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Gli assassini impuniti e lo Stato impotente

Gli assassini impuniti e lo Stato impotente
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Sorride con ghigno beffardo, le dita in segno di vittoria, accarezza un pitbull, bacia una ragazza. Spavaldo. Al sicuro in una città della sua terra, la Tunisia, dove è fuggito diciotto mesi fa, dopo avere ucciso con una crudeltà disumana la «sua» donna, Alessia Della Pia. Massacrata a colpi di bastone e di mattarello e poi abbandonata sul pianerottolo di casa. Lei riversa a terra «con il volto sfigurato e il corpo ricoperto di lividi e ferite», lui che oggi ti sfida sprezzante dai suoi nuovi profili facebook.
Sono immagini che fanno male. E non feriscono solo la memoria di quella povera donna e dei suoi genitori, ma di tutti noi che assistiamo impotenti all'ennesima beffa.
Quest'uomo, che sarà sicuramente rinviato a giudizio tra pochi mesi in Corte d'Assise, su cui pende un mandato di cattura europeo e internazionale, può starsene tranquillo e impunito a casa sua: i carabinieri e l'autorità giudiziaria che sanno dove andarlo a prendere (tiene contatti con gli amici «parmigiani» sui social) non possono farlo perché il governo tunisino non glielo permette. E non risponde a nessuna domanda posta da autorità o da giornalisti. Silenzio totale dall'ambasciatore della Tunisia a Roma e dalla stessa polizia locale.
Quindi: un cittadino straniero, in questo caso tunisino, che arriva in Italia, clandestino, già denunciato per «piccoli» reati, commette un omicidio, può rifugiarsi nel sua terra d'origine dove nessuno gli farà niente, e addirittura sarà protetto dalle giuste e sacrosante richieste della giustizia del Paese in cui è ricercato.
E' il colmo: sappiamo tutti cosa succede a tanti, troppi stranieri che delinquono. Denunciati o arrestati, dopo pochi giorni sono di nuovo sulle strade liberi e impuniti. Ecco cosa siamo diventati: il Paese dell'Impunità. Il proliferare di crimini più o meno grandi commessi da stranieri si fonda sulla certezza che nulla di grave e certo potrà mai capitare loro. Almeno non come nei loro paesi d'origine.
L'altra faccia della stessa beffa sono le espulsioni. In media a Parma vengono espulsi circa venti «irregolari» al mese. Ma, a parte quelli che vengono accompagnati da uomini in divisa alla frontiera, quanti sono coloro che veramente lasciano il nostro Paese? Il questore di Parma Pier Riccardo Piovesana, qualche giorno dopo l'omicidio di Alessia, aveva dichiarato che tra quegli stranieri messi alla porta è impossibile dire con certezza quanti realmente sono tornati a casa loro. «La maggior parte non ottempera al provvedimento di espulsione». La realtà non è cambiata. Il sistema è tristemente noto: se chi non ha rispettato il provvedimento, viene sorpreso, al massimo rischia una denuncia per inosservanza al provvedimento dell'autorità. Ritorna libero di vivere senza prospettive o purtroppo molto più spesso all'ombra del crimine.
Come era successo esattamente a Jella: tre mesi prima dell'omicidio di Alessia, avrebbe dovuto far ritorno in Tunisia perché su di lui pendeva un ordine di espulsione del questore di Ferrara (un provvedimento firmato 24 ore dopo essere uscito dal carcere dove aveva finito di scontare una condanna per rapina). Quell'ordine non venne eseguito. Purtroppo. Non solo non è servito a niente, ma non è riuscito a salvare la vita di Alessia.

