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Il vertice Trump-Conte non sbroglia il caos libico

Giuseppe Conte e Donald Trump

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Al di là dei toni entusiastici dei media filogovernativi, i risultati del vertice Usa-Italia appartengono alla categoria «aria fritta». Servono solo ad alimentare la propaganda sovranista, americana e italiana. Basta aspettare per capire se «Fu vera gloria.»
Sanzioni alla Russia e all’Iran sono in mano a Trump. Soldi alla Nato, F35 e Tap, nonostante le pretese americane, rimangono nella sovrana discrezionalità italiana.
Il «beef», l’unica sostanza rintracciabile nei comunicati e nella conferenza stampa riguarda la Libia: su di essa e sul problema che costituisce nel Mediterraneo e nel mondo occidentale, l’America riconosce il ruolo italiano, una sostanziale e formale primazia. Sulla base di questa asserzione toccherà all’Italia la definizione dello status della nuova nazione, pilastro della lotta al terrorismo islamico, e, quindi, una sorta di controllo concordato (con la parte libica) della sua immensa ricchezza petrolifera. Secondo Trump, su questa linea dovrebbero schierarsi Al-Sisi, presidente egiziano e patron del generale ribelle Haftar (sostenuto, peraltro, da Francia, Regno Unito e, cautamente, dalla Russia), nonché Putin se il progettato «appeasement» siriano si realizzerà.
Perciò la conferenza internazionale dedicata alla Libia e convocata per ottobre a Roma, dovrebbe stabilire il riconoscimento del ruolo italiano nello scacchiere con la conseguente responsabilità di guidare il processo di pacificazione interna  non sbroglia il caos libico, la lotta al terrorismo, gli assetti delle concessioni petrolifere, il controllo del territorio a fini anti-immigrazione, l’efficientamento totale della Guardia costiera di quel paese per completare la costruzione della sua nuova identità. Filo-occidentale, amica della Russia e nemica dell’Isis e aggregati.
Rimane da capire quale sarà la reazione della Francia e del suo presidente che della questione libica s’è platealmente appropriato durante l’epilogo del governo Gentiloni (conferenza di Parigi) e i primi mesi del governo Conte. Haftar, gravemente ammalato, è stato portato e curato a Parigi. La Total ha definito proprio nei giorni scorsi un nuovo contratto petrolifero nell’area sotto controllo dell’ufficiale. Macron vuole elezioni generali a dicembre.
Per estromettere i francesi, quindi, c’è una lunga difficile strada da percorrere. Anche perché Putin è pienamente consapevole dell’importanza strategica di Macron.
Insomma, il conferimento di ruolo all’Italia è subordinato a tante variabili: come sempre, la politica internazionale è una bruttissima bestia per i neofiti si chiamino Trump o Conte.
I fattori che determineranno compiti, responsabilità e pesi sono tanti e tanto contraddittori da imporre cautela e da pretendere impegno militare (il che non è nelle disponibilità del governo Conte).
Rimane la constatazione che, almeno verbalmente, su questo «punto» abbiamo segnato un «punto». Sul piatto non c’era né poteva esserci altro.

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