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EDITORIALE

Si va avanti fra veti e capricci, altro che bene comune

Michele Brambilla

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Il Medioriente brucia, il nostro debito pubblico fa paura, l'Europa ci chiede interventi urgenti, gli italiani rischiano un aumento dell'Iva, eppure non si riesce – a un mese e mezzo dalle elezioni – a mettere in piedi un governo. Avevamo sperato, subito dopo la chiusura delle urne, che fra le forze politiche – nessuna delle quali può governare da sola – il senso del bene comune portasse a un'assunzione di responsabilità; e, di conseguenza, al raggiungimento di intese: come è successo in Spagna e in Germania. Avevamo aggiunto che per arrivare a un accordo ciascuno avrebbe dovuto saper «rinunciare» a qualcosa. Insomma, speravamo.
Invece, solo per fare un esempio, un ragazzo di 31 anni leader di un partito che ha preso il 32 per cento dei voti pone come premessa a ogni trattativa almeno due cose: 1) che il premier debba essere lui; 2) di non incontrare nemmeno il leader di un partito che ha preso il 14 per cento e che fa parte della coalizione che è uscita prima dalle urne. Coalizione di cui il ragazzo di 31 anni riconosce solo una parte: Lega sì, Forza Italia no. Insomma non si sa rinunciare neppure alle ambizioni e alle antipatie personali. Qualcuno aveva detto, all'indomani del voto, che era nata la Terza Repubblica. Invece siamo al proporzionale della Prima, ma senza i partiti (e gli uomini) di allora: i quali, per il bene comune, sapevano fare rinunce. E soprattutto volavano più alto.


michele.brambilla@gazzettadiparma.net

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  • salamandra

    15 Aprile @ 21.58

    Ma che antipatia? In un qualunque paese civile a Berlusconi sarebbe stato tolto il saluto, altro che discutervi insieme di governo...

    Rispondi

  • leoprimo

    15 Aprile @ 21.04

    Dottor Brambilla siamo seri: Berlusconi è un pregiudicato l'antipatia e i pregiudizi sono altra cosa.

    Rispondi

  • Oberto

    15 Aprile @ 19.23

    io i 5 stelle non li ho votati di certo perché vadano a fare un governo con un pregiudicato. qui non ai tratta di veto ma di minimo livello della decenza e della civiltà.

    Rispondi

    • giorgiop

      16 Aprile @ 08.11

      giorgiop

      io, invece, non ho votato cdx perchè vada a fare il governo con un semi analfabeta, incapace di amministrare un condominio di quattro appartamenti. I veti li ponga quando è sicuro che chi ha votato m5s voleva loro; a occhio e croce invece almeno un terzo dei voti sono finiti lì per dispetto. Quanto all'essere pregiudicati, beh...il loro giullare non mi pare sia molto pulito. E se in Italia possono fare una "lectio magistralis" elementi come Cuircio e Sofri, allora può essere lasciata la parola anche a Berlusconi che almeno non ha mai ammazzato o fatto ammazzare nessuno.

      Rispondi

  • Nicola Martini

    15 Aprile @ 17.22

    Credo si possa concordare sul fatto che lo spessore dei politici attuali sia nettamente inferiore rispetto quello dei leader di 40 anni fa, nonostante tutti i limiti e le pecche di questi ultimi. Le situazioni interne e sopratutto quelle internazionali richiederebbero la creazione di un Esecutivo nel giro di una decina di giorni ma con tutta probabilità, se ci se la farà, i tempi saranno ben più lunghi. Pare peraltro fisiologico che le tempistiche per la creazione di un Governo siano dilatate in un sistema preponderantemente proporzionale; basta guardare, appunto, a cosa è capitato in Germania per la formazione del nuovo Esecutivo. Il problema di fondo però, in circostanze simili, è anche ricollegabile alle condizioni di un Paese ovvero se lo stesso può permettersi o meno (in base alla propria salute) situazioni protratte di stallo. Senza dover rimestare nel recente passato, in quanto tutti i principali partiti politici odierni hanno tenuto comportamenti tutt'altro che responsabili, i comportamenti degli attuali leader sembrano volti più alla tutela dei propri interessi che a quelli del Paese. Il Pd, uscito abbastanza tritato dalle urne, pare tarantolato, tant'è che si dichiara all'opposizione non si sa bene di chi o che cosa. Detto partito è ancora ostaggio di Renzi. Pur di non analizzare l'ennesima sconfitta i dem hanno deciso di chiamarsi fuori, mentre un tentativo di abboccamento con i 5 Stelle, darebbe loro la forza anche di rifiutare una proposta di accordo una volta constatate le rigidità dei grillini su programmi e nomine o un'eventuale volontà di utilizzare il proprio alleato di Governo come capro espiatorio per le promesse mancate. Di Maio, come ben analizzato nell'editoriale, è arroccato sulle proprie posizioni mentre Salvini è in dubbio se infrangere un'alleanza (di comodo) con FI in prospettiva di fagocitare parte dei voti di quest'ultima in caso di elezioni anticipate. Berlusconi poi avrà pur racimolato il 14% dei consensi ma in un Paese normale sarebbe stato cacciato dal Quirinale a pedate. In fin dei conti è un pregiudicato incandidabile per via della Severino, che resta in gioco solo per la stortura devastante, tutta italica, di permettere la gestione padronale dei partiti (grave problema in capo praticamente a tutte le formazioni). Dallo stallo in cui siamo ci si potrà levare quando il Presidente della Repubblica inizierà a dare degli incarichi esplorativi, anche al fine di "bruciare" quei soggetti che si sono messi per traverso finora.

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