pguatelli@gazzettadiparma.net

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  • Nicola Martini

    03 Maggio @ 18.37

    Sig. ab9pr rispondo alla sua domanda, anche se probabilmente retorica, in questa sede per motivi di spazio. Penso che l'esercizio di diritti fondamentali come quello di voto resti basilare. Purtroppo negli ultimi 20 anni sono stati posti in essere dalla politica atti gravi, con l'avallo di parte considerevole della popolazione, quali la creazione di scontri tra Poteri al calor bianco per interessi di parte che hanno indebolito l'autorevolezza delle Istituzioni, modifiche costituzionali di dubbia utilità a colpi di maggioranza (2005 e 2016) nonché la modifica dei sistemi elettorali sulla base degli interessi peculiari delle parti politiche e non del Paese. Leggi come il Porcellum basate ad es.su liste bloccate redatte dai partiti dove la scelta dell'elettore diviene secondaria creano Parlamenti di nominati, simili a soldatini, legati più ai capi partito che al corpo elettorale. La storia dell'Italicum, più recente, è cosa nota. Qualcuno poi di tanto in tanto tira fuori il concetto dell'abolizione del divieto di mandato imperativo, quasi voglia completare l'opera di creare sistemi plebiscitari, non realizzando l'importanza di detto delicato Istituto per gli equilibri democratici, se operativo su basi fisiologiche. Se si vuole migliorare il sistema a mio parere bisogna affrancarsi dai partiti a gestione padronale, in quanto un soggetto politico strutturato su basi democratiche (come richiesto in Costituzione) tende a garantire maggiore ricambio della classe dirigente, al suo interno e nelle Istituzioni, mantenendo operativi anche per decadi quei politici veramente capaci espellendo invece quelli incapaci. I partiti a gestione padronale, diversamente, essendo sclerotizzati al proprio interno per varie ragioni, tendono ad aver leader inamovibili sostenuti da delle classi dirigenti che in quanto "subalterne" per struttura non osano mettere in discussione l'operato delle alte sfere onde evitare la propria epurazione. Una struttura effettivamente democratica sin dalle basi dei movimenti politici, sebbene non sia una panacea, garantisce un maggior ricambio generazionale con ricadute positive anche sul sistema istituzionale dove l'elettore tende ad aver più controllo e riesce ad es, con sistemi elettorali funzionali, anche a stroncare comportamenti deteriori quali i "cambi di casacca" dettati da interessi personali. Personalmente, credo si debbano richiedere maggiori spazi di confronto democratico in modo da svolgere un controllo serrato su partiti ed Istituzioni.

    Rispondi

  • Nicola Martini

    01 Maggio @ 19.19

    L'Editoriale mette molta carne al fuoco, forse troppa, in quanto ogni argomento richiederebbe molto spazio per essere trattato adeguatamente. Su una cosa si può essere d'accordo, ovvero che faccia male sapere un (presunto) assassino libero ed al sicuro in Tunisia visto che le richieste di estradizione e gli ordini d'arresto probabilmente rimarranno ineseguiti. Non c'è bisogno di ricordare che l'istituto dell'estradizione opera sulla base di trattati spesso bilaterali (Convenzione Italia-Tunisia 15/11/1967) ma che nel caso di mancanza di cooperazione da parte della controparte le cose si complicano enormemente. Si può pure essere d'accordo sul fatto che purtroppo troppo spesso chi delinque, indipendentemente dalla nazionalità aggiungo io, rischi di farla franca o quasi. I mali della Giustizia italiana si sono incancreniti negli ultimi vent'anni, in quanto la questione è tutt'altro che recente, e la politica ha fatto ben poco per risolverli discutendo per anni di argomenti quali la separazione delle carriere, inutili nell'ambito dell'efficienza, per poi fare passare provvedimenti devastanti come la ex Cirielli solo per fare un esempio e disinteressarsi di questioni ben più importanti quali la costante mancanza di personale, anche nell'ambito amministrativo, all'interno di Tribunali e Procure. Per quanto riguarda l'ambito delle procedure di espulsione è evidente che si debba rimettere mano alla materia in quanto il rispetto del provvedimento ricade quasi sempre sulla volontà pressoché nulla del soggetto espulso. Anche in questo frangente è bene ricordare che certa parte politica ha messo mano alla materia della clandestinità inserendo un illecito penale pregno di demagogia, il quale ha creato ulteriori difficoltà nell'ambito delle espulsioni (sino allora materia per lo più amministrativa) creando carichi inutili su un sistema Giustizia che già arrancava di per sé e non sentiva di certo il bisogno della creazione del reato di immigrazione clandestina (link). Pur essendo convinto infine che il sistema Giustizia debba essere tutt'altro che lassista al fine di produrre deterrenza mi pare avventato parlare di stranieri che agiscono certi che non capiti loro nulla di grave, "Almeno non come nei loro paesi d'origine", in quanto diversi Stati nordafricani non sono certo dei campioni nella tutela dei diritti umani. http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/01/28/canzio-reato-di-immigrazione-clandestina-inutile-e-dannoso_dfb69493-d7ab-44e1-8b40-2b34e63b38d4.html

