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Pd, quanti errori dietro l'ennesima batosta

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Il Pd esce sconfitto da quasi tutti i principali ballottaggi di domenica. Ma la batosta alle comunali di Parma è diversa da tutte le altre. E’ la quinta consecutiva. Ed è difficile dunque catalogarla come una delle tante battute d’arresto rimediate dal Pd su e giù per l’Italia o declassarla a uno fra i tanti schiaffi incassati da Renzi per le politiche del partito e del governo. Quella di Parma è tutta un’altra storia. E parte da molto, molto più lontano. L’ultima vittoria del centrosinistra parmigiano alle comunali risale al 1994 con Stefano Lavagetto. Da allora, in città, il centrosinistra ha incassato vittorie su vittorie – talvolta anche molto nette - alle elezioni politiche, alle europee, alle regionali, perfino alle provinciali (fino a che si è votato per le province). Tutte le volte si è illuso, anche con una certa supponenza e arroganza, che quelle vittorie sarebbero state il prologo alla riconquista del Comune. E tutte le volte si è dovuto scontrare con la dura realtà: quando si doveva votare per il sindaco i parmigiani sceglievano qualcun altro, fosse Ubaldi, Vignali o Pizzarotti. Ora il centrosinistra di Parma si avvia a trascorrere altri cinque anni sui banchi dell’opposizione. E con questi diventeranno ventiquattro, poco meno di un quarto di secolo.
Nel suo messaggio post ballottaggio, Paolo Scarpa non ha fatto nulla per nascondere la delusione e si è lasciato andare a un lungo sfogo con tante recriminazioni, qualcuna anche un po’ fuori luogo. Ma su una cosa ha ragione: in questi anni il Pd nazionale e quello regionale hanno rinforzato Pizzarotti con il loro corteggiamento in chiave anti Grillo. Corteggiamento comprensibile visto il ruolo da eretico che Pizzarotti si è ritagliato, ma imbarazzante e complicato da gestire per chi qui era sui banchi dell’opposizione. E’ difficile però pensare che sia quello il vero motivo della sconfitta di domenica. A pesare è soprattutto l’immagine e la realtà di un centrosinistra impegnato soprattutto nelle diatribe e nei regolamenti di conti interni. Incapace di fare opposizione in modo chiaro e proporre idee e progetti alternativi a quelli dell’amministrazione in carica. Incapace di convincere i parmigiani che quelle idee erano davvero realizzabili. Incapace, soprattutto, di convincerli che prima di tutto, prima delle diatribe e delle logiche politiche, c’erano Parma e i suoi interessi.

Per mesi abbiamo assistito allo spettacolo di un partito lacerato sulla scelta di fare o no le primarie per la scelta del candidato sindaco. Primarie che tra l’altro hanno diviso più che unire, hanno visto una partecipazione piuttosto scarsa e, dulcis in fundo, per la terza volta consecutiva non si sono dimostrate lo strumento adatto per scegliere un candidato sindaco in grado di vincere le elezioni, quelle vere, le uniche che contano. E dire che questa volta il centrosinistra aveva puntato su un nome con un identikit diverso dal passato.
Nelle precedenti elezioni avevano corso tre «cavalli di razza» del centrosinistra parmigiano. Nel 2002 i partiti dell’Ulivo avevano scelto l’allora senatrice Albertina Soliani, nel 2007 dalle primarie era uscito l’allora assessore regionale Alfredo Peri e, infine, cinque anni fa Vincenzo Bernazzoli, che all’epoca era presidente della Provincia. Tre nomi forti che però erano abbastanza “estranei” alla città e avevano tutti il paracadute di qualche altro incarico in caso di sconfitta. Questa volta il prescelto era un candidato «senza tessera di partito» come veniva rimarcato in continuazione quasi fosse diventata un’onta essere iscritti al Pd. Non è bastato per dare un’immagine credibile di candidato civico.
Quel civismo che, invece, Federico Pizzarotti con il suo movimento «Effetto Parma» è riuscito a impersonare alla perfezione. Più o meno come Elvio Ubaldi ci riuscì con la sua «Civiltà parmigiana» nel 1998 e nel 2002. Due politici molto diversi e lontani dal punto di vista culturale e politico, Ubaldi e Pizzarotti. Ma entrambi sono riusciti, in epoche diverse, a costruire proposte che mettevano al primo posto Parma e i parmigiani. E a convincere in questo modo tanti elettori, non solo di destra e di centro ma anche di sinistra, che la loro era la migliore proposta per la città. Ed è proprio questo che il Pd e il centrosinistra parmigiani, con le loro divisioni e le loro polemiche, da vent’anni non riescono a fare.

spileri@gazzettadiparma.net

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  • Patrizia

    29 Giugno @ 10.14

    Qual è perdita del PD? È a capo della città il piddino numero uno!

    Rispondi

    • salamandra

      29 Giugno @ 17.06

      Sarebbe ora che voi M5S iniziate ad imparare dagli errori clamorosi che avete fatto tipo cacciare uno dei pochi assennati (e infatti avete perso praticamente ovunque le elezioni a sindaco).

      Rispondi

  • Medioman

    28 Giugno @ 18.50

    Il PD era un'accozzaglia, nata con lo scopo di sconfiggere il Berlusca; finito il Berlusca, finito il PD. Se non ci fosse stato Beppe Grillo, e soprattutto Matteo Renzi che lo ha rilanciato, il PD (come il PCI, PDS, DS, eccetera) sarebbe già finito nel dimenticatoio.

    Rispondi

  • Remo

    28 Giugno @ 17.24

    Come ha scritto giustamente Enzo, i parmigiani non votano più chi continua a buggerarli, facendosi frenare tutte le opere e le strutture che sarebbero necessarie per una città media come Parma, dirottate sulla vicina(e più piccola) Reggio E. "Romanocentrica" ...

    Rispondi

  • Dado

    28 Giugno @ 15.22

    Ma il PD è un partito di centrosinistra? Scherzi a parte la vera riflessione deve essere quella che è bastato meno di un quarto dei parmigiani per eleggere il sindaco, rinunciando a quello che è un diritto sacrosanto. Questo vuol dire che per oltre la metà degli aventi diritto le cose non sarebbero cambiate a prescindere da chi sarebbe stato eletto. Questo è triste, la mancanza totale di fiducia creata dalla classe politica ha allontanato tutti, specialmente le nuove generazioni: sembra proprio che ci vogliano tutti ignoranti, menefreghisti e disinteressati. Questo, secondo il mio parere, è argomento di riflessione per il PD... ma anche per Pizzarotti

    Rispondi

  • Enzo

    28 Giugno @ 08.28

    io credo che le primarie le abbiano fatte solo per poter vincere qualcosa

    Rispondi

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