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L'inganno della storia politicamente corretta

L'inganno della storia politicamente corretta
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Manca meno di un mese a Natale. A ricordarlo ai credenti sarà domenica l'inizio dell'Avvento; per i non credenti ci penseranno le luminarie che rallegrano le vie del centro. Per gli uni e gli altri arrivano puntuali le direttive di alcuni dirigenti scolastici «illuminati». C'è chi vieta di far cantare canzoni natalizie, chi impedisce l'allestimento del presepe e chi, è notizia di pochissimi giorni fa, come Nicolò La Rocca, preside della scuola elementare e dell'infanzia Ragusa Moleti di Palermo, impedisce agli insegnanti di far recitare le preghiere ai bambini perfino nell'ora di religione. Via anche una statuetta della Madonna e alcune immagini come quella di Papa Francesco.

Ora, premesso che se un genitore iscrive il figlio all'ora (facoltativa) di religione si suppone che voglia che il pargolo abbia un'educazione spirituale oltre che scolastica, quello che dà veramente fastidio di questo continuo voler imporre un malinteso senso di «politicamente corretto» è la completa astrazione dalla realtà storica.

Se in Italia ancora oggi (anche se sempre meno) nelle case si fa il presepe è perché circa novecento anni fa un frate di nome Francesco pensò bene di far rivivere la natività di Cristo con una rappresentazione. Quella rappresentazione è entrata nel cuore dei credenti che, secolo dopo secolo, hanno voluta riproporla. Allo stesso modo, con tempi e modalità diverse, è stato per le preghiere, le canzoni e le infinite forme di devozione. Che sono diventate un patrimonio culturale, ancor prima che religioso, della nostra terra e delle nostre genti. Volerlo negare, indipendentemente dal fatto che si creda o meno, è negare la storia. Negare il terreno nelle quali affonda le sue radici un popolo.

Ma gli esempi di questa clamorosa mancanza di prospettiva storica non riguardano solo l'Italia e la religione. Anche all'estero abbondano gli esempi. Prendiamo il caso della rivolta di qualche mese fa contro le statue di Colombo e il voler rinnegare, in alcuni stati degli Usa, il Columbus Day. Motivo? Il povero Cristoforo (che nelle Americhe ci si è imbattuto per sbaglio nella sua ricerca di una strada più veloce e meno rischiosa per arrivare alle Indie) sarebbe colpevole delle nefandezze che i conquistadores avrebbero fatto negli anni successivi.

O ancora, il movimento - sempre negli Usa - che la scorsa settimana osteggiava il Thanksgiving Day (la festa del ringraziamento) adducendo ai padri pellegrini le colpe del successivo sterminio delle popolazioni indigene americane.

Tutte queste iniziative hanno in comune l'incapacità di guardare gli avvenimenti storici con gli occhi dei contemporanei e la pretesa di volerli giudicare secondo i valori di oggi. Che dovremmo dire allora degli egizi, capaci di costruire le piramidi, e una delle più grandi civiltà mai viste prima, ma sulla pelle di milioni di schiavi ebrei (e degli altri paesi del medio oriente)? E gli esempi potrebbero essere mille.

Non si può pretendere da persone nate centinaia, se non migliaia, di anni fa lo stesso sentire che abbiamo noi. Così come non si può rinnegare la storia nel suo complesso. Perché nel bene e nel male ha fatto sì che noi oggi siamo quello che siamo.

pepacciani@gazzettadiparma.it

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  • Giovanni

    30 Novembre @ 09.08

    Il povero Colombo non era un troglodito analfabeta aveva conoscenza dei vangeli, Spagnoli e Portoghesi si divisero le terre che "scoprivano" grazie al trattato di Tordesillas voluto da Papa Alessandro VI. La tendenza a rapportare gli avvenimenti a un preciso contesto storico è un metodo pericoloso, si corre il rischio di assolvere molti crimini. Non capisco poi perchè la scuola pubblica dovrebbe impartire un educazione spirituale e religiosa a dei bambini di otto anni quando ci sono chiese e oratori, chiese protestanti ,chiese ortodosse, chiese Valdesi, sinagoghe, sala del regno Geovista e moschee.

    Rispondi

  • salamandra

    30 Novembre @ 08.57

    Ma realmente si può scrivere una cosa del genere: "impedisce agli insegnanti di far recitare le preghiere ai bambini perfino nell'ora di religione"? Ma per fortuna abbiamo un preside che sa che la scuola DEVE essere laica. L'ora di religione si chiama correttamente "insegnamento della religione cattolica" ma da qui ad essere ora di proselitismo ce ne passa.

