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Province, una riforma che non è mai nata

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Doveva essere la madre di tutte le riforme contro i costi della politica e a favore della semplificazione amministrativa. Invece la cosiddetta riforma Delrio sull’abolizione delle province si è trasformata in un ibrido senza significato che ha provocato molti più danni dei (presunti) benefici che avrebbe dovuto provocare ai cittadini. Se la riforma elettorale voluta a suo tempo da Calderoli era stata da lui stesso definita una “porcata” e quindi definita Porcellum, sarebbe interessante sapere quale definizione ne darebbe oggi il ministro ancora in carica del cambiamento istituzionale da lui portato avanti con grande convinzione.
In estrema sintesi la riforma si può riassumere in due punti, che danno l’idea di quali mostri possa partorire la burocrazia quando non fa i conti con la realtà: le province che dovevano sparire non sono state abolite e hanno mantenuto buona parte delle principali competenze, come quelle su viabilità e scuole superiori. Ma, per contro, sono stati tagliati fondi e personale in gran gran quantità. Il risultato è che quasi ovunque in Italia tutte le strade provinciali sono in condizioni pietose e che nelle scuole superiori si fanno ormai solo le manutenzioni straordinarie. Senza contare il ginepraio delle competenze trasferite in parte alle regioni e in parte ai comuni in modo confuso e senza una logica programmatica. Un esempio di questo vero e proprio disastro istituzionale lo possiamo vedere plasticamente negli ultimi mesi proprio nel territorio di Parma. La nostra provincia è una delle più estese e complesse d’Italia e l’ente di piazza della Pace (sede che sarà abbandonata tra poco per fare cassa) funzionava e riusciva a rispondere alle esigenze del territorio parmense in modo adeguato. Negli ultimi anni, invece, il crollo dei servizi è stato rapido e proprio negli ultimi mesi c’è una dimostrazione lampante di come la riforma Delrio sia stata di fatto una vera calamità (non naturale) per i cittadini.
I due ponti sul Po del Parmense sono uno chiuso e l’altro a senso unico alternato ormai da mesi. Al di là della mancata manutenzione che ha portato a questa situazione, il vero problema adesso è che le province chiedono soldi alle regioni per fare i lavori e le regioni li chiedono al Governo in un rimpallo di responsabilità che finora, annunci a parte, ha prodotto il nulla assoluto in termini di lavori e di cantieri aperti.
Un’altra situazione paradossale è quella degli impianti di risalita della nostra montagna di cui parliamo nel giornale di oggi: in pratica, per vari motivi legati comunque a mancanza dei fondi disponibili per fare gli interventi necessari nei tempi dovuti, ci troviamo con le seggiovie di Prato Spilla, Lagdei e Schia contemporaneamente chiuse da mesi e con poche certezze, al di là delle solite promesse che si rincorrono da tempo, per la loro riapertura effettiva. E anche qui la riforma ha grandi colpe, perché ha messo le province nella situazione di non avere più l’autonomia finanziaria. Esemplare di come in Italia sia tutto un fare e disfare è anche il caso delle strade ex Anas, come la Massese: alcuni ani fa, fra il plauso di tutti, erano state tutte trasferite come competenze alla regione e da qui alle province. Oggi, per poterle riavere in condizioni accettabili, l’unica possibilità è di restituirle all”Anas. Gli esempi potrebbero continuare, ma una cosa è sicura: una riforma che doveva portare risparmi sta invece portando spese in termini di disagio sociale e di costi veri che procurano un danno molto maggiore rispetto ai presunti vantaggi che erano stati magnificati. Forse sarebbe meglio pensare, prima di agire. E in questo caso sembra proprio sia stato fatto il contrario.
gzurlini@gazzettadiparma.net

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Patrizia

    27 Novembre @ 11.53

    I 5 STELLE ľavevano denunciato, era una solita SCHIFORMA, e avevamo esposto le nostre rimostranze na noi siamo sempre quelli ... incompetenti!

    Rispondi

  • patti

    26 Novembre @ 18.24

    Non ricordiamoci più

    Rispondi

  • matgabil

    26 Novembre @ 17.33

    Ricordiamoci che questi incapaci li eleggiamo noi

    Rispondi

  • Cinzia

    26 Novembre @ 10.07

    Articolo molto ben fatto che fotografa una situazione paradossale. Credo però che questo non sa un caso, bensì uno dei tanti esempi dell'incapacità di questa classe politica. Abbiamo un'autostrada in costruzione, la Ti-bre che dopo 9 km termina in un campo e le due regioni più ricche d'Italia , Lombardia ed Emilia, che non riescono ad ovviare ai collegamenti necessari tra i loro territori per miopia amministrativa. I danni al ponte sono stati denunciati da un agricoltore che passava per caso li sotto. Mancati controlli, mancata manutenzione, mancata previsione, mancati investimenti. Questa è la politica incapace che fa male al Paese.

    Rispondi

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