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Si è spezzato il patto tra scuola e famiglia

Si è spezzato il patto tra scuola e famiglia
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Non esistono più gli insegnanti di una volta? Se la mettete su questo piano direi che neanche i genitori sono quelli di una volta. E' finito il tempo in cui il rapporto era chiaro: ognuno rispettava il proprio ruolo e quello degli altri e, comunque, nessuno riteneva educato interferire. Oggi le parti sono confuse, indebolite, come lo sono tanti studenti che, nelle crepe della delegittimazione istituzionale, si accomodano volentieri.

Faccio una premessa: desidero esprimere tutta la mia solidarietà agli insegnanti. Un mestiere difficile, il loro, soprattutto in questi tempi. Ci sono fatti di cronaca che indignano, ma anche racconti meno drammatici del vissuto quotidiano che la dicono lunga sulla brutta china intrapresa. Alcune settimane fa, un'insegnante di Cagliari ha rimproverato uno studente quattordicenne perché utilizzava il cellulare. Il ragazzino ha reagito colpendola con un pugno al viso. Citando sempre la cronaca recente, in una scuola di Modena una professoressa è stata derubata, un’altra violentemente strattonata dallo studente che pretendeva la restituzione del cellulare, mentre un altro insegnante, colpito con una testata, ha deciso, amaramente, di dimettersi.

Una volta, chi veniva ripreso dall'insegnante per via del profitto o per una marachella, «raddoppiava», si perché veniva punito anche a casa dai genitori. Vigeva il rispetto nei confronti della scuola e degli insegnanti e le scelte dei docenti non venivano messe in discussione. Oggi, tutti si sentono insegnanti, legittimati a contestare, spesso senza motivo, pur di proteggere i figli.

In 34 lunghi anni di insegnamento - racconta Maria (nome di fantasia), maestra elementare, non mi sono mai ritrovata nella situazione attuale: polemiche continue, strumentalizzazioni, parole che vengono amplificate e diventano bombe, a discapito della serenità della classe. Ci mancavano anche i gruppi WhatsApp di genitori, che sempre di più appaiono un’arma a doppio taglio: utili per passare comunicazioni più o meno istituzionali riguardanti la scuola, mine vaganti quando ogni minimo problema viene trasformato in una gigantesca diatriba. L'allarme di Maria è chiaro: non si lavora più con tranquillità, si teme sempre un nuovo attacco dal genitore di turno, senza possibilità di difesa. Ci si sente presi di mira. Mamme e papà si trasformano in avvocati e sindacalisti dei figli, il che rivela, indubbiamente, l’esistenza di un problema etico di educazione e di maturità. Questo braccio di ferro offre un’ottima scusa ai ragazzi per non riconoscere alcuna autorità, né quella degli insegnanti , né quella dei genitori. E tanto meno quella dell’istituzione. In fondo basterebbe solo un po' di buon senso e un pizzico di umiltà, oggi merce rarissima. Eppure, il coinvolgimento dei genitori nella gestione della scuola è importante se si vogliono ottenere risultati. Se le famiglie sono indifferenti o avverse non si favoriscono i processi educativi e culturali. La formazione dei ragazzi è il caposaldo della società civile, per questo occorre una riflessione costruttiva, senza pregiudizi. Oggi sembra essersi spezzato quel patto tra scuola e famiglia, quel «quadrato» in cui i ragazzi si sentivano forse un po’ stretti, ma col tempo, riconoscenti.

