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EDITORIALE

Cosa ci succederebbe se uscissimo dalla Ue

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Gran brutto compleanno per il Trattato di Maastricht: 25 anni fa, il 7 febbraio 1992 (un altro mondo se ci pensate bene), in Dodici ponevano le prime pietre dell'Unione monetaria. Oggi in Ventotto si stanno impegnando seriamente a disintegrarla. Fosse solo la moneta unica, pur in crisi di identità, a traballare... In realtà è proprio il concetto di Unione Europea a essere entrato in crisi. Dopo la botta tremenda della Brexit e la successiva ascesa di Trump - una sorta di legittimazione planetaria buona per qualsiasi scettico, nazionalista o populista d'assalto - i segnali di insubordinazione sono tali da avere indotto perfino Frau Merkel a mettere le mani avanti parlando di Europa «a due velocità». Marine Le Pen ha non poche chance di condurre la Francia a un referendum sull'uscita dalla Ue, la destra di Wilders viaggia a vele spiegate in Olanda, a Est si blindano i confini come ai tempi sovietici, dalle nostre parti soffia la forza centrifuga di Lega e M5S. Qualcosa si è rotto. Forse nemmeno è mai esistito: a livello finanziario i vizi di fondo, ovvero la mancanza di un governo unico per l'Europa e soprattutto di una sola politica fiscale, alla fine presentano il conto e ci ricordano che l'Europa a più velocità, di fatto, esiste già. Possiamo forse illuderci di avere lo stesso passo dei Paesi del Nord? Possiamo davvero credere che Grecia e Portogallo marcino con la regolarità di Finlandia e Olanda? E' possibile non rendersi conto che l'Italia continua a mendicare flessibilità (19 miliardi di euro in due anni) ma senza investire e senza tagliare la spesa improduttiva continua a non risolvere il problema di un debito pubblico gigantesco? I tedeschi, antipatici, grigi, «falchi» finché si vuole, i conti a casa loro li hanno messi a posto. E anche loro se la sono vista brutta in passato. L'Europa non ha dato risposte sufficienti in merito alla difesa dei confini e all'allarme terroristico. Avvitandosi in regolamenti e sanzioni, è finita per essere ostaggio degli egoismi nazionali non riuscendo a incarnare un soggetto più forte della somma dei suoi Stati. In un mondo sempre più multilaterale l'errore è diabolico. Ovvio che da un lato Trump spinga per rapporti bilaterali (nei quali sarà sempre la parte più forte) a cominciare dall'endorsement a Theresa May, e dall'altro la Russia di Putin abbia interesse in un indebolimento europeo per allargare la sfera di influenza verso l'Est, come ai vecchi tempi. Dunque Europa a due velocità? Per carità, se ne parla fin dai tempi di Jacques Delors - presidente della Commissione europea dal 1985 al 1995 - ed è già in vigore in settori come la moneta unica e la libera circolazione delle persone. Ma la risposta, al momento, è quella che Mario Draghi ha dato ieri all'europarlamento: «Si è parlato di un’Europa a due velocità ma non è chiaro chi, cosa, come, è un concetto forse non ancora completamente sviluppato». Qualche paladino dell'euroscetticismo strilla allora che è tutto sbagliato, tutto da rifare e dà la colpa all'euro. Tornare alla lira però è davvero possibile? Un report di Mediobanca citato spesso ultimamente – a volte in modo fantasioso – dice in sostanza che per i nostri conti pubblici ci sarebbero perdite complessive per 280 miliardi di euro al 2022. Senza contare che la fuga dalla moneta unica significherebbe sborsare immediatamente 358,6 miliardi per la chiusura dei saldi Target 2, il sistema dei pagamenti fra le banche centrali dell’Eurozona. Possiamo permettercelo?

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  • brantx

    09 Febbraio @ 13.41

    L'errore a monte e' stato quando si e' deciso di esapndere l'Europa ad Est includendo nazioni (Polonia, Ungheria, Rep. Ceca, Romania, ecc.) che economicamente e culturalmente non erano assolutamente pronte a farne parte. Pero', in parte per motivi nobili (cioe' cercare di risollevarle da decenni di regimi autoritari) ma soprattutto per cercare di sottrarle all'influenza Russa facendole entrare nella NATO, sono state incluse in fretta e furia portando danni notevoli all'economia e alla stabilita' dei 12 paesi originali che si sono dovuti accollare spese aggiuntive. Tra l'altro questa "annessione volontaria" ha altri risultati pericolosi...visto che la cosa e' rimasta sul gozzo di Putin (agente KGB al momento della disgregazione del Muro) e che adesso sta cercando di farla pagare a tutti facendo il possibile per fare disgregare la NATO.

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  • paolo

    09 Febbraio @ 11.11

    USCIRE DALL'EURO è UN SALTO NEL BUIO DI CUI è difficilissimo prevedere tutti gli effetti, cosi come non si può dire nulla sulla Brexit e su Trump, è troppo presto. Io preferirei rimanere nell'euro piuttosto che fare un salto nel buio, un salto senza ritorno sia chiaro. E poi saremmo spacciati sulle materie prime. Per chi critica con leggerezza forse ha dimenticato che non mille anni fa, ma semplicemente mio padre che ora avrebbe 95 anni se fosse vivo, in europa ci ha fatto la guerra.

