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Parma non aspetta: riprendiamoci la città

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Una cosa è sicura: se non ce la riprendiamo noi questa città nessuno ce la renderà indietro, nessuno ce la restituirà, nessuno se ne farà carico o se ne prenderà cura. Non certo i pusher che stazionano in via San Leonardo, i «cavallini» che spacciano in viale Vittoria, o i nullafacenti che al Parco ducale trattano le statue del Boudard come il water dei bagni pubblici dove, peraltro, si rifiutano di andare. Non c'è bacchetta magica o schiocco di dita o miracolo metropolitano che può cancellare in un solo istante il disagio di sentirsi stranieri a casa propria, la paura di camminare in strade una volta sicure, lo scontro, quotidiano, con una realtà che si stenta a riconoscere e soprattutto ad accettare. Davanti alla difficoltà delle istituzioni ad affrontare i problemi che più toccano la gente, davanti alle sabbie mobili della burocrazia e alla politica (italianissima) dello scaricabarile, tocca a noi, nessuno escluso. Lo hanno capito da soli, ad esempio, quei residenti di viale dei Mille e viale Vittoria che contro l'«occupazione» del proprio quartiere da parte degli spacciatori (e dei loro, più che altro parmigianissimi, clienti) usano armi «non convenzionali»: scendendo, ad esempio, in strada per una biciclettata tutti insieme, organizzando passeggiate di gruppo coi cani, formando gruppi per promuovere iniziative in grado di ridare respiro (e voce) a chi si è rintanato nelle proprie case. Niente barricate né muri, né violenza: ma aiuto, collaborazione, condivisione. Un'esperienza positiva questa, come altre dello stesso genere: che rifiutano di farsi mettere sulla testa il cappello della politica, che sfuggono le etichette, che non hanno bandiere. Nate spontaneamente, dal «basso», senza padrini, figlie di un'esigenza comune. La città che si riprende la città: tra rezdore-sentinelle che dal balcone indicano ai carabinieri dove i pusher ciclisti nascondono la droga a famiglie, fino al giorno prima estranee tra loro, che mettono in gioco tempo e risorse per la collettività. Una formula che altrove ha funzionato: pensiamo alle «Social street» bolognesi (un'idea partita dai residenti di via Fondazza e poi replicata persino all'estero in almeno altre 450 occasioni) o alla svolta felice di Torino, capace di reinventarsi con orgoglio e ispirazione grazie all'impegno comune di tutti i soggetti - istituzionali e non - della città.
E' una battaglia a cui in tanti possono essere utili: ed è superficiale (oltre che sbagliato) pensare che bar, locali o negozi aperti fuori orario non servano alla causa. Se gestiti in modo corretto - da gente perbene, che sta alle regole (anche quelle del vivere civile) - possono rivelarsi basilari. Fanno aggregazione e tengono lontani i malviventi: sempre meglio una luce in più in un quartiere che una in meno. Servono incentivi in questo senso, agevolazioni, luoghi e spazi - anche non commerciali - che siano approdo e presidio.
Il risveglio, mai come oggi necessario, di una comunità non esclude però chiaramente i doveri di amministrazioni e forze dell'ordine: che devono essere sempre al fianco dei cittadini, dare ascolto alle loro richieste, intervenire, con prontezza e costanza, quando ce ne sia il motivo. Non commettiamo l'errore di lasciare solo chi per difendere la propria serenità viene minacciato da chi vive nell'illegalità. Ma è evidente che se davvero vogliamo girare pagina, se vogliamo riprenderci una città che ci piace sempre meno, ognuno nel suo piccolo, prima di pretendere che altri agiscano al suo posto, deve fare la sua parte.
fmolossi@gazzettadiparma.net

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  • Michele

    03 Dicembre @ 14.52

    mandra_sala@libero.it

    Compito del sindaco e dell'assessore alla sicurezza è restituire la città ai cittadini. Ma non sono capaci.... occorre l'esercito. Di oggi la notizia che Parma è al PRIMO POSTO in Italia per USURA !!!!! Altro record negativo regalato da questa giunta.

    Rispondi

  • Indiana

    03 Dicembre @ 14.23

    Indiana

    Caro signor Molossi,qui serve una rivoluzione popolare! Servono nuovi governanti che impediscano l'arrivo di altri immigrati e rimandi a casa tutti quelli che sono qui senza averne diritto e anche al primo reato. Servono leggi severe e certezza della pena: basta considerare certi reati come "minori". Serve amore per la propria Patria e per la propria cultura per poterle difendere.Se ha presente come crollò l'Impero Romano ormai ci siamo un'altra volta,se non ci svegliamo!

    Rispondi

  • corrado

    03 Dicembre @ 13.19

    In tutto ciò, l’inadeguatezza del Pizza. Ormai sindaco modello Raggi

    Rispondi

    • Alberto

      03 Dicembre @ 16.18

      Roma è passata dai disastri delle precenti amministrazioni di tutti i colori , nelle mani di una sindaca. Da questa si pretendono miracoli. Occorre del tempo per risolvere certi problemi dopo trent'anni di "magna magna"

      Rispondi

  • Biffo

    03 Dicembre @ 11.22

    Come sempre, Filiberto ha scritto un srticolo assolutamente condivisibile, in toto. Non solo cinefilo di vaglio, ma anche esperto di sociopolitica.

    Rispondi

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