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EDITORIALE

Le parole semplici che abbiamo scordato

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Nel capolavoro di Ermanno Olmi, «L'albero degli zoccoli», a un certo punto un uomo con disabilità mentale, quello che ai tempi veniva chiamato lo scemo del villaggio, entra in una casa di quei poveri contadini che sono poi i protagonisti del film. Entra per chiedere un pezzo di pane e i bambini cominciano a ridere della sua condizione, lo scherzano. La loro mamma interviene e li sgrida: «No bambini, non va bene ridere. Quei poveretti lì, che non hanno niente dalla vita, sono quelli più vicini al Signore».
Mi domando quanto abbiamo guadagnato, in condizioni economiche, rispetto a quei tempi; ma soprattutto mi domando quanto abbiamo perduto, se è vero che oggi lo scherno, il dileggio, perfino l'insulto mortale contro le persone più sfortunate si è fatto "virale", come si usa dire nell'un po' stupido linguaggio dei social; se è vero che la tecnologia ha amplificato, oltre che le possibilità di fare del bene, quelle di fare del male; se è vero, soprattutto, che i bambini e i ragazzi di oggi hanno sempre meno genitori del tipo di quella mamma che vede, nei più sfortunati, «i più vicini al Signore».
Questa settimana abbiamo raccontato, sulla Gazzetta, la storia di un ragazzina parmigiana di sedici anni, costretta dalla nascita su una sedia a rotelle, esclusa dai compagni di classe dalla cena di fine anno scolastico. La motivazione, ma forse sarebbe meglio dire il pretesto, è stata la seguente: «Se vieni, devi essere accompagnata dai genitori, e noi non vogliamo genitori tra i piedi». Invano quella ragazza ha provato a spiegare che i genitori l'avrebbero solo accompagnata, e poi se ne sarebbero stati in disparte. Invano. I compagni di classe hanno cominciato a tempestarla, sul gruppo di WhatsApp, di messaggi sempre più decisi, anche volgari, per indurla a restare a casa. Alla fine, hanno preferito rinunciare alla cena piuttosto di correre il rischio di avere quella sgradita compagnia.
Non ho il diritto di giudicare nessuno, tantomeno di condannare, e ho ben presente che stiamo parlando di ragazzi di sedici anni. Ragazzi che guardo come fossero i miei figli, come se fossi io in un tempo lontano: e provo per loro forse ancor più compassione di quella che provo per la loro compagna esclusa: perché non sanno, non capiscono quanto sarebbe stata più bella, per loro, una cena con la compagna disabile. Non sanno quanta gioia avrebbero regalato a quella loro coetanea, quanto l'avrebbero fatta sentire importante, o se volete "uguale"; e al contrario non sanno, non immaginano, quanto dolore le abbiano dato. Non sanno e non capiscono quanto hanno perso, innanzitutto, loro stessi.
Non è colpa loro. Qual è il mondo in cui vivono? Una ragazza toscana - Ilaria Bidini, 28 anni, costretta su una sedia a rotelle da una malattia genetica - ha avuto il coraggio di rendere pubblici gli insulti che quotidianamente riceve sui social: «Miss Toscana della bruttezza», «nanoide», «handicappata deforme», e così via. Il video in cui denuncia queste violenze è visibile su YouTube. Ma come è stato possibile che siamo arrivati a questa barbarie? Che cosa abbiamo smarrito? Forse le parole che nell'Albero degli zoccoli una suora rivolge ai due giovani sposi quando chiede loro di adottare un bimbo di un anno rimasto senza genitori: «Ci si deve soccorrere a vicenda a questo mondo».
michele.brambilla@gazzettadiparma.it

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  • legione

    06 Luglio @ 10.41

    Direttore, i nostri ragazzi oggi sono così proprio perchè gli si da l'alibi del "non è colpa loro", nascondendosi dietro il " chi sono io per giudicare" che non li educa, ne contribuisce alla loro formazione di uomini e donne. E' necessario, in questo come in altri campi, mettere da parte questo buonismo a tutti i costi un po' ipocrita ( non me ne voglia), per tornare a mettere i ragazzi davanti le loro responsabilità di futuri adulti, perché se a 13 - 14 anni si sentono abbastanza grandi da poter fumare, bere, fare tardi la notte, non possono poi avere alibi quando questo loro sentirsi adulti vorrebbe dire metterli davanti a responsabilità da adulti. Con frasi del tipo " è colpa della società" si danno alibi e si alimenta l'impressione che ciascuno di noi di quella "società" sia corpo estraneo e non parte integrante. Le cose miglioreranno solo quando il messaggio che si farà passare sarà che è colpa di certi comportamenti se la "società" esprime certe deviazioni, e non il contrario. Torniamo a giudicarli, e ad agire di conseguenza, perché è l'unico modo per educare gli adulti del domani.

    Rispondi

  • Bastet

    05 Luglio @ 22.48

    @ Gianni Cesari: lei è fin troppo buono! Alla Loro età non si può non sapere che stai facendo del male! Cattiveria e menefreghismo!

    Rispondi

  • Gianni Cesari

    05 Luglio @ 19.20

    giannicesari

    Se mi è permesso, oserei dissentire sul definire senza colpe quei giovani. Non è che uno se è troppo giovane, o troppo vecchio (come me), se si comporta male, è privo di colpe. Al massimo posso concedere che, a cagione della loro stoltezza conclamata, non si rendevano conto del male che facevano. Ecco, così forse "un perdona loro perche non sanno (e mai capiranno) quello che fanno" forse potrei accettarlo.

    Rispondi

  • Bastet

    03 Luglio @ 17.14

    Ma quale rinunciare alla cena!? L'avranno sicuramente fatta, creando altra chat su WhatsApp , escludendo la compagna di classe ...

    Rispondi

  • Rodolfo

    02 Luglio @ 18.54

    La ringrazio per aver espresso con parole semplici un problema immenso. Lo definisco immenso perché non si tratta più di dire solo delle belle parole ma di rendersi conto che il mondo in cui viviamo, la società della quale facciamo parte è andata a rotoli e non vedo come si possa risollevare se non con sistemi drastici e catastrofici. Da ragazzi un po' tutti abbiamo avuto qualche antipatia o qualche reticenza a farci amici i meno fortunati o i meno scantati ma, oggi si arriva alle offese alle idiozie sbandierate ai quattro venti senza capire che i veri idioti sono coloro che si vantano della loro meschinità e non se ne rendono conto. Credo che certi problemi varrebbe la pena metterli in prima pagina

    Rispondi

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