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La forza di saper dire "scusate, ho sbagliato"

Michele Brambilla

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Ieri Eugenio Scalfari ha scritto su Repubblica, il giornale da lui fondato, un articolo con il quale ha ammesso di essersi sbagliato quando firmò il famoso appello del giugno 1971 contro il commissario Luigi Calabresi. Credo che molti italiani ricordino, o sappiano per averne sentito parlare.

Calabresi era il vice capo dell'ufficio politico della Questura di Milano e dopo il 12 dicembre del 1969 si trovò, a soli 32 anni, a indagare sulla strage di piazza Fontana (diciassette morti e un centinaio di feriti). Nelle ore successive al massacro fermò, insieme con i suoi colleghi, centinaia di persone che si riteneva potessero fornire informazioni utili alle indagini: fra queste, l'anarchico Giuseppe Pinelli, un ferroviere di 42 anni.

La notte fra il 15 e il 16 dicembre Pinelli morì precipitando dal quarto piano della Questura di via Fatebenefratelli. Subito si parlò di «assassinio di Stato», indicando in Calabresi il colpevole. La realtà era diversa. Un'inchiesta della magistratura stabilì che Pinelli era caduto per un malore (la polizia continuò però a dire che si era suicidato): di certo non era stato buttato giù da chi lo stava interrogando, e tantomeno da Calabresi, noto per essere un poliziotto correttissimo, un uomo del dialogo; un uomo che, oltretutto, non era presente quando Pinelli cadde dalla finestra. Ma ci voleva un “nemico", un colpevole a ogni costo, e per quasi tre anni si scatenò contro Calabresi una campagna di odio e di menzogne senza precedenti, finita solo il 17 maggio del 1972, quando il commissario fu ammazzato sotto casa sua da estremisti di Lotta Continua che gli spararono nella schiena.

Di quella infame campagna di calunnie, l'appello del giugno 1971 è considerato uno dei passaggi più importanti, perché fu sottoscritto da 757 grandi nomi del giornalismo e della cultura italiana. Nell'appello certamente non si invitava a uccidere nessuno: ma si definiva Calabresi un «commissario torturatore», «responsabile della fine di Pinelli», e Indro Montanelli disse che simili parole avevano finito con il fornire, un anno più tardi, un alibi morale agli assassini del commissario.

Ieri, come dicevamo, Scalfari ha ammesso di aver sbagliato a firmare quell'appello. «Un errore», ha scritto, raccontando di aver chiesto scusa, già dieci anni fa, a Gemma Capra, la vedova del commissario. Oggi quelle scuse sono diventate pubbliche. Una notizia, indubbiamente: ma soprattutto una lezione. La lezione di un uomo che, passata la soglia dei novant'anni, nel fare un bilancio della propria vita non si limita a compiacersi dei successi conseguiti, ma riconosce il proprio limite, perfino il male compiuto. Sorprendente, in un mondo in cui siamo soliti sentire uomini di potere che, nel fare un resoconto del proprio operato, sanno elencare solo «gli obiettivi raggiunti»; mai una volta che dicano «su questo ho sbagliato», «su questo aveva ragione chi mi criticava», «su questo sono stato arrogante».

Ma diciamo la verità: siamo tutti così, tutti sordi alle ragioni altrui, tutti solleciti nell'autoassoluzione, tutti in difficoltà nel pronunciare il vocabolo «scusa». Non vogliamo mai abbassarci, mai umiliarci. Ma un uomo, diceva Manzoni, non è mai così in alto come quando si mette in ginocchio.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it

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  • Gio

    22 Maggio @ 15.23

    Giorgio R.

    Meglio tardi che mai

    Rispondi

  • ODCEC

    22 Maggio @ 11.38

    Giusto e bello riconoscere gli errori : ma comunque ci ha messo 35 anni se consideriamo che lo ha fatto 10 anni fa con la vedova.Comunque troppo!!!!!!

    Rispondi

  • Biffo

    21 Maggio @ 15.05

    Bobbio, Mieli e i due Ripa di Meana si sono mai scusati? Comunque, qualcuno sapeva e sa come sono andate le cose, ma ha preferito tacere, firse per non finire come Calabresi. Per me, incolpare Pinelli e compagni dell'attentato era una vera idiozia e tutti lo sapevano, ma si doveva trovare un capro espiatorio ad ogni costo.

    Rispondi

    • Oldsailor

      21 Maggio @ 18.48

      E questo non e il solo caso. la strage di Bologna dove la mettiamo? Molti hanno sollevato da sempre alcuni dubbi sulla responsabilità della Mambro e Fioravanti! Non sono certo due seminaristi per carità; ma un dubbio non è mai venuto ai giudici? Evidentemente no, visto che un capro espiatorio ci voleva e cosa cera meglio di due "capri" neri?

      Rispondi

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