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L'estremismo umanitario e la crisi migratoria

Paolo Ferrandi

L'estremismo umanitario e la crisi migratoria
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Karl Kraus è stato uno degli scrittori più pessimisti del ‘900. Non che Vienna alla fine del primo conflitto mondiale fosse un luogo particolarmente incline all’ottimismo, ma Kraus era così di natura. Una delle sue battute più feroci – contenuta nella sua opera più significativa, «Gli ultimi giorni dell’umanità», per dire l’allegria – dice che «la vera fine del mondo è quella cronica». Ecco, in Italia, facendo il verso al pessimismo di Kraus, «la vera emergenza è quella cronica».

Prendiamo, per esempio, il problema della crisi migratoria. Un’emergenza cronica. Il nostro paese è diventato un «hub» nel cammino dei migranti che cercano di sfuggire a guerre, carestie, dittature o semplicemente a condizioni di vita molto dure. E’ un problema di geografia, prima di tutto. L’Italia si affaccia sul Mediterraneo e le nostre coste sono raggiungibili con uno sforzo minimo dalle coste libiche. La Libia – nel caos del dopo Gheddafi – è una Nazione solo di nome. In realtà è un agglomerato di poteri dove non c’è alcuna autorità centrale e dove i traffici illeciti – come quelli legati all’immigrazione clandestina – prosperano indisturbati. I confini marini, poi, sono difficili da controllare. Non bastano reti, muri e filo spinato. Serve un dispositivo navale adeguato. E non si può nemmeno non soccorrere persone che sono in balia delle onde su imbarcazioni di fortuna, sempre sull’orlo del naufragio. E’ un dovere umano, prima che un obbligo dettato dalle leggi internazionali.

Detto questo però l’Italia ha tutti i diritti di cercare di arginare, per quanto possibile e con mezzi leciti, il flusso migratorio che arriva dalle coste libiche. Uno stato non può lasciare che la propria politica sull’immigrazione sia dettata dalla pressione delle disparità di vita tra Nord e Sud del mondo e dagli interessi degli scafisti libici. L’Italia da sola non può farsi carico di tutte le ingiustizie del mondo e, anche volesse, sarebbe un tentativo destinato a un disastroso fallimento.

Sui quasi 95mila migranti arrivati in Italia nel 2017, per esempio, ce ne sono più di 16mila provenienti dalla Nigeria, quasi 9mila dalla Guinea e quasi 9mila dal Bangladesh. Queste sono le tre nazionalità più rappresentate. Quasi nessuno di loro, però, avrà, una volta espletate le pratiche, diritto alla protezione umanitaria perché si tratta di migranti economici. Ma questo non vuol dire che torneranno a casa, visto che le procedure di espulsione sono lunghe e farraginose. A volte quasi impossibili. Facendo così, però, si rinuncia a cercare di gestire i flussi migratori, che sono un’opportunità in un paese come il nostro dove il bilancio demografico è fortemente negativo, e si alimentano il disagio e la rabbia degli italiani. Per non dire del fatto che in questo modo diventa ancora più difficile prendersi cura delle persone che hanno davvero diritto all’asilo.

Il lavoro del ministro dell’Interno Marco Minniti è quindi pienamente legittimo, sia nel suo tentativo di rinforzare la fragile guardia costiera della Libia, sia nel suo tentativo di imporre un protocollo vincolante alle Organizzazioni non governative che non possono, in nome di un astratto diritto umanitario, farsi beffa delle disposizioni dello Stato Italiano. L’estremismo umanitario, come qualunque altro estremismo, infatti non porta al paradiso in terra, ma a un peggioramento della vita per tutti. Italiani e migranti.

pferrandi@gazzettadiparma.net

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  • ale

    08 Agosto @ 09.17

    Più che Libia si chiamano regole d ingaggio è modalità di accompagnamento coatto le differenze. Qui hanno addirittura pensato al reato di tortura valido solo x le forze dell' ordine e non per ladri od aguzzini

    Rispondi

  • burdlazz

    08 Agosto @ 02.28

    Alcuni appunti. La mancanza di un controllo delle nascite in Africa e in Bangladesh è un problema enorme di cui non si parla mai. La Cina e l’India bene o male lo hanno risolto, in Bangladesh (popolazione numericamente superiore a quella della Russia, più estesa però di 120 volte) manco ci si prova, soprattutto per motivi religiosi ovvero l’Islam. “Allah ci ha ordinato di accrescere la Ummah (Nazione Musulmana), e ce ne ha dato i mezzi”. Stessa cosa in Africa dove è previsto il raddoppio della popolazione nei prossimi 30 anni. In Paesi poverissimi (Nigeria esclusa) ciò porterà ad effetti catastrofici con emigrazioni di massa. La Nigeria è un caso a sé: detiene il primo PIL in Africa, è ricca di petrolio ma conta oltre 200 gruppi etnici quasi sempre in ‘disaccordo’ – eufemismo - tra loro, corruzione e delinquenza comune e organizzata ai massimi livelli. Incontestabile l’importanza della mafia nigeriana che sta dilagando anche in nazioni lontanissime come Australia e Giappone. Quali nigeriani arrivano in Italia? Quelli delle etnie vincenti, con mezzi economici sufficienti per il viaggio, mentre i veri disgraziati (e i ricchi) rimangono dove sono. Molti dei ‘migranti’ arrivano in Europa in cerca di un guadagno ancora più facile che al loro Paese: un’alta percentuale di delinquenti già esperti in spaccio di droga (che vi arriva dal Sud America via Mauritania) e prostituzione. In Libia la guerra civile c’è davvero, da anni, ma quanti libici arrivano in Italia ogni anno? Una dozzina? Non mi si venga a dire che gli altri sono tutti scafisti (nella quasi totalità di nazionalità egiziana, tra l’altro).

    Rispondi

  • filippo

    07 Agosto @ 19.32

    scusate ma la geografia....la Spagna quanto dista dall'Africa? secondo me un poco meno

    Rispondi

    • 07 Agosto @ 19.37

      (dalla redazione) Meno dal Marocco (che non è un failed state) molto di più dalla Libia (che è un failed state). Comunque hanno problemi, non come i nostri, a Ceuta e Melilla, sulle coste e anche alle Canarie.

      Rispondi

      • filippo

        07 Agosto @ 22.01

        lo scorso anno 8.000 problemi contro 181.000.....un poco tanta la differenza....

        Rispondi

        • 07 Agosto @ 22.03

          (dalla redazione) La differenza si chiama soprattutto Libia.

          Rispondi

  • rradamess

    07 Agosto @ 19.02

    È un dovere salvare dal pericolo del mare chi sfortunatamente e malauguratamente si trova in una condizione che non ha cercato. Non è un dovere invece salvare dal mare chi apposta si mette in mare per essere salvato e venire irregolarmente in Italia. Esistono le ambasciate, dove fare richiesta per un visto per l'Italia.

    Rispondi

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