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EDITORIALE

Mall e grandi opere, ecco a cosa servono

Michele Brambilla

Michele Brambilla

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Quando troviamo l’Autosole bloccata ad esempio per un incidente, e usciamo per imboccare la Statale, dovremmo almeno qualche volta pensare che quella Statale - la via Emilia - fu costruita dai Romani un paio di millenni fa: così come decine di meravigliosi acquedotti sparsi per l’Europa, così come la Cloaca Massima, tuttora funzionante come fognatura della capitale. Erano le grandi opere dell’Impero, e chissà se anche allora c’era qualcuno, nell’Urbe, a contestarne l’edificazione, a sostenerne l’inutilità. Del resto, tornando all’Autosole, quando fu costruita ci fu chi la profetizzò deserta, visto il numero esiguo di automobili allora in circolazione. Ma le grandi opere sono quello che più ci resta delle passate civiltà, lontane o vicine che siano nel tempo.
Oggi chi le contesta è anche al governo, e in nome di un’ideologia che non so che cosa ci possa riservare in futuro (la «decrescita felice...») si ripetono slogan e si formano comitati all’insegna del “no” sempre e comunque. No Tav, no Tap, no alla Pedemontana, no al Terzo Valico... Le grandi opere sono demonizzate, considerate solo fonti di guadagni privati e non anche un qualcosa di utile per tutti.
Anche a Parma sentiamo ripetere, con cadenza regolare, molti “no” giustificati più con pregiudizi che con analisi serie. È stata la volta della TiBre, oggi tocca al mall, il grande centro commerciale che sorgerà nell’area della ex Salvarani, vicino all’aeroporto. Che cosa si contesta, al mall? Intanto, le solite obiezioni di carattere ambientale; poi, di danneggiare l’aeroporto; infine, di uccidere i negozi del centro. Ma quanto sono fondate, queste obiezioni?
Cominciamo dalla prima, quella cara agli ambientalisti. Il mall danneggerà l’ambiente? I fatti dicono che sorgerà su un’area di circa 70.000 mq coperti, un tempo occupata appunto da un’altra fabbrica oggi abbandonata (salvo essere a volte “occupata” da “manifestazioni”, chiamiamole così, sulle quali è meglio lasciar perdere). Oggi, per edificare il mall, quei 70.000 mq di area in disuso sono stati bonificati dal micidiale eternit (causa del mesotelioma pleurico, terribile tumore ai polmoni), mentre il sottosuolo - per circa 27.000 mq - è stato bonificato da ceneri pericolose per le falde acquifere. Bonifiche che sono costate milioni e milioni di euro. Sempre sull’ambiente: quel che si va a costruire non sarà la solita “colata di cemento“ degli slogan, ma un centro classificato “gold leed”, cioè totalmente costruito con componenti ecologici, e con oltre mille alberi piantati attorno. Quanto ai timori di incompatibilità con l’aeroporto, c’è già il parere positivo di Enac; e andrebbe ricordato, al contrario, che i lavori del mall comportano la demolizione di una vecchia ciminiera di 45 metri di altezza: quella sì, potenzialmente fastidiosa.
E veniamo all’impatto sul commercio. Quindi sul lavoro. Quindi sull’occupazione. A mall ultimato saranno assunte duemila persone, prevalentemente giovani del territorio. Duemila.

Nemmeno l’Efsa ha avuto un impatto simile su Parma e provincia. Ma più in generale: quante aziende portano duemila posti di lavoro?
Certo ci sono timori per i negozi del centro storico. E sono reali, comprensibili. La crisi del commercio tradizionale c’è. Ma siamo sicuri che sia figlia di centri commerciali che sorgono fuori dal centro? O non sono forse i colossi digitali del commercio on line i veri grandi nemici dei negozianti e perfino degli stessi supermercati? La risposta è implicita e sotto gli occhi di tutti.
Il centro storico è già ora in sofferenza, e su di esso deve concentrarsi l’attenzione di tutti, pubblico e privato. Non è solo una crisi del commercio: è una crisi di vita, di voglia di stare in giro, di rapporti sociali. Il centro deve vivere di più, deve aprirsi di più: bisogna aiutare i negozi, i bar e i ristoranti a occupare spazi (fisici e temporali) nuovi, a essere attrattivi. Si potrà prendere l’aperitivo o cenare anche al mall? Certo. Ma quale turista rinuncerebbe a un aperitivo o una cena in piazza Duomo e dintorni, se ne avesse la possibilità?
E dunque. Che cosa ci dicono i fatti, i numeri? Che il mall è utile e porterà ricchezza al territorio, e pure che bisogna far rivivere il centro: due cose che non sono affatto in contrasto fra loro. Anzi l’una finisce sempre per aiutare l’altra: basta togliere gli occhiali deformanti di ideologie che sono vecchie, vecchie anche se oggi vengono spacciate per il nuovo che avanza.