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    • Medioman

      09 Febbraio @ 15.19

      Signor Paolo, qua si fa molta confusione sui termini, e quindi anche sulla sostanza. Una cosa è l'unione monetaria (zona euro), un'altra è l'unione politica e commerciale. Ci sono Paesi dell'Unione Europea che si rifiutano di utilizzare l'euro come moneta (oltre la Gran Bretagna, ci sono anche i Paesi del Nord Europa). Per quanto riguarda le materie prime, petrolio e gas le acquistiamo da Paesi che accettano molto volentieri dollari e franchi svizzeri. Anzi, sono molto più contenti se paghiamo direttamente con armi ed attrezzature militari. Per quanto riguarda il commercio, uno dei mercati più significativi per il futuro è quello asiatico; lei pensa che ai Cinesi o agli Indiani importerà molto se la valuta di cambio sarà la sterlina, il fiorino ungherese, la corona svedese o la lira italiana?

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      • 09 Febbraio @ 17.05

        (la redazione) petrolio in cambio di armi? no comment quanto alla moneta il problema non è che piaccia una valuta anziché un'altra, è semmai che una moneta che vale poco acquista poco...

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  • simomarco

    09 Febbraio @ 00.01

    ...Lei comunque rispecchia l'attuale stato del giornalismo italiano....dove stanno i numeri a conforto di ciò che scrive? I dati? porti i dati a favore di una permanenza nell'euro...attendo... La smetta di terrorizzare e si trovi un'altro mestiere...perchè tra poco...la crisi toccherà anche Lei

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    • 09 Febbraio @ 00.29

      Nessun terrorismo, anzi. A parte il fatto che lasciando l'euro dovremmo necessariamente uscire dal mercato unico: la lira si svaluterebbe immediatamente (si stim almeno il 30%) ma le nostre aziende esportatrici ne avrebbero un vantaggio limitato perché perderebbero i benefici del mercato europeo, il principale per i nostri prodotti. Pensi poi all'acquisto delle materie prime (petrolio in primis) in lire... Senza contare che ridenominare il debito in un'altra valuta non lo abbatterebbe per magia. Pagheremmo tassi molto più alti di oggi per finanziare il debito pubblico. E poi, ripeto, i 358 e passa miliardi che dovrebbero scucire le banche? Che ne facciamo? AT

      Rispondi

      • Medioman

        09 Febbraio @ 13.26

        Ma quante balle! L'economia italiana è basata sulla "trasformazione" del prodotto: acquisteremmo materie prime, pagandole in dollari, ed esporteremmo prodotti finiti, ad un prezzo notevolmente maggiorato, incassando dollari, franchi svizzeri, eccetera; le imprese ITALIANE smetterebbero di delocalizzare in Albania, assumendo giovani ITALIANI (o nuovi italiani). Le multinazionali commerciali, probabilmente, non volendo incassare in Lire, chiuderebbero (Auchan lo sta' già facendo) lasciando spazio alle imprese commerciali ITALIANE. Certo, qualche migliaio di "dipendeti pubblici improduttivi" perderebbero il posto, ma non mi sembra un gran male: andranno a fare le pulizie nelle nuove imprese ITALIANE!

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  • Ivo

    08 Febbraio @ 20.37

    Il brexit doveva essere un disastro , ed e stato un affare , Trump un altro disastro , ma ( ascoltando i miei parenti e democraticamente votato , da noi ancora no ..) può piacere o meno , ha le sue idee e le porta avanti , difendendo L interessi della sua nazione . Guardiamo L Italia dall euro in poi . 25% di export in meno a favore dell unica concorrente europea la Germania che L ha guadagnato. Settori strategici ( food ) in mano a multinazionali quasi tutte francesi , che per la maggiore decidono il mercato alimentare italiano ( frutta verdura ) per poi passare alle grandi aziende internazionali acquistate dai tedeschi ( lambo , ducati , acciaierie con brevetti unici ecc ) ormai nn produciamo piccoli o grandi elettrodomestici, ormai tutti di casa tedesca,Infine ( ma c è ne sarebbero altre tra mala politica affaristi ed altri ) "regaliamo" pezzi di mare proficui di pescato ai Francesi , senza sapere , ma in Italia le prime news a reti unificate sono la Raggi news 24 !!!

    Rispondi

    • brantx

      09 Febbraio @ 13.53

      Vivendo dalle parti del suo adorato Trump, le posso dire che cinicamente spero che faccia tutte le cose che ha promesso e che le faccia alla svelta cosi' che chi in Europa deve votare si rendera' conto dei disastri che produce la politica populista. Hanno messo una analfabeta a capo del ministero dell'istruzione (c'e' stata messa perche e' ricchissima e ha fatto donazioni milionarie al partito repubblicano), e questa e' solo la punta di un iceberg marcio e maleodorante. Non parliamno del mintro della giustizia (Session...uno piu' o meno apertamente razzista), del tesoro (Mnuchin....un banchiere di Goldman Sachs che ha messo sul lastrico milioni di persone) Quando tutti siamo diventati come il Venezuela (altro brillante esempio di populismo), poi, come facciamo?

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    • paolo

      09 Febbraio @ 11.35

      il brexit non si è ancora avverato, non è stato nulla. Trump ha appena iniziato ed ha già fatto casino con il blocco negli aeroporti. poi ognuno porta avanti le sue idee ma almeno diamo tempo alle cose.

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  • Valerio

    08 Febbraio @ 17.46

    raq.cantiere.hera@gmail.com

    Fatt l'Italia, occorre fare l'Italiani. Frase populista di poca utilita', ma ahime' di alto significato. Questo non tocca solo l'Italia, in Europa sono molti gli Stati che hanno grandi problemi interni di coesione (il Belgio tra tanti), come e' possibile pensare di unire gli stati d'Europa sotto una sola bandiera quando non siamo capaci di rimanere con una sola bandiera dentro uno stesso Stato? Non e' una questione di moneta, e' una questione di mentalita' che non ci appartiene ancora.

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