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EDITORIALE

Una città con qualche problema con la droga

Editoriale - La grande bellezza antidoto alla paura

Michele Brambilla

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Intervistato dal Corriere della Sera, l’inviato di Striscia la notizia Vittorio Brumotti ha detto che il suo amico Federico Pesci, il commerciante arrestato a Parma per stupro, «ha qualche problema con la droga». Ecco, credo che in questi primi giorni di choc per quanto avvenuto nella nostra città si sia sottovalutata l’importanza, il ruolo che in vicende come questa ha la droga. Si è parlato, giustamente, della violenza contro le donne, di una sprezzante cultura del possesso dell’altro, di un certo modo di vivere sopra le righe: ma non abbastanza - mi pare - di quanto peso abbia la droga nell’impazzimento, nello scatenamento di un furia cieca e in quel degrado di se stessi che porta all’annientamento degli altri.
Il fatto è, purtroppo, che di fronte al dilagare della droga sembra subentrata una sorta di rassegnazione. È come se tutti dicessero: ormai, che cosa ci possiamo fare... La pioggia di droga sulla nostra città è considerata qualcosa di ineluttabile, come i cambiamenti climatici. Lo si vede ogni qual volta si affronta la questione dello spaccio. Intendo dire della vergognosa, indecente invasione degli spacciatori nelle vie di Parma. Ci sono strade - penso a via Trento, o viale dei Mille, ma se ne potrebbero citare molte altre - che di sera sono occupate manu militari da legioni di spacciatori, praticamente uno ogni cinque metri. E che cosa si dice, anzi si ripete, ormai da anni?

Che non si può fare niente. La questione non è di competenza del Comune, che peraltro ha poche risorse, pochi vigili, e ancor meno strumenti legali per intervenire. Polizia e carabinieri dicono che hanno pochissimi uomini e mezzi, un paio di auto per turno. I magistrati dicono che, quei pochi spacciatori che vengono arrestati, li devono rilasciare subito, perché questa è la legge. Le prefetture dicono che non è possibile espellere questi delinquenti. I quali infatti, anche quando hanno precedenti, sono liberi di “lavorare” ancora, magari consegnando a domicilio, come pare sia successo nel caso di Pesci. Insomma c’è una gigantesca industria della droga che agisce indisturbata, con uno Stato che non sa fare altro che allargare le braccia.
Ma che cos’altro deve succedere perché ci si svegli? A Parma è successo quello che sappiamo; a Jesolo hanno violentato una ragazza in spiaggia; sul lago di Como altre due. Senza contare i tanti incidenti stradali causati da automobilisti “fatti” fino alle orecchie, senza contare i costi sociali e sanitari per la cura delle tossicodipendenze. Che cos’altro deve succedere perché la politica si svegli, e dia alle forze dell’ordine la possibilità di mettere in galera gli spacciatori, e ai giudici quella di buttare via la chiave? Che cos’altro deve succedere perché delinquenti irregolari e recidivi possano essere buttati fuori dall’Italia?
Ma tutto questo discorso sarebbe monco, gravemente monco, se dopo aver denunciato il cancro dello spaccio non si facesse altrettanto con il cancro del consumo. Gli spacciatori prosperano perché ci sono i consumatori. Più o meno danarosi, più o meno nascosti: ma tutti con un denominatore comune, che è il cervello in pappa. Perché è questo che non si ha il coraggio di dire, anzi di urlare: la droga distrugge il cervello, ti porta perfino, a volte, a stuprare e massacrare una ragazza. Distrugge la tua vita e quella delle persone che ti stanno vicino. E te la distrugge sia che tu la compri da un pusher della malavita, sia che tu la possa - un giorno sciaguratamente auspicato da molti - comprare legalmente, in qualche negozio o farmacia. C’è stata e c’è tuttora una cultura negazionista che ha minimizzato le conseguenze del consumo di stupefacenti, in nome di una “libertà” che è invece una delle più terribili schiavitù.
Sul caso Pesci aspettiamo di vedere che cosa accerterà la magistratura. Ma che ci sia stato «qualche problema con la droga», pare certo. E comunque è certo, certissimo, che non sia più tollerabile uno Stato che si autoassolve dicendo che «non ci sono gli strumenti» per debellare lo spaccio e per dare il la a una massiccia campagna di educazione contro il consumo. Parma e provincia hanno cinque parlamentari (su cinque) che militano in un partito che sta al governo e che ha in mano il ministero dell’Interno. Spieghino a Roma che Parma ha qualche problema con la droga.

