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Perché lo Stato ha deciso che Alfie doveva morire

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Alfie Evans è morto. Si chiude così una vicenda che solo la superficialità di tanti media ha potuto imprigionare nella solita contesa fra pro life e fautori dell'eutanasia. Quel che è successo è molto più profondo e molto più grave.
Quel che è successo infatti non è una questione di accanimento terapeutico (condannato, per chi non lo sapesse, anche dal Catechismo della Chiesa Cattolica); al contrario, c'è stato un accanimento di morte su questo piccolo di 23 mesi. Era malato di un qualcosa che neppure i medici di Liverpool, che l'hanno avuto in ospedale, hanno saputo capire e denominare. Eppure, pur nella totale incertezza della diagnosi, i medici si sono detti certi che Alfie doveva morire; e i giudici inglesi, di varie Corti, si sono detti altrettanto certi. Quando poi hanno staccato la spina, Alfie non è morto: la fine è avvenuta cinque giorni dopo, e qualsiasi essere umano, senza alimentazione, sarebbe morto.
Perché è stato deciso che Alfie «doveva» morire? Per risparmiare sui costi? Ma si era offerto l'ospedale del Bambin Gesù di Roma! Li avrebbero sostenuti loro, i costi: che gliene poteva fregare agli inglesi? Eppure, con mostruosa ostinazione, i giudici inglesi non hanno voluto ascoltare i genitori, lasciar loro una possibilità; hanno perfino schierato ottanta poliziotti (a proposito di costi...) per impedire che mamma e papà potessero portare il piccolo a curarsi da un'altra parte.
E allora sorge legittimo il dubbio che su Alfie si sia voluto affermare un principio: quello secondo il quale un bambino non appartiene ai genitori ma allo Stato. Era forse questo uno di quei casi in cui era chiaramente opportuno togliere la patria potestà? Ovviamente no. E', invece, che lo Stato si fa sempre più invasivo, sempre più pronto a mettere fuori gioco i genitori quando le loro convinzioni non sono allineate allo spirito del tempo, all'eticamente corretto. E così si va verso un futuro simile a quello della Fattoria degli animali di Orwell, dove i figli appartengono appunto allo Stato.
Resta, contro questo mostro, la meravigliosa testimonianza di due giovanissimi genitori, Tom e Kate. Lei è rimasta accanto al piccolo minuto per minuto. Lui si è battuto come un leone contro tutti: medici, giudici, politici, giornali. Hanno fatto i genitori. Hanno fatto i genitori in un mondo che, da decenni, ha via via sempre più distrutto il ruolo naturale di madre e padre. Del padre, soprattutto: una figura che da almeno mezzo secolo è sempre più delegittimata, deresponsabilizzata, privata di ogni autorità (e molti maschi, di questa situazione, se ne sono pure approfittati, scaricando tutto sulle donne). Ecco, questo Tom, questo di ragazzo di 21 anni, è la figura che si staglia, in queste macerie, come quella di un gigante. E' un padre. E' un uomo.
Resta anche il dispiacere, dicevamo, che troppe intelligenze che dovrebbero essere libere non hanno capito la posta in gioco, lasciando a combattere da soli, come sempre in questi casi, i cattolici. E chissà. Forse non è un caso che Alfie sia morto il 28 aprile, giorno di santa Gianna Beretta Molla, la dottoressa che donò la sua vita per permettere a suo figlio di nascere; e che sia morto anche nel giorno in cui la Chiesa saluta il mattino con il Salmo 8,3: «Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli».

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  • sabcarrera

    29 Aprile @ 20.36

    Qualcuno ha chiesto ai dottori la ragione della loro decisione?

    Rispondi

  • Greg

    29 Aprile @ 18.11

    Caro Direttore il suo è uno sfogo comprensibile, ma mi sembra troppo intriso di certezze che neppure un Papa ha espresso in una vicenda così complessa. Qualcuno può quantificare la mole di sofferenza di quel bimbo? e per quanto tempo l'avrebbe subita? Stiamo parlando di una Nazione con uno dei servizi sanitari più efficienti del mondo. Ma davvero si può credere che tutto questo sia avvenuto per affermare la superiorità dello Stato sulla genitorialità? Orwell? Io credo invece che lo Stato e uno Stato serio, non come il nostro, abbia l'obbligo di dar credito ai professionisti che lottano ogni giorno per salvare vite nelle strutture che dipendono da lui. Altrimenti hanno ragione i no vax, i negatori della ricerca, i santoni del web con la loro memoria dell'acqua. Lei è uomo troppo intelligente per lasciarsi andare a certe considerazioni. Mi permetta di considerarle dettate dal cuore a scapito della ragione. Capitava anche a Pascal.

    Rispondi

  • olderthanpilotta

    29 Aprile @ 17.13

    Per quanto la vicenda sia straziante, ritengo corrette le decisioni dei medici di Liverpool e dei giudici inglesi. A quanto ho letto (perché, se non si è coinvolti in prima persona, ci si deve sempre fidare di quanto viene riportato dai media), non è esatto affermare che il povero Alfie "Era malato di un qualcosa che neppure i medici di Liverpool, che l'hanno avuto in ospedale, hanno saputo capire e denominare": secondo il sito www.quotidiano.net ("Il Resto del Carlino", "La Nazione", "Il Giorno"), la diagnosi era stata di malattia neurodegenerativa sconosciuta. Quindi: è vero che la malattia fosse sconosciuta, ma di che natura fosse era chiaro: neurodegenerativa. Leggo sul sito dell'Enciclopedia Treccani la definizione di malattie neurodegenerative: "Insieme composito di patologie del sistema nervoso centrale caratterizzate da un processo cronico e selettivo di morte cellulare a carico dei neuroni. L’eziologia esatta alla base di questo processo patogenetico non è definita, tuttavia fattori di rischio di origine sia genetica sia ambientale sembrano giocare un ruolo fondamentale. Il deterioramento neuronale è causa di un irreversibile quanto inevitabile danno delle funzioni cerebrali che si manifesta, a seconda del tipo di malattia, con deficit cognitivi, demenza, alterazioni motorie e disturbi comportamentali e psicologici, più o meno gravi". Ora, in tutta onestà, di fronte ad un quadro come questo, senza speranza alcuna, a me pare che continuare a tenere in vita il piccolo Alfie sarebbe stato soltanto un egoistico accanimento terapeutico.

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