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Ponte sul Po chiuso. Bisogna fare squadra

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Di questi tempi, guardando il Po con così poca acqua, è difficile riconoscere il Grande fiume. E viene da pensare che, per attraversarlo, sarebbe più che sufficiente il vecchio ponte di barche che un tempo collegava la sponda emiliana a quella lombarda tra Sacca di Colorno e Casalmaggiore. Peccato che non ci sia più. Perché oggi sarebbe utile, vista la situazione in cui versano i ponti che collegano la provincia di Parma con la Bassa lombarda. Una situazione drammatica che provoca disagi e danni a non finire, ma anche rabbia e indignazione. I disagi e i danni sono quelli riservati alle migliaia di pendolari e alle centinaia di aziende che tutti i giorni devono organizzare i propri spostamenti in questo pezzo di Bassa tra Emilia e Lombardia. La rabbia e l’indignazione sono invece i sentimenti che chiunque prova davanti a un Paese che sembra incapace di darsi un sistema di infrastrutture degne di questo nome.
L’ultimo evento in ordine di tempo è la chiusura del ponte di Casalmaggiore decisa dai tecnici giovedì per problemi infrastrutturali. Una chiusura a tempo indeterminato in attesa di vedere quali interventi sarà possibile attuare. Risultato? Chiunque debba andare da Parma a Casalmaggiore (o viceversa) ha due alternative: o passa dal ponte Verdi a Ragazzola di Roccabianca oppure sceglie il ponte che collega Boretto a Viadana. Tra i venti e i trenta chilometri in più. Nel migliore dei casi, quasi mezz’ora buttata ma può essere molto di più perché di questi tempi sul ponte di Ragazzola c’è il senso unico alternato per lavori. E sono lavori sempre più frequenti visto che si tratta di infrastrutture ormai datate e sottoposte a una grande usura per il traffico molto intenso che le percorre ogni giorno.
La dura verità è che tutti e tre questi ponti sono stati costruiti tra quaranta e oltre sessant’anni fa e cominciano purtroppo a mostrare i segni del tempo che passa. Quello di Casalmaggiore è il più vecchio. Fu realizzato negli anni Cinquanta. Una decina di anni fa fu chiuso a lungo per essere riammodernato. Ma, nonostante gli interventi di ristrutturazione, con sempre più frequenza, si susseguono seri problemi strutturali, come dimostra la chiusura decisa giovedì. L’altro ponte in territorio parmense, quello a Ragazzola di Roccabianca, è più recente. Ma non è immune da problemi tanto che anche qui si incontra spesso qualche cantiere. In più ha un vizio di origine mai sistemato: non collega i due argini maestri e la strada corre per un lungo tratto in area golenale. Quindi, in caso di grandi piene del Po, si è obbligati alla chiusura.
Per uscire da questa situazione, servirebbero interventi straordinari e coraggiosi che la frammentazione di competenze fra Stato, regioni e province rendono tutt’altro che facili. Servirebbero enti locali in grado di prendere decisioni e fare investimenti, mentre le province (che in Emilia Romagna hanno la competenza sulla manutenzione delle strade) sono da anni senza risorse. Servirebbe una politica in grado di pensare alle infrastrutture necessarie e di non dividersi da decenni su progetti come quello dell’autostrada Tirreno-Brennero che prevede - guarda caso – un viadotto a quattro corsie sul Po, proprio a metà strada tra il ponte di Ragazzola e quello di Casalmaggiore. O forse l’unica strada che ci rimane è davvero il vecchio ponte di barche?

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  • Nicola Martini

    13 Settembre @ 19.47

    Il problema di fondo sta nel pianificare adeguatamente le infrastrutture ed anche la ristrutturazione o il rifacimento delle medesime quando necessario. Purtroppo in Italia negli ultimi anni si opera in un'ottica emergenziale permanente e non ci si deve stupire se in un medesimo territorio ci si ritrova con più infrastrutture all'unisono chiuse o utilizzabili in modo parziario. Di certo non ha aiutato neppure la frammentazione delle competenze amministrative (determinate da visioni federaliste da due soldi), che riescono a burocratizzare oltre ogni modo gli interventi anche di tipo ordinario. Non parliamo poi della riduzione costante di trasferimenti che nell'ultimo decennio in maniera costante ha colpito gli Enti locali tra cui ad es. le Province, la cui utilità è sotto gli occhi di tutti ma che si è voluta negare in un'ottica demagogica dove la politica tutta ha preferito rincorrere la pancia della gente anziché operare con raziocinio sotto il profilo giuridico ed istituzionale (es. riduzione ed accorpamento). La frammentazione amministrativa, quindi, non aiuta ad operare gli interventi ordinari, figuriamoci quelli straordinari quali ad es. le ricostruzioni ex novo, sopratutto in merito a infrastrutture di valenza nazionale (come erano sino a poco tempo fa strade come l'Asolana). L'impianto generale dell'Editoriale pare condivisibile, sebbene tenda un poco a deragliare a mio modesto parere nella parte finale quando si cita un'opera come la bretella tra Parma e Verona, la cui utilità in termini di traffico è tutt'altro che confermata e che non può che lasciar perplessi dati i costi esorbitanti (ca. €500.000.000 per 10 km). Il problema principale, quindi, riguarda una gestione dell'ordinario estremamente difficoltosa che poco ha a che vedere con la nuova autostrada. Ne è conferma il fatto che sia che si tratti di autostrade o strade normali in Italia negli ultimi anni si sono riscontrati crolli di ponti anomali, probabilmente da attribuire alla scarsa manutenzione. Mi lascia pure perplesso che tra le alternative non sia stata considerata la ferrovia (esistente e funzionante), la quale dovrebbe essere implementata e che aiuterebbe pure a ridurre quei flussi di traffico molto elevati (leggero e pesante) tanto deleteri per le infrastrutture stradali. Anche ciò denota mancanza di capacità di pianificazione, dato che per il trasporto merci (come normale che sia) il trend è quello di favorire la ferrovia e non l'asfalto. Questo capita nei Paesi normali però.

    Rispondi

  • matgabil

    10 Settembre @ 01.00

    Sperperi di stipendi inutili a incompetenti e a senza voglia di lavorare . Le risorse poi ci dovrebbero essere no in un paese che ha uno dei livelli di tassazione più alti al mondo o sbaglio ?

    Rispondi

  • Filippo Bertozzi

    09 Settembre @ 14.51

    Fare squadra? Ma se questi incapaci ed incompetenti non riescono neanche a rimandare l'asfaltatura della strada a Sorbolo, quando il traffico raddoppia a causa della chiusura del ponte!? Siamo in balia degli eventi e degli idioti.

    Rispondi

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