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  • Nicola Martini

    11 Gennaio @ 18.45

    L'argomento è complesso e difficile da trattare. Più che essersi spezzato un patto probabilmente si è rotto un equilibrio, quello basato sul buonsenso. Se è vero che ci si può trovare dinanzi ad insegnanti incompetenti (in realtà capitava anche 20 o 30 anni fa questo), la cosa che è venuta meno, a mio avviso, è la serietà degli adulti (sopratutto genitori) nel trattare la prole. I più fortunatamente sono ancora in grado di seguire ed educare adeguatamente i figli ma con classi sempre più "pollaio" basta che anche solo una quota del 20-25% degli alunni sia indisciplinata affinché la didattica diventi impossibile o quasi. I comportamenti inadeguati, poi, vanno ben oltre il tollerabile. In più occasioni ho avuto modo di sentire le riflessioni di docenti (sia giovani che vecchi) ed il quadro che ne esce è tutt'altro che confortante. Basta soffermarsi a vedere peraltro come si comportano certi ragazzini per strada per realizzare che i docenti che si lamentano non raccontano fole. Come già detto, probabilmente, è venuto meno l'equilibrio basato sul buonsenso. Se solo poco più di mezzo secolo fa i ragazzini avevano la prerogativa di tacere e nonostante ciò le prendevano sia a scuola che a casa quando diceva male, si è poi col tempo (fortunatamente) arrivati ad una soluzione in cui l'alunno era intangibile a scuola, ma quando il docente segnalava qualche problema le famiglie (quasi tutte) rispondevano celermente ed alle volte pure energicamente (se necessario). Chi ha più di 25/30 anni poi sa che la c.d. vis modica sotto il profilo disciplinare (se ce n'era bisogno) era ammessa senza troppe cerimonie, e ciò produceva un certo grado di deterrenza. La situazione attuale, invece, vede troppo spesso le famiglie difendere la prole a spada tratta, anche con ricorsi al Tar, se non addirittura con le vie di fatto. Il sistema poi non aiuta, divenendo sempre meno selettivo, fraintendendo il sacrosanto diritto allo studio con quello ad un titolo, svilendo così gli sforzi degli studenti meritevoli e di docenti validi che devono bersi dei fannulloni che in realtà normali sarebbero stati esclusi allo scadere dell'obbligo. Se ci si trova in certe scuole alle volte con dei diciottenni che si iscrivono in prima superiore (diurna) temo ci si debba porre delle domande. In un sistema sano, infatti, non solo le scuole stesse osteggerebbero tali pratiche ma le famiglie in primis cercherebbero percorsi alternativi per un figlio evidentemente non portato per gli studi. Mi sbaglierò.

    Rispondi

    • Filippo

      12 Gennaio @ 18.08

      filippo.cabassa.1970@gmail.com

      Ottima analisi!

      Rispondi

    • Michele E

      12 Gennaio @ 10.01

      No, non ti sbagli: disamina lucidissima! Purtroppo l'argomento è uscito dalla prima pagina...

      Rispondi

      • Nicola Martini

        12 Gennaio @ 17.03

        E' vero, purtroppo l'editoriale è uscito dalla home page. Temo, però, che il numero limitato di commenti e condivisioni denoti in realtà lo scarso interesse che suscita l'argomento nei più. Ciò è preoccupante anche se in parte spiegherebbe i motivi delle derive raggiunte dal sistema scuola e dalle famiglie negli ultimi 15/20 anni. Una società civile più attenta a certe esigenze non si sarebbe (in parte) arresa nell'allevare in modo adeguato i propri figli e non avrebbe permesso riforme del sistema scolastico al ribasso atte a non far pagar pegno a studenti che scaldano il banco, dando poi degli alibi a quei docenti inadatti all'insegnamento che si presentano in aula solo per prendere lo stipendio. A farne le spese in un sistema simile sono tutti quegli studenti meritevoli e quei docenti veramente validi (e sono tanti), che vengono letteralmente sfiancati da una professione già di per sè ad alto stress emotivo, la quale viene svolta in ambienti sempre più conflittuali. Buona serata.

