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Il sistema è tedesco. Ma noi siamo italiani

Redditi: Angelucci e Tremonti "Paperoni" in Parlamento
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Sembra ormai cosa fatta l’intesa fra le principali forze politiche sulla riforma elettorale. Il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle, Forza Italia e la Lega non avrebbero più dubbi sul sistema proporzionale, con sbarramento, sul modello tedesco. I rispettivi leader - Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini - sarebbero anche già decisi ad andare elezioni anticipate in autunno, forse addirittura già a settembre. E’ giusto usare il condizionale perché, dati i precedenti della storia e della cronaca politica italiana, non stupirebbe vedere tutto tornare in alto mare nel giro di qualche ora. Ma questa volta ci sono interessi convergenti fra i leader delle varie forze politiche che spingono nella direzione di un’intesa. Renzi ha convinto il suo (e sempre più suo...) Partito democratico a mettere da parte la vocazione maggioritaria per cercare un’immediata rivincita soprattutto nei confronti di quei piccoli partiti, quei cespugli con cui ha un rapporto spesso difficile. Grillo cerca di raccogliere più parlamentari possibili e non sembra interessato ad arrivare a tutti i costi al governo dopo che si è già scottato, e non poco, con Virginia Raggi alla guida del Campidoglio. Berlusconi sa che solo con un sistema proporzionale può ambire a tornare in una posizione centrale sulla scena politica. E Salvini è da tempo interessato ad andare a votare a tutti i costi. Con quale sistema poco importa, anche perché più passa il tempo e più Berlusconi sembra riacquisire il proprio ruolo all’interno del centro destra.
Dunque, tutto a posto? Non proprio. Perché il problema non è vedere soddisfatte le esigenze dei vari leader. La questione vera è tutt’altra: un sistema elettorale proporzionale è davvero quello che serve all’Italia? E’ difficile crederlo, soprattutto dopo che per anni veniva sottolineata quasi ogni giorno la necessità di arrivare a una riforma elettorale maggioritaria. O, per lo meno, a un sistema che ci sapesse dire, subito dopo il voto, chi governa e chi va all’opposizione. Con il proporzionale, con o senza sbarramento, questo è praticamente impossibile. Il giorno dopo le elezioni bisognerà andare alla ricerca dell’alleanza che permetta di governare. Come accadeva nella prima repubblica. Il problema è che nella prima repubblica, c’erano delle forze politiche (la Democrazia Cristiana, il Partito comunista, il Partito socialista, per citare le tre principali) che - seppur con tutti i loro difetti - erano dei partiti veri, capaci di darsi una linea politica e di non cambiarla a ogni sbalzo d’umore del leader di turno.
E non basta a scacciare le perplessità nemmeno evocare il fatto che verrà adottato un sistema elettorale molto simile a quello utilizzato in Germania per l’elezione del Parlamento. «Il modello tedesco», che - già detto così - dovrebbe bastare a evocare immagini di stabilità, serietà e solidità teutonica. E’ vero: in Germania funziona da decenni abbastanza bene, anche se non ha evitato anche là qualche problema di alleanze un po’ complicate. Il problema è che quella è la Germania e noi siamo l’Italia. Non è solo una questione di mentalità e rigore. Il fatto è che i modelli istituzionali dei due paesi sono molto diversi. E le differenze non sono di poco conto. Una per tutte? La sfiducia costruttiva: in Germania, per togliere la fiducia a un governo, il parlamento deve, nello stesso momento, concederla a un altro esecutivo. Da noi, non passa legislatura senza qualche «crisi al buio».

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  • olderthanpilotta

    01 Giugno @ 18.26

    Mah... Tanti anni fa, preparando l'esame di Storia delle Dottrine Politiche con il Prof. Nicola Antonetti, mi resi conto di una cosa: è dai tempi di Luigi Sturzo (come minimo!) che ciclicamente si discute di sistema elettorale, tra i fautori del maggioritario e quelli del proporzionale. E, in tutta onestà, la mia impressione è che si tratti di un disturbo ossessivo-compulsivo tipicamente e pressoché italiano: forse mi sbaglierò, ma non mi risulta che nessuno Stato importante sprechi così tanto tempo a "strolgare" sul sistema elettorale "perfetto". Che poi è come l'araba fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa (come diceva il Metastasio). Ne scelgano uno e la facciano finita!

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  • Ivo

    01 Giugno @ 15.23

    Non capisco un punto dell articolo , che scrive " Grillo si è scottato e non poco sulla Raggi" . Mi sembra che i risultati di Roma ( quelli positivi ) siano ben poco conosciuti e pubblicati . E ci si dimentica , che per riportare una città di 14 milioni di euro di debito , collusa ovunque ( mafia pd capitale ?) non sia un impresa facile , e nemmeno di breve tempo . Oppure chi ha scritto L articolo , già fa campagna elettorale ,

    Rispondi

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