    Rispondi

  • Nicola Martini

    29 Novembre @ 20.54

    Temo risulti fuorviante mischiare vicende storiche e questioni di tipo religioso, senza considerare che (oltretutto) si dovrebbe discutere ampiamente di entrambi i fenomeni per capire le dinamiche che hanno portato, ad un certo punto, a rifiutare di commemorare un determinato: evento, personaggio, simbolo e così via dicendo. In parte può essere condivisibile l'idea che certe dinamiche di rifiuto rispetto un evento o un personaggio siano da attribuirsi ad un eccesso di politicamente corretto, il quale alle volte rischia peraltro di essere solo fine a se stesso. Personalmente, inoltre, tendo ad essere disturbato dalla ricerca del politicamente corretto ad ogni costo, esercizio molto soddisfacente per alcuni ma che spesso è ben distante dall'attaccare alla radice il problema che si intende risolvere. Detto ciò, mi vien da sottolineare come lo scrivente non ritenga una mostruosità se in una scuola primaria venga ad esempio allestito un presepe o si esegua un qualche canto natalizio. Lo scrivo da non credente, a scanso di equivoci. Capisco quali circostanze possano aver portato i Dirigenti scolastici a riconsiderare certe prassi che erano consolidate sino a tempi relativamente recenti, ma un approccio eccessivamente rigido alla questione temo possa sortire gli effetti contrari a quelli voluti. Sia però ben chiaro che certi atteggiamenti non sono determinati dalla volontà di imporre un senso di politicamente corretto, bensì ristabilire un concetto giuridico di base quale la laicità dello Stato. Se c'è qualcosa di effettivamente malinteso all'interno delle scuole del nostro Stato è il concetto di laicità, in quanto la pretesa di vedere in ambienti scolastici simboli religiosi, statue della Madonna o immagini del c.d. Santo Padre sono retaggi da stato confessionale, che mal si combinano con le esigenze di tutti i cittadini, i quali possono essere non credenti o ricollegabili ad altre religioni. Bene ha fatto, inoltre, il Preside La Rocca ad impedire agli insegnanti di far pregare gli scolari "perfino nell'ora di religione". Se un bimbo vuol pregare è liberissimo di farlo ma che siano gli insegnanti a dare l'input è qualcosa di inconcepibile. Si è dinanzi ad un fraintendimento grave del significato del c.d. Insegnamento della religione cattolica, in quanto per sgranare dei rosari (al massimo) c'è l'ora di dottrina in Chiesa. In breve, se si vogliono combattere delle battaglie politiche nelle scuole violando il principio di laicità, il risultato finale sarà pessimo.

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    • leoprimo

      30 Novembre @ 09.52

      L'insegnamento della religione cattolica nelle scuole, pur non prevedendo nello specifico l'insegnamento di una preghiera, lascia alla discrezionalità degli insegnanti l'approccio didattico. Va da sé che se in un liceo, si può sviluppare il programma in un certo modo, diciamo maturo, nella scuola elementare è abbastanza normale introdurre l'insegnamento con una preghiera senza suscitare timori di scuola teocratica. Allo stesso modo, non è togliendo un simbolo religioso quale può essere un crocifisso che si rende laica la scuola. La scuola è il luogo dove si educa, si cresce come persone caratterialmente e culturalmente; dove si dovrebbe imparare la convivenza civile nel rispetto del prossimo. Tale rispetto comprende anche l'accettazione, da parte di chi è ateo o di diversa confessione, di un simbolo quale è il Crocifisso la cui presenza nulla ha a che fare con la laicità della scuola.

      Rispondi

      • Nicola Martini

        30 Novembre @ 16.53

        Il fatto che ci sia un certo grado di discrezionalità nell'approccio didattico non mi stupisce, anche se rammento i fascicoli di religione dei sussidiari delle elementari (post Concordato) e non ricordo che fossero intercambiabili con i libricini del catechismo. L'approccio con la preghiera mi pare quantomeno discutibile. Ad ogni modo, non è possibile credere ad un modus operandi in buonafede quando le preghiere vanno di pari passo con dei locali scolastici addobbati con statue della Madonna e raffigurazioni del Pontefice. I timori da scuola teocratica sono più che fondati. L'educazione alla convivenza ad un certo punto dovrebbero impararla certi cattolici (non tutti fortunatamente) che scambiano l'accettazione delle diversità con un presunto obbligo di poter imporre a tutti dei simboli religiosi nei locali pubblici come se nulla fosse. Nei miei anni di formazione ho sempre accettato per quieto vivere quei simboli, ben sapendo che sono una palese violazione della laicità dello Stato.

        Rispondi

  • Biffo

    29 Novembre @ 15.44

    Signor Pacciani, effettivamente, Colombo trattò molto male gli indigeni americani, che schiavizzava,torturava ed uccideva al minimo accenno di rivolta contro i soprusi degli spagnoli, come il loro abusare delle donne locali a loro piacimento. I Padri Pellegrini vennero salvati dagli indigeni dalla morte per inedia, ma dopo che si sentirono più numerosi e ben armati, iniziarono a sterminarli vigliaccamente.

    Rispondi

    • Paolo Emilio

      29 Novembre @ 17.32

      Stiamo parlando del 1492 (Colombo) e dei primi del 1600. Per quanto a noi oggi giustamente ripugni, la schiavitù era parte integrante della vita dell'epoca. Così come tutte le atrocità che venivano commesse ad ogni latitudine in ogni parte del mondo. Non possiamo giudicare i fatti di allora con il modo di sentire che abbiamo oggi. E' semplicemente antistorico. In quegli stessi anni i Maya praticavano il sacrificio umano, tanto per intenderci...

      Rispondi

      • Biffo

        29 Novembre @ 19.04

        Caspita, ma allora Gesù Cristo ha sbagliato tutto, era tropo avanti con i tempi. Per me, oltre a quelle del Decalogo,,ci sono leggi morali naturali, per cui i crimini sono sempre condannabili.

        Rispondi

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