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  • Filippo

    04 Settembre @ 09.57

    filippo.cabassa.1970@gmail.com

    Bravo Brambilla!

    Rispondi

  • guido39

    04 Settembre @ 06.24

    Gli aspetti penali del caso sono di Pesci e soci. Noi dobbiamo invece riconoscere la crescente portata del fenomeno droga, anche se non sono affatto ottimista su quello che si potrà fare in concreto con una legislazione orientata a suo tempo a ...tutelare esigenze di alcuni politici ancora in attività. Ma noi abbiamo sempre la memoria corta Guido

    Rispondi

  • Michele

    03 Settembre @ 20.41

    pizzarotto2018@libero.it

    # Valerio, sarebbe procurato allarme, mistificazione della percezione, zizzanìa

    Rispondi

  • Nicola Martini

    03 Settembre @ 18.36

    Il fatto che gli stupefacenti siano un problema e che possano giocare un ruolo tutt'altro che residuale nella commissione di reati dovrebbe essere più che assodato. Che ci sia rassegnazione dinanzi all'ineluttabilità della presenza degli stupefacenti in città pare più che altro un alibi, vien da dire. Il problema di fondo è che le Istituzioni, mi ostino a scrivere il termine in maiuscolo, pare abbiano reso le armi sia sotto il profilo della prevenzione che della repressione. Non a caso narcotici che si era riusciti a tenere sotto controllo come gli oppiacei hanno fatto nuovamente presa sulle generazioni dei giovanissimi che li usano come c.d. regolatori. Non ho visto peraltro i media e buona parte dei cittadini strapparsi le vesti quando recentemente sono stati posti in essere provvedimenti volti alla depenalizzazione di certi reati e che hanno pure inciso sulla possibilità di sottoporre a custodia cautelare e ad arresto gli spacciatori (per quanto riguarda la lieve entità). Il fatto che la coperta sia corta è evidente e lo dimostra il numero di pattuglie in giro in una città come Parma. Ciò non toglie che il territorio vada presidiato e che si debba agire razionalizzando le risorse. Di certo non aiuta continuare a perpetuare la “leggenda” che la Polizia Municipale non possa fare nulla, in quanto è dotata anch'essa di funzioni d'Ordine pubblico e di Polizia Giudiziaria. Tant'è che nelle altre città viene coinvolta già da tempo (purchè formata adeguatamente) nello svolgimento delle indagini e nel contrasto allo spaccio. Continuare quindi a definire pervicacemente Vigili le Forze della Municipale ad oltre 30 anni dall'emanazione della riforma di detto corpo (L.86/1986) non aiuta a far comprendere alla cittadinanza, che le funzioni dello stesso van ben oltre quelle di staccare multe per divieto di sosta. Pare inoltre improprio fare un parallelismo tra il caso che ha scosso Parma e le proposte di legalizzazione (non liberalizzazione) che riguardano la marijuana, stupefacente con le sue criticità, ma diverso da quello in ipotesi. Mettere tutto in un calderone lascia il tempo che trova. Personalmente, credo che si debbano ripensare le strategie di contrasto all'abuso nel loro complesso. La prevenzione e l'informazione assieme al presidio del territorio dovrebbero farla da padrona, assieme a Norme serie repressive dello spaccio. Aprire poi un dibattito senza ipocrisie sulla legalizzazione di alcuni stupefacenti a parere di chi scrive non dovrebbe essere un tabù.

    Rispondi

  • Valerio

    03 Settembre @ 08.38

    raq.cantiere.hera@gmail.com

    Ma... suvvia Direttore, abbiamo anche un futuro candidato premier alle elezioni generali che continua a ripetere che questi problemi sono solo percettivi e non reali. Non vorremmo mica finire querelati per creato allarme vero???

    Rispondi

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