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  • Immanuel

    14 Agosto @ 15.12

    Anche su questo editoriale ci sarebbe da ridire. O almeno, da discutere. Dire no a prescindere non si deve, ma nemmeno dire sempre si (come sembra fare l'articolo). E non facciamo paragoni con l'impero romano che ne ho sentito uno in televisione l'altra sera da parte di Manfredi il quale scrive dei libri niente male (per i miei gusti) ma che farebbe meglio a stare lontano dalle tribune politiche. Le opere vanno valutate. Investimenti sbagliati possono portare a gravi conseguenze, per non parlare dell'impatto sul territorio (a proposito, e il ponte sullo stretto si deve fare o no?). Il Mall invece non andrebbe proprio fatto. Per tutti i discorsi che si fanno del tipo che il capitalismo ci comanda l'uguaglianza sociale, le multinazionali etc etc, la costruzione di un altro centro commerciale a Parma è veramente il male !! Parma, secondo una statistica che ho letto qualche tempo fa, ha la percentuale più alta di supermercati in rapporto agli abitanti dell'Emilia Romagna. Costruirne un altro più grande di tutti secondo qualcuno farebbe bene al nostro business??

    Rispondi

  • Giovanni

    14 Agosto @ 10.49

    Questo Mall ha una funzione totalmente diffrrente rispetto agli altri sarà il polo commerciale d'integrazione di quella piattaforma logistica che Parma si accinge, seppur con lentezza, a realuzzare: aeroporto, fiera e fermata Tav di fronte. Ci vorrà tempo, ma questa è la strada tracciata e ci si arriverà, e Parma tornerà ad avere quel ruolo baricentrico d'interscamio milano-bologna-la spezia-verona-brennero (unitamente al completamento indispensabile della Tibre autostradale e ferroviaria) In altre parole il mall sarà l'area commerciale della nuova futura aerostazione, integrata con tav e fiera. Per quanto concerne la sofferenza dei negozi in centro, non è fermando lo sviluppo della puattaforma logistica integrata che si risolvono. Parma è una delle città più belle d'Italia, bisogna sviluppare molto di più il turismo/eventi/manifestazioni di quanto non sia stato fatto ad ora. Quezto è il punto focale su cui lavorare tanto alacremente quanto si lavora sulla piattaforma integrata.

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  • davide

    13 Agosto @ 22.14

    Totalmente d accordo Nicola Martini ... parlano i dati. Aggiungo che lo scetticismo generale avverso alcune opere è spesso causato dal fenomeno del magna magna (vedasi indice comparabile del costo medio delle opere pubbliche in Europa) e della - talvolta voluta - incapacità di prevedere futuro, a spese del contribuente.

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  • Mala Tempora

    13 Agosto @ 13.33

    Concordo su buona parte di ciò che scrive, ma credo che, se anche fosse ad impatto zero, di un nuovo centro commerciale megagalattico si poteva garne a meno. Almeno, dopo che sono stati edificati Centro Torri, Euro Torri (perché poi due uno di fronte all'altro non lo capirò mai...), Eurosia e - soprattutto- Parma Retail. Troppi! A questo punto, avrei preferito bonificare l'area e farla diventare una bella arra verde. Cosa che peraltro si potrebbe fare demolendo e bonificando buona parte delle opere incompiute (Ponte Nord, Spip, capannoni nella zona dell'Ikea ecc.) o abbandonate, magari ridestinandole a terreno agricolo! Detto ciò, i No Tutto andassero a lavorare invece di fare i contestatori professionali, abituali o per tendenza...

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  • Luca

    12 Agosto @ 19.08

    i mall in america stanno chiudendo, ci penserei 2 volte a costruirne altri (gia' a parma abbiamo esempi drammatici) se parliamo di consumi dovremmo pensare a occupazione e stipendi

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    • StekkoPardo

      13 Agosto @ 09.11

      Non è proprio vero quando si citano gli USA ad esempio. In USA (alcuni) stanno chiudendo per la logica di concorrenza, in quanto sono esageratamente esagerati in numero e dimensione. Personalmente ne vedo aprire sempre di nuovi (e, anche vero, chiuderne altri).

      Rispondi

      • Luca

        13 Agosto @ 15.54

        e quando hai costruito 5 mall quando ne bastavano 2 per logiche puramente commerciali cosa ne fai degli altri tre ? bellissimi non luoghi regno della microcriminalita' , x non parlare del territorio sprecato, chi li riconverte ?i privati o il pubblico ?

        Rispondi

        • 15 Agosto @ 00.40

          (dalla redazione) In questo caso l'area è stata bonificata rispetto a prima visto che ospitava una fabbrica dismessa.

          Rispondi

    • 12 Agosto @ 19.14

      (dalla redazione) Continua a sfuggirvi una cosa essenziale. Sono investitori privati che investono i loro soldi. Avranno fatto i loro conti, non pensa?

      Rispondi

      • sabcarrera

        13 Agosto @ 12.27

        I privati hanno investito a Parma Retail ma non mi sembra un gran successo. Gli investimenti dei privati, fatti con prestiti dalle banche, nel immobile ha portato al fallimento delle banche.

        Rispondi

      • Luca

        12 Agosto @ 20.43

        tipo i capannoni intorno all' ikea

        Rispondi

        • StekkoPardo

          13 Agosto @ 09.06

          Quelli sono chiusi per altri motivi...... magari li chieda a chi governava prima a Parma ( magari li ha votati e sempre difesi proprio lei)

          Rispondi

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