    Rispondi

    • ab9pr

      03 Maggio @ 09.41

      alberto_bianco@alice.it

      Dopo il suo lungo commento, condivisibile per quanto mi riguarda, mi chiedo sempre più deluso, a cosa serve andare a votare in Italia? Ci ritroviamo molto ma molto spesso persone al governo che non sono capaci di lavorare ma che, ahi noi, guadagnano bene, troppo e che sfruttano i privilegi del sistema Stato senza rendersi conto di come funziona la vita "normale" dei cittadini.

      Rispondi

    • Filippo

      02 Maggio @ 13.48

      Tutto condivisibile, ma aggiungerei una postilla: un paese serio, quale noi evidentemente non siamo, al negarsi della Tunisia del rispetto degli accordi bilaterali, in risposta negherebbe qualsiasi visto di ingresso si cittadini tunisini. Probabilmente ce lo spedirebbero in Italia con DHL.

      Rispondi

      • Nicola Martini

        02 Maggio @ 19.55

        Sig. Bertozzi non l'ho scritto per questioni di spazio, ma concordo che un Paese serio a seguito dello svolgimento delle formalità necessarie, nel caso si veda opporre un rifiuto ingiustificato, dovrebbe rispondere di conseguenza, considerando delle "contromisure" adeguate alla bisogna, financo a contingentare o negare i visti se del caso o magari valutare di dichiarare "persona non grata" l'Ambasciatore tunisino a Roma, se a seguito di richiesta di spiegazioni ufficiali considerasse ancora di non doverne dare. Mi vien da dire che bisognerebbe reagire senza essere avventati, in modo da raggiungere il risultato voluto senza arrivare ad inutili ritorsioni che possano creare danni non necessari, visto che Italia e Tunisia hanno comunque rapporti stretti in diverse materie. Ad ogni modo pare abbastanza inquietante che la Tunisia voglia rischiare tensioni con l'Italia (e l'Ue) per difendere un soggetto accusato di un efferato omicidio.

        Rispondi

  • xxl

    30 Aprile @ 08.44

    Dimostrazione che non stiamo pronti a gestire stranieri e immigrazione quindi chiudiamo le frontiere in attesa di regole applicazioni!

    Rispondi

  • la camola

    30 Aprile @ 07.45

    si ricordi Direttore che " il pesce puzza ad iniziare dalla testa" e se si vuol cambiare qualcosa è lì che bisogna colpire.

    Rispondi

  • filippo

    29 Aprile @ 14.54

    questo perché GRAZIE AL " NOI SIAMO UN PAESE CIVILE," pronunciato da Matteo Renzi il governo PD ha sospeso per 4 anni le espulsioni per mancanza di fondi...inutile protestare contro un paese di furboni come la Tunisia...facciamo mea culpa E SMETTIAMO, in primis voi, di difendere questo governo buono solo a spendere soldi per l'accoglienza

    Rispondi

    • Filippo

      02 Maggio @ 07.01

      filippo.cabassa.1970@gmail.com

      Che poi più che accoglienza è "diamo i fondi agli amici degli amici che fanno delle cooperative fantasma e poi ci spartiamo i soldi". Lo stato è complice di questa invasione, perché non solo è incapace ma anche ne approfitta per i propri affari a scapito della pubblica sicurezza.

      Rispondi

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