        Rispondi

  • Michele E

    11 Gennaio @ 16.13

    Scusate ma sembra che le persone di una certa età, come me, abbiano solo rimpianti nei confronti della scuola che non c'è più, probabilmente rivalutando con la maturità quanto ricevuto di positivo, ma dimenticando di cosa ci lamentavamo all'epoca! Io ho frequentato, ormai oltre 30 anni fa, un nobile istituto secondario in cui ricordo bene di avere incontrato insegnanti bravi e preparati, personaggi mediocri e svogliati, e cani che non sapevano neanche parlare l'italiano (preside compreso!). La grossa differenza è che, all'epoca, l'imperativo di studenti e famiglie era studiare, quindi ci si doveva per forza arrangiare perchè l'onere ricadeva su di noi, e un insegnante che pretendeva pur spiegando male era all'ordine del giorno, come era normale che una percentuale notevole di studenti non mangiasse il panettone già al primo anno. Adesso - lo testimoniano le mie figlie - l'imperativo è l'uguaglianza, il politically correct, l'appiattimento di tutto e tutti: l'asino deve essere trattato come il genio (che non a caso poi emigra) e se un alunno è svogliato è colpa della scuola, anche se fuori vive col cellulare in mano. E con le leggi attuali (e una ministra che vaneggia di togliere il voto di condotta) nessuno lo dice, ma l'insegnante che ha ricevuto il cestino del rudo in testa da parte del bullo/cr... di turno, tanto da poterlo denunciare per lesioni (e solo grazie ad un altro (...) che ha filmato e pubblicato tutto), non avrebbe nemmeno potuto mandarlo fuori dalla porta per continuare la lezione. Informatevi bene e purtroppo è così: i confronti col secolo scorso hanno poco senso...

    Rispondi

  • Filippo

    11 Gennaio @ 09.49

    filippo.cabassa.1970@gmail.com

    Gli insegnanti sono esseri umani e dare sempre e comunque ragione ad una categoria mi sembra piuttosto ingenuo. Sono d'accordo sul fatto che davanti ai figli non va mai deligittimato il professore, ma nei colloqui avuti con gli insegnanti dei miei figli da vent'anni a questa parte ho trovato molta professionalità ma anche molto degrado e presunzione. L'insegnamento al giorno d'oggi non è più una vocazione come lo era ai miei tempi. Non si deve confondere un insegnante autoritario (che spesso maschera con il pugno di ferro e lo "sbraito" facile l'incapacità ad insegnare) con un insegnate autorevole (che sa fare amare la materia, e trascina la classe).

    Rispondi

    • Pasquale

      11 Gennaio @ 13.34

      Sono d'accordo con questo commento non politically-correct. E' vero che i genitori quasi sempre difendono i figli "a prescindere", ma e' altrettanto vero che molti insegnanti non sono preparati, sono presuntuosi e prendono di mira alcuni alunni, causando un circolo vizioso e danneggiando l'intera categoria. Fare di tutt'erba un fascio e' sbagliato e ci vorrebbe un dibattito sereno.

      Rispondi

  • Valerio

    11 Gennaio @ 09.25

    raq.cantiere.hera@gmail.com

    Il tutto si e' indubbiamente ingigantito in modo esponenziale, ma... se e' vero che il ruolo dell'insegnate e' drasticamente peggiorato colpa nei genitori troppo irresponsabili e demandatori verso chi non ha voce, E' vero senza ombra di dubbio che gli insegnanti di oggi sono notevolmente cambiati: spesso sono arroganti, presuntuosi, impazienti e incapaci. Incapaci di insegnare e di capire. Insegnanti delle elementati che dovrebbero insegnare inglese e davanti alla classe fanno mea culpa dicendo di non esserne capaci (ALLE ELEMENTARI!!!????). Insegnanti che preferiscono farsi fare massaggi dagli studenti invece che insegnare, oppure demandando il proprio ruolo ad altre scuole: "tanto riprenderete il programma, quindi vi spiegheranno meglio". Non me ne vogliate, ma gli insegnanti dovrebbero avere la loro parte di responsabilita' e non solamente quello di scaldare una cattedra.

    Rispondi

  • Simona

    11 Gennaio @ 07.48

    Sono una mamma molto severa di una studentessa del Melloni e sono stata sempre dalla parte dei proff. Però nelle scuole secondarie é un disastro…professori che non sanno insegnare, non si sanno rapportare con gli studenti ma soprattutto non riescono a trasmettere il bello della cultura e anzi agevolano l'abbandono scolastico. Ho avuto la fortuna di incontrare insegnanti competenti ed eccezionali nel periodo elementari/medie, ma le superiori sono un incubo, sempre più spesso mi tocca fare il lavoro che i proff non sono in grado di svolgere o perché troppo vecchi o perché troppo incapaci...prima di fare di tutta un'erba un fascio, gli insegnanti dovrebbero farsi un bell esame…di coscienza!!!

    Rispondi

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