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Bene la legge, ma bisogna sconfiggere l'indifferenza

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Adesso può alzare lo sguardo, la ragazzina straniera che in una scuola di Parma è stata vittima di un branco di cyber bulli. Umiliata e offesa, difesa soltanto da una compagna di classe. Quindici anni, coraggio da grande. Ne parliamo a pagina 7, omettendo tutto quello che si può omettere per proteggerla, cioè il nome dell’istituto, la sua nazionalità, il paese dove abita: ma non nascondiamo gli insulti, la violenza, il linciaggio, le pietre verbali più pesanti di quelle vere che le sono piovute addosso dal gruppo whatsApp della classe e che lei leggeva in tempo reale.
Adesso può alzare lo sguardo anche Paolo Picchio, papà di Carolina, che si è uccisa a 14 anni perché è stata violentata da un gruppo di balordi e il video dello stupro è stato postato sui social. Seduto in tribuna, immobile, Paolo ha seguito tutto il dibattito del ddl sul cyber bullismo passato all’unanimità alla Camera, dopo il sì del Senato di due anni fa. Prima firmataria, Elena Ferrara, che fu la maestra di musica di Carolina. «Questa legge – ha detto il padre – dà vita a quello che lei sperava e che ha lasciato scritto».
Malattia sociale, così gli esperti definiscono il cyber bullismo. I numeri fotografano a fatica un fenomeno che resta sommerso: su un campione di 2107 studenti di terza media (dati della Società italiana di pediatria), il 31% (35 per le femmine) ha dichiarato di essere stato vittima di cyber bullismo, percentuale che schizza a 45% tra gli adolescenti che abitualmente frequentano più di tre social network. Il 56%, poi, ha dichiarato di avere almeno un amico che ha subito attacchi on line. Inutile far finta di niente. Che cos’è che annienta le vittime e che nei casi estremi porta i ragazzini al suicidio? La solitudine. L’ossessione di non riuscire ad arginare gli insulti. Ne cancelli uno, te ne ritrovi addosso migliaia. Sempre di più, di più. Come nel caso di Tiziana Cantone, che si è uccisa per un video diventato virale. La realtà virtuale amplifica, sommerge, travolge tutto. C’era una volta il bullismo e vien quasi da rimpiangerlo: almeno il bullo lo vedevi negli occhi, la violenza era confinata a quella realtà circoscritta. Il perimetro era chiaro. Oggi sui social è esattamente l’opposto: il cyber bullo cresce dietro la cortina dello schermo, mentre di pari passo crolla l’empatia, cioè la capacità di immedesimarsi nello sgomento della vittima. E' sadico, il bullo. Il dolore attutito dalla distanza del web. Qual è allora il grande passo avanti della nuova legge? Anche un minore di 14 anni potrà chiedere, senza l’intervento di un adulto, di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete. Se non sarà tutto cancellato entro 48 ore, potrà ricorrere al garante della privacy. Poi la legge introduce una misura di ammonimento nel caso di reati commessi da minorenni, ma con un’età superiore ai 14 anni. Perché è importante questa autonomia del minore? Perché la maggior parte delle vittime non parla di cyber bullismo con gli adulti e circa l’85% dei casi non arriva a conoscenza di genitori e insegnanti. Solo il 3,2% , accompagnato dai genitori, si rivolge alla Polizia postale. Bisogna alzare il velo.
Basta una legge? No. E’ la base su cui lavorare, l’abc, la cornice che garantisce che il sopruso è illegittimo e dà alla vittima la forza di reagire. Ma serve altro: un lungo lavoro educativo a partire dalla famiglia e dalla scuola. E’ dai genitori e poi in classe che si impara a non offendere i compagni, a non picchiarli, a non ingiuriarli. Che si respira il rispetto. Ma non basta ancora. Il problema non sono solo i violenti, ma siamo tutti noi. Che giriamo lo sguardo, che non insegniamo ai nostri figli a reagire all'ingiustizia, a essere coraggiosi. Ce l'ha avuto, il coraggio, quella piccola eroina che si è schierata con la compagna di classe vittima dei bulli. Unica tra venti alunni. Spalleggiata dalla mamma. Ecco cosa serve, allora, contro il bullismo: sconfiggere, prima di tutto, l’indifferenza.

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  • Massimiliano

    20 Maggio @ 19.21

    Il bullismo a scuola è sempre esistito. Si è solo evoluto e "tecnologicizzato". Da sempre i più deboli son stati presi di mira dagli stronzetti della classe, quelli che in gita si sedevano dietro nel pullman come simbolo di potere, quelli che vestivano firmati dalla testa ai piedi, quelli che non studiavano ma rompevano solo le scatole. Un mio collega di studi, alle superiori, si è suicidato perché preso di mira da queste merde umane. Perché? Perché era omosessuale.... Ecco perché....

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