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Alitalia, un tormentone durato anche troppo

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Viaggio con Alitalia da molti anni. Troppi, probabilmente. Perché questa storia che riassume praticamente tutti i vizi del Belpaese andava chiusa molto tempo prima. Siamo verosimilmente ai titoli di coda dopo il «no» dei lavoratori all'ennesimo piano di risanamento concordato da azionisti, banche, governo e sindacati. Quante puntate sono andate in onda nel corso degli decenni? Quanti miliardi hanno tirato fuori dalle tasche i contribuenti per tenere insieme un baraccone incapace di decollare sia nella prima repubblica delle assunzioni a pioggia che ai tempi dei "capitani coraggiosi"? Tanti: 7,4 miliardi di euro calcola Mediobanca fra il 1974 e il 2014.
Per questo (in attesa di capire se il commissariamento porterà a una svendita, al fallimento o a uno “spezzatino”) attribuire il disastro al solo voto dei lavoratori sarebbe fuorviante. I dipendenti Alitalia sono tutt'altro che esenti da colpe - chi viaggia spesso lo vede con i propri occhi - ma la vera sciagura non sta nel «no» a un accordo di dubbia efficacia quanto nella segreta convinzione che tanto alla fine Pantalone paga e la compagnia di (presunta) bandiera sia troppo importante per essere abbandonata perfino ora che è privata. La nazionalizzazione - si è affrettato per fortuna a dire il Governo - non è praticabile ma in clima pre-elettorale Alitalia è un cavallo troppo facile da cavalcare e infatti Renzi (secondo i rumors dell'ultima ora) e M5S (secondo la collaudata vis polemica) si stanno già agitando, pur da prospettive opposte. I lavoratori sanno anche di poter contare su un paracadute di ammortizzatori sociali piuttosto generoso per il settore aereo e sommano quindi le loro colpe alle nefandezze della politica. Che non sono poche. In sintesi: dapprima Alitalia fu considerata un serbatoio di clientele e voti, gestito con la folle logica dell'allegro statalismo da manager strapagati, in seguito è stata la palestra nella quale Berlusconi mostrò i muscoli dell'italianità sacrificando l'ipotesi Air France (che aveva una sua logica industriale) a favore dei famigerati “capitani coraggiosi” che in realtà hanno preteso più tagli di quante fosse disposta a digerirne Parigi.
Comunque ecco un'altra categoria sul banco degli imputati: gli imprenditori chiamati a cordate improbabili (ricordate Telecom?) incapaci di leggere la rivoluzione in corso nei cieli a colpi di low cost tanto da ritrovarsi senza un quattrino tre anni fa. E allora avanti il prossimo (imputato): Etihad, che ha cambiato le divise delle hostess ma ha compiuto una scelta industriale suicida, quella di puntare sul medio raggio - presidiato da Ryanair & company - rinunciando ai settori davvero remunerativi, cargo e lungo raggio, proponendo al massimo di sfruttare Abu Dhabi come scalo ben poco attrattivo per il Far East. Al punto che avere un costo del personale più basso di quello di Lufthansa e di Ryanair non è servito ad arginare la caduta.
Non è finita, ci sono anche le banche. Quando fa comodo sono considerate «di sistema», così Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno messo a bilancio perdite ingenti per far volare Alitalia. Avevano finalmente detto “no” al penultimo piano, salvo poi farsi convincere da esecutivo e sindacati a immettere nuova liquidità. Già, non ne escono bene nemmeno i sindacati, sconfessati dalla base e già pronti a chiedere con la Camusso l'ingresso del Tesoro attraverso Cdp.
Insomma, nessuno fa una gran figura. E forse è arrivato davvero il momento di dire basta perché non serve a tutti i costi una compagnia "di bandiera", ma un'azienda di trasporti moderna ed efficiente. E da quel che si è visto, non ce la meritiamo.

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  • Bastet

    28 Aprile @ 15.06

    I dipendenti meritano di essere lasciati a casa! Giusto chiamarlo " baraccone" , è durato fin troppo. Il servizio fa schifo...sempre in sciopero con annessi e connessi. Annessi e connessi che riguardano sempre il malcapitato viaggiatore di turno ! In altri luoghi di lavoro, rimani a casa per molto meno.

    Rispondi

  • Nicola Martini

    27 Aprile @ 18.16

    Purtroppo nell'ultimo trentennio la ex Compagnia di Bandiera è stata gestita malamente sopratutto dalla politica e ciò ha prodotto danni enormi. Indicativo è il caso Malpensa 2000 dove i piani per lo spostamento del Hub di riferimento a Milano sono andati a pallino, in quanto a Roma non volevano il declassamento di Fiumicino, mentre in Lombardia pur volendo lo scalo intercontinentale non erano disposti al naturale ridimensionamento di Linate. Per anni si è andati avanti con equipaggi basati su Roma che utilizzavano una navetta per poi prendere servizio effettivo a Milano, tenendo così in piedi due scali principali disfunzionali senza che Alitalia potesse permetterselo, con il risultato finale di sfasciare i conti della Compagnia e non riuscire a sviluppare seriamente Malpensa mandando a ramengo entrambi. La vicenda Cai poi frutto di una azione irresponsabile congiunta del centrodestra e parte dei sindacati, che ha fatto saltare un buon accordo con Air France, facendo impegnare in tempi di crisi ingenti risorse pubbliche è indicativa. La Compagnia non è stata dotata di un piano industriale adeguato puntando oltremodo su tratte domestiche poco profittevoli, limitando il medio e lungo raggio, di fatto soccombendo alla concorrenza delle low cost e di mezzi più funzionali come il Tav per i viaggi al di sotto dei 5-600 km. L'acquisizione di Etihad è stato l'estremo tentativo per risollevare un'azienda le cui sorti sono probabilmente state già decise dalle scelte "scellerate" operate nel 2008, senza considerare che negli ultimi anni il piano industriale non è stato adeguatamente riconfigurato su settori profittevoli come il medio e lungo raggio, mentre sono stati svolti errori costosi per quanto riguarda il comparto manutenzione e gli approvvigionamenti di carburante. Basta dare un'occhiata al numero di voli quotidiani su Fiumicino da scali come Pisa, Firenze, Ancona o Napoli per rendersi conto che una cosa è svolgere le funzioni di feeder ed altro far volare aerei su tratte da 250 km ca., dove per buona parte l'AV la fa da padrona. Tra le varie, poi, non guasterebbe agire sul ramo low cost che in maniera più o meno diretta in barba alle disposizioni europee si fa foraggiare dagli scali minori di fatto creando distorsioni del mercato tutt'altro che positive. Se non fossero stati svolti errori reiterati e politiche clientelari con tutta probabilità l'Alitalia ora non sarebbe in punto di morte. Un triste epilogo per un asset fondamentale per il Paese. Mi sbaglierò.

    Rispondi

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