'attribuire colpe e responsabilità'. Perché una città non può trasformarsi in un immondezzaio umano nel giro di poco più di 10 anni senza che ci siano responsabilità dall'alto. La situazione di tremendo degrado in cui vive Parma NON è sorta per generazione spontanea né è frutto di un evento naturale, è stata scientificamente organizzata dall'alto (governo, ministri e prefetti) e intenzionalmente mai contrarrestata da chi dovrebbe avere a cuore la sicurezza dei propri concittadini. Cioè, gli ultimi due sindaci.

    Rispondi

  • Berta

    03 Novembre @ 10.39

    Articolo totalmente fuori luogo. I vicini vengono lasciati in balia di spacciatori 24h al giorno, a causa del menefreghismo delle istituzioni, e dovrebbero scendere per strada a sedare una rissa o a sventare un omicidio in cui i protagonisti sono proprio coloro che li hanno costretti a barricarsi con inferriate e porte blindate nelle loro case e a impedirgli di uscire tranquillamente dalla propria casa quando cala il buio? Cioè, secondo il Rinaldi, non è sufficiente quello che sono costretti a subire ogni santo giorno della loro vita per colpa di questa rete di narcotrafficanti che spadroneggia in città grazie all'inettitudine delle autorità, devono pure fare i crocerissini i testimoni, e perché no, i poliziotti? M allora che ci stanno a fare (e perché prendono lo stipendio, pagato dai vicini, non dai narcotrafficanti. O no??) vigili urbani, polizia e carabinieri? Ma come si permette di accusare di menefreghismo o di omertà dei cittadini IMPAURITI E TERRORIZZATI dei cittadini inermi?

    Rispondi

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