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Corea, volano parole. Speriamo non missili

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Teddy Roosevelt è stato uno dei presidenti più muscolari, in politica estera, della storia americana in un'epoca in cui peraltro la politica estera era soprattutto sfoggio di muscoli e forza militare. Forse la sua frase più famosa è «speak softly and carry a big stick. You will go far», cioè «parla gentilmente e portati dietro un grosso bastone. Andrai lontano». Secondo Roosevelt questa massima, che lui diceva essere un proverbio africano, serviva a ricordare a tutti che l'azione diplomatica - lo «speak softly» - deve essere accompagnata dalla forza militare - il «big stick». Ma è anche vero che la forza militare senza lo sforzo diplomatico non fa andare molto lontano. Perché prima o poi si incontra uno con un bastone più grosso o che il bastone sa usarlo meglio di quanto lo sappia usare tu. Per non dire del caso in cui gli altri portatori di bastone si coalizzino contro di te. Insomma, Roosevelt riteneva che lo sfoggio di muscoli dovesse avere come contraltare lo sforzo diplomatico. Il tutto per raggiungere una serie di obiettivi concreti: «realpolitik» allo stato puro, ammantata di virilismo da nuova frontiera, il collante ideologico degli Stati Uniti negli anni del primo '900. Una concezione datata ma realista e, in qualche modo, consapevole dei rischi che si possono correre.
L'escalation verbale di questi giorni tra Stati Uniti e Corea del Nord, invece, non ha nulla di rooseveltiano. Le minacce coreane - «consideriamo gli Stati Uniti nient'altro che un grumo che possiamo far diventare gelatina quando vogliamo» - e le risposte di Trump - che ha detto di voler scatenare su Pyongyang una tempesta «fuoco e furia come il mondo non ha mai visto» - fanno, infatti, pensare che il conflitto, forse nucleare, tra i due Paesi sia molto vicino. E, in effetti, Trump ha avvertito il regime coreano che le armi americane sono «locked and loaded» - un modo alla John Wayne per dire che sono pronte per essere usate - mentre Pyongyang ha avvertito che potrebbe lanciare i suoi nuovi missili balistici verso l'isola di Guam, territorio incorporato negli Stati Uniti, dove c'è un'enorme base militare Usa.
Una violenza verbale tale da allarmare governi e analisti di politica internazionale, soprattutto tenendo conto della assoluta imprevedibilità di Kim Jong-un - il giovane dittatore coreano di cui si sa pochissimo e quel poco che si sa è molto inquietante - e la condotta molto istintiva - è un eufemismo - di Donald Trump che spesso non segue il copione che gli è stato suggerito da ministri e consiglieri. Due leader per i quali la parola «cautela» è una bestemmia.
Eppure ci sono ragioni molto forti che spingono - al di là dei fuochi d'artificio verbali - verso una situazione di tesissima tregua armata piuttosto che di guerra aperta. Infatti sia Washington - per non parlare dei suoi alleati regionali, cioè la Corea del Sud e il Giappone - che la Corea del Nord - con il suo protettore, cioè la Cina - hanno tutto da perdere in caso di guerra aperta. Mettendo tra parentesi la minaccia nucleare e quella derivata dai missili balistici che è ancora da testare, Pyongyang può fare centinaia di migliaia di morti con le sole armi convenzionali. Un attacco - anche non nucleare - statunitense, poi, ferirebbe a morte la Corea del Nord, ma non le impedirebbe una reazione devastante. Uno scenario apocalittico che nessuno vuole. Ancora una volta, quindi, l'equilibrio del terrore è la nostra polizza assicurativa migliore. Sempre che qualcuno, nel vortice delle minacce, non perda la testa.

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  • Demianlee

    15 Agosto @ 21.26

    Il coreano è certo un personaggio ma è sempre stato a casa sua. Ho chiesto a google:"da quanti anni gli usa sono in guerra". La risposta: "Gli Stati Uniti sono stati in guerra il 93% del tempo, dalla loro creazione nel 1776, vale a dire 222 dei 239 anni della loro esistenza Gli anni di pace sono stati solo 21 dal 1776. Nessun presidente degli Stati Uniti è mai stato un Presidente di pace. Tutti i presidenti degli che si sono succeduti sono stati tutti, in un modo o nell'altro, coinvolti almeno in una guerra".

    Rispondi

  • ab9pr

    15 Agosto @ 15.35

    alberto_bianco@alice.it

    Non perda la testa?! Questi personaggi sia il coreano che l'americano di testa ne hanno ben poca e lo stanno dimostrando giorno dopo giorno. E pensare che Trump é stato eletto dalla maggior parte degli americani. Agghiacciante.

    Rispondi

  • Indiana

    15 Agosto @ 10.38

    Indiana

    Tranquillo: sono solo due istrionici ciarloni con manie di grandezza! Non penso che arriveranno mai alla guerra, amenochè non ne ricavino un ampio guadagno. Perchè, lei lo sa meglio di me, le guerre non si combattono mica per ideali di libertà e giustizia, ma solo per il vil denaro e per il potere. Certo è inquietante essere consapevoli che le sorti del mondo intero siano nelle mani di questi due qua che da un momento all'altro, schiacciando dei pulsanti, potrebbero cancellare per sempre la vita sulla terra. Forse converrebbe svegliarsi e porsi delle domande.....E magari ritornare alle antiche società matriarcali dove non esistevano guerre nè conflitti e perfino le assemblee non terminavano se tutti non erano completamente d'accordo! Utopia? Volendo si può ritornare a modi di vita migliori, quando a guidare la società erano le donne e non i belligeranti uomini!

    